Stop alle telefonate: la radio è “troppo” democratica

Disattenzione, ignoranza, censura: possiamo chiamarla in diversi modi questa moda fin troppo democratica di intendere la radio come luogo in cui poter dire qualunque cosa.

Ecco perché dare spazio alle interrogazioni degli ascoltatori non significa avere accesso anche alla parte più remota del cervello, quella che dovrebbe essere in disuso. Dunque contrae e spaventa l’episodio in cui la radio culturale viene accusata di fare politica o, peggio, propaganda.

Pura radio

 

L’episodio in questione si rivolge a febbraio. Protagonista: Fahrenheit, il programma di Rai Radio Tre condotto, tra gli altri, da Loredana Lipperini. È lei stessa ad accendere la luce su quanto avvenuto postando su Facebook questo messaggio: “Abbiamo parlato dunque di Primo Levi e dunque sono arrivati messaggi di chi diceva “basta con questi ebrei” e “dovete fare cultura, non politica”. Rispetto a qualche anno fa, un peggioramento: questi sms arrivavano quando parlavamo di rom. Dunque la platea dell’odio si allarga. Comunque li ho letti, li abbiamo pubblicati. Non è tolleranza, è esposizione della realtà. Questi sono ascoltatori di radio tre. Amano i libri e la musica, ma non vogliono sentir parlare di ebrei. Che piaccia o no, è la realtà, e penso sia indispensabile conoscerla. Per quanto mi riguarda, dismessi i panni della conduttrice, aggiungo: per combatterla.”
Il riferimento alla “platea dell’odio” è raccapricciante e tangibile da chiunque sia in possesso di un profilo virtuale tanto da desiderare l’interruzione del progresso. Diversi manuali sono stati pubblicati negli ultimi anni per spiegare che l’utilizzo dei social dovrebbe essere diletto e scanzonato, certamente non accusatorio e volgare. Discorso valido anche per la radio, la pura radio, quella che da sempre consente di dire qualunque cosa su ogni argomento in perfetta sintonia con la democrazia terrena. Ma a questo punto, alla luce dell’episodio Fahrenheit, una riflessione a tema aperto: è giusto concedere tutta questa libertà?

Stop alle telefonate

Certo sarebbe difficile fermare il flusso degli sms per giunta gratuiti con WhatsApp, per esempio, non basterebbe un muro tra Messico e Berlino. Ed è altresì vero che esiste un filtro prima della libertà. Ma l’interrogativo posto a mo’ di riflessione resta. E anche se l’ascoltatore è una componente – quasi – fondamentale della radio (l’altra è l’introito pubblicitario valido come acqua per il corpo umano), sembra sempre più complicato annullare la legione degli imbecilli che ha trovato il suo scudo sociale, puntando la lancia su chi si imbatte in argomenti essenziali.

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1 commento su “Stop alle telefonate: la radio è “troppo” democratica”

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