Radio e Storia: il futuro nel passato

Dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei, recita un vecchio modo di dire. Uno sguardo al passato e uno rivolto al futuro, questa è la chiave. Ciò che vale nella vita di tutti i giorni non può non trovare una sua applicazione anche in radio. Editori, direttori artistici e station manager sono sempre costantemente alla ricerca della novità, dell’innovazione da portare nelle loro emittenti. E’ ciò è fondamentale per mandare avanti un progetto radiofonico che sia degno di questo nome. Ma è ugualmente possibile farlo senza ricordare quelli che sono stati i primi passi, i vagiti della radio? Forse sì, forse no. Ma a noi piace pensare che è proprio nei primi storici format radiofonici che è nascosta la novità. Qualcuno direbbe che è la storia ciclica della radio che si ripete. E magari è così. Sta di fatto che la vita di tutti noi sarebbe stata oggi profondamente diversa se quel 6 Ottobre 1924 Maria Luisa Boncompagni non avesse parlato a quel microfono.

Oltre mille furono i candidati, ma fu scelta lei come prima annunciatrice della radio italiana. L’usignolo della radio, come era soprannominata, doveva preparare il disco per ogni trasmissione, annunciarlo, farlo partire e poi via con il successivo. Nulla di nuovo, nulla di complicato potrebbero pensare i più. Senza considerare che la Boncompagni si cimentò più di novant’anni fa con quella che oggi potrebbe essere routine in un radio. Ma il sopracitato primo annuncio della storia della radio italiana, datato 6 Ottobre 1924, nonostante sia stato a lungo legato alla voce della Boncompagni, quando fu ritrovato nel 1997 negli archivi della neonata Rai Teche dalla direttrice Barbara Scaramucci, apparve evidente che l’originale voce apparteneva invece a Ines Viviani Donarelli (moglie dell’allora direttore artistico della URI).

Quest’ultima, dopo aver introdotto sé stessa, si apprestava a presentare il quartetto in studio. Nonostante l’equivoco, è noto che la Boncompagni ricevette i complimenti dallo stesso Guglielmo Marconi. Malgrado tutto, la storia della radio curata dalla Rai conferisce sia alla Boncompagni sia ad Ines Viviani Donarelli l’onore di essere le prime voci della radio italiana. Fatto sta che il primo programma radiofonico ad entrare nelle case degli italiani era ancora debole, scarno. Prevedeva soltanto la riproduzione di musica operistica, da camera e da concerto, intervallate da un bollettino meteorologico e notizie di borsa. Qualcuno di voi potrebbe considerare fine a sé stessa questa rievocazione ma, come detto, la vita e la radio sono intrecciate da corsi e ricorsi storici. Gli uomini e le donne degli anni ’20 in Italia non avevano particolari necessità (o, se vogliamo, dipendenze) rispetto all’italiano medio odierno. La radio si limitava a dare all’uomo ciò di cui aveva bisogno, senza essere pretenziosa. Ovviamente oggi il parallelismo va considerato con le dovute differenze. Una società dei consumi fa da cornice ad uno scenario del tutto diverso dove le dipendenze ed i piccoli lussi nascono e si alternano a ritmi incalzanti.

Il ruolo della radio ieri e oggi

Tralasciando l’analisi sociologica, emerge anche un nuovo compito della radio. Anzi, per essere corretti, il compito della radio è il medesimo di quel 6 Ottobre 1924 ma adeguandosi ad i logoranti ritmi ai quali l’uomo è costretto. Dovrà essere cangiante e mutevole l’offerta musicale; al suo esordio al microfono, la signora Ines Viviani Dorelli annunciò Haydn dal quartetto opera 7 primo e secondo tempo. Non è necessario il parere di un musicologo per capire che oggi sarebbe un suicidio professionale una scelta simile, se non fatta da una radio specializzata in quello specifico genere. L’onore ed onore del programmatore musicale consiste proprio nello scindere il proprio gusto da quello degli ascoltatori. Essere costantemente aggiornato sulle nuove uscite, nuove tendenze e grandi ritorni. Così come la struttura dell’intero format radiofonico dovrà rispecchiare la radio ed il suo pubblico. Questi, ed altri ancora, sono i servizi che consulenza radiofonica vi offre per far sì che la vostra radio sia lo specchio di voi stessi e dei vostri ascoltatori. L’ascoltatore chiede, Consulenza Radiofonica risponde

Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air

Articolo a cura di Francesco Sartori.

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