Radio e calcio: cosa possiamo imparare dal caso Salernitana?
Uno dei concetti principali e cari alla radio italiana è rendere il calcio una questione di territorialità. Non parliamo in […]
Uno dei concetti principali e cari alla radio italiana è rendere il calcio una questione di territorialità. Non parliamo in […]
Radio e calcio, un binomio importante soprattutto in ambito locale. Esistono ben 5 motivi per investire sulle squadre del proprio territorio
Con la Juventus che è a un passo dal vincere l’ennesimo scudetto, la prima antagonista della stagione è al momento la Lazio. I biancocelesti allenati da Simone Inzaghi hanno disputato fin qui un ottimo campionato, anche se nelle ultime uscite hanno mostrato un calo fisico e psicologico al quale nessuno era più abituato, lasciando alcuni punti per strada. Non va meglio all’altra squadra della Capitale, la Roma, che vorrebbe ottenere almeno la qualificazione in Champions League per la prossima annata. Non sarà facile per la squadra di Paulo Fonseca, la pressione è tanta e arriva, come di consueto, dalle radio romane.
Dopo quello delle grandi guerre mondiali nessun altro periodo è stato così difficile. Per questioni ambientali, certo, ma anche economiche. E proprio come accadeva durante i conflitti bellici la radio fa la sua parte entrando nelle case di tutti. Anche di chi la fa, la radio. In questo senso il coronavirus ha svuotato gli studi e gli stadi, ma le emittenti calcistiche continuano a trasmettere ogni giorno. Roma e Lazio, per esempio, sono le squadre di serie A più chiacchierate in termini di radio private allineate alle misure di prevenzione della diffusione del contagio.
Chi avrebbe detto che un giorno RDS – una delle radio più ascoltate d’Italia – avrebbe siglato una partnership con la Lega Pro. Per carità, non c’è niente di male nel mettere nero su bianco un accordo con la terza serie del nostro pallone. Anzi. Sta a vedere che RDS c’ha visto lungo – molto lungo – anticipando pure una possibile concorrenza. Per spiegare meglio questa lungimiranza basta tirare fuori un po’ di numeri interessanti: al torneo di serie C partecipano 60 club, cioè sessanta diverse città italiane per un totale di 17 milioni di tifosi per tutto lo stivale. Quindi lo stesso numero di potenziali nuovi ascoltatori o forse anche di più. Trattasi, inoltre, di (quasi) esclusiva: nessuna radio nazionale segue la serie C oltre a RDS. Si parla di copertura FM ma anche di prestigio. Una certezza nell’etere migrante.
È una bella giornata quella del 10 gennaio 1960. Perlomeno la immaginiamo così: cielo limpido, il sole invernale che scalda appena i mezzi corpi scoperti dei giocatori. Il pallone rotola da nord a sud accarezzando ettari di campi prima di essere calciato in rete. Via, si comincia: “Scusa Ameri, intervengo da…”. Nasce Tutto il calcio minuto per minuto. Sigla.
Radio e calcio: un rapporto che osiamo definire infinito. Perché è una lunga storia d’amore a testimoniarlo nonostante le ragioni cambino e le opportunità di tradimento diventino numerose. Ma “sentire” piuttosto che “vedere” è affascinante. Come la prima volta, quella che non si scorda mai, come fosse il primo bacio dato a occhi chiusi. La prima volta che l’Italia batteva l’Ungheria dopo sette partite. Era il 25 marzo del 1928: la prima radiocronaca italiana di una partita di calcio. Che coincide, appunto, con il 4 a 3 degli azzurri rifilato agli ungheresi.
Estate. Archiviata la memoria dei tempi nostalgici non parliamo più di radioline accese sotto l’ombrellone: i vecchi e grossi apparecchi di un tempo sono stati sostituiti dai più noti e piccoli device tecnologici. Ma è pur sempre la radio una delle fonti per ritrovare musica e notizie. A proposito di notizie: i giorni d’estate si fanno bollenti non solo per le temperature percepite sulla pelle ma anche per gli approcci con la nuova stagione.
Si individuano soggetti sul “mercato”, dunque, ci si corteggia per arrivare a una conclusione positiva. Così fanno le squadre della serie A.
Ci risiamo. Le radio romane – quelle che raccontano il calcio nella Capitale – sono di nuovo sotto accusa. Come in passato era già stato evidenziato da più parti le emittenti capitoline, per bocca dei conduttori, si rendono protagoniste di episodi che alimentano prima di tutto violenza verbale. In questo caso sono costruttrici di violenza coloro che dell’odio ne fanno parola in una una forma difficile da anestetizzare.
Undici Olimpiadi, venti giri d’Italia, otto mondiali di calcio, cinque Roland Garros. Tutto questo e molto altro in quasi quarant’anni trascorsi in Rai o in giro per il mondo a raccontare alla radio tutto lo sport minuto per minuto. Sono – per meglio dire: sono stati – i numeri che hanno caratterizzato la carriera di Emanuele Dotto, il radiocronista che ha salutato tutti per andare in pensione il 21 giugno, un giorno particolare e coincidente con l’avvio dell’estate.