Uno ha vinto, uno ha trionfato, l’altro gongola: Marco Mengoni, Amadeus, Sanremo
La settimana santa della musica italiana ha incoronato re del 73esimo Festival della Canzone Marco Mengoni, con “Due vite”. Più […]
La settimana santa della musica italiana ha incoronato re del 73esimo Festival della Canzone Marco Mengoni, con “Due vite”. Più […]
Momento storico per l’ente pubblico Rai, da domenica 11 settembre addio a tutte le trasmissioni in onde medie AM Sono
Per fare grande un radio non servono grandi componenti che generino un enorme puzzle visivo. Eppure sembra che una radio grande – di fatto – sia stata costruita e utilizzata senza passare inosservata. È la radio più grande del mondo e per vederla bisogna tornare indietro di molti anni. “Per dipingere una parete grande, ci vuole un grande pennello!”. Tanti ricorderanno la celebre pubblicità dei Pennelli Cinghiale, diventata un cult della televisione anni Ottanta. Nell’occasione un imbianchino – interpretato dall’attore Enzo De Toma – pedala su una bicicletta a tre ruote nel traffico di Milano con un pennello grande legato alla schiena prima di essere bloccato da un vigile – doppiato da Carlo Bonomi – il quale gli fa notare che l’oggetto è effettivamente troppo grande.
Ha fatto il boom di ascolti: 6 milioni e mezzo di spettatori – pari al 25,1% di share – incollati a Tv e smartphone. Niente di sorprendente, ma quando si parla di lui non si sa mai come va a finire. D’altronde se Fiorello è tornato a divertire il pubblico con il suo show un motivo ci sarà. Un motivo che, tra l’altro, trova la benedizione della multipiattaforma.
Undici Olimpiadi, venti giri d’Italia, otto mondiali di calcio, cinque Roland Garros. Tutto questo e molto altro in quasi quarant’anni trascorsi in Rai o in giro per il mondo a raccontare alla radio tutto lo sport minuto per minuto. Sono – per meglio dire: sono stati – i numeri che hanno caratterizzato la carriera di Emanuele Dotto, il radiocronista che ha salutato tutti per andare in pensione il 21 giugno, un giorno particolare e coincidente con l’avvio dell’estate.
Disattenzione, ignoranza, censura: possiamo chiamarla in diversi modi questa moda fin troppo democratica di intendere la radio come luogo in cui poter dire qualunque cosa.
Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei, recita un vecchio modo di dire. Uno sguardo al passato e
Analizzando i dati d’ascolto radiofonici delle emittenti nazionali relativi al secondo semestre 2016, un accentramento della maggior parte dei network