Ci risiamo. Le radio romane – quelle che raccontano il calcio nella Capitale – sono di nuovo sotto accusa.
Come in passato era già stato evidenziato da più parti le emittenti capitoline, per bocca dei conduttori, si rendono protagoniste di episodi che alimentano prima di tutto violenza verbale. In questo caso sono costruttrici di violenza coloro che dell’odio ne fanno parola in una una forma difficile da anestetizzare.
L’inchiesta di Repubblica
Tutto ri-comincia da un’inchiesta fatta partire a inizio giugno dal quotidiano La Repubblica, inchiesta nata da un episodio che fa discutere da settimane: l’addio alla Roma di Daniele De Rossi. Per meglio dire: le parole pronunciate da Francesco Totti durante l’abbraccio all’amico sotto il diluvio dell’Olimpico, parole catturate da una telecamera posta nelle vicinanze. Dunque Totti disse a De Rossi: “Non volevo”, con evidente riferimento al suo addio dovuto alla scadenza naturale del contratto. Apriti cielo: Repubblica prova a vederci chiaro, le radio romane se la prendono sul personale e attaccano i giornalisti. Sono allora spuntati striscioni offensivi esposti in alcune parti della Capitale, e le firme vengono paragonate addirittura agli odiati personaggi appartenenti al cuore Roma, ossia Franco Baldini e James Pallotta. Non è una novità l’accusa rivolta alla carta stampata, semmai è la conferma di un fenomeno impossibile da debellare per come stanno le cose. Parliamo di un fenomeno che coinvolge migliaia di tifosi. Il ruolo delle radio romane è fare da collante tra la squadra e i tifosi, e non esiste schieramento contrario: sei con me o contro di me.
Un fenomeno vero e proprio
Quello delle radio romane è un fenomeno vero e proprio che somiglia a una ininterrotta burrasca. Ogni giorno alla buon’ora iniziano le trasmissioni: si parla di acquisti e cessioni, ma soprattutto si parla di chi deve andare via o restare. Se ne parla talmente tanto da confermare una delle certezze della comunicazione: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità” (Joseph Goebbels). Ecco, nel caso delle radio romane parlare continuamente di un fatto è sinonimo di passione eccessiva e rappresentativa di alcune posizioni appartenenti al mondo del calcio. Ma diciamolo pure: la radio c’entra poco, qui la radio è soltanto il mezzo dalla quale si identificano certe personalità. E non è colpa della radio se viene usata con intelligenza non pervenuta.
