La notte in radio
Sono in macchina verso le 2 del mattino, il riflesso condizionato da sempre è lo stesso, girare la manopola della radio, faccio parte dei sopravvissuti che non usano le memorie, alla ricerca di qualche emozione.
Operazione quasi impossibile negli ultimi anni, sommersi da reggaeton indecente a qualsiasi ora condito con saluti a Pippo da Vigevano e dal messaggio/nota audio di Lucy che dedica una canzone al suo grande amore Benedetto.
Nella migliore delle ipotesi le solite 100 diffusioni di musica italiana e grandi successi che successi non sono mai se non nella testa di chi li programma che, a sua volta, copia altri che spesso hanno meno competenza di lui.
Una triste catena senza fine e, purtroppo, sembra anche senza soluzione. Improvvisamente in un orario inconsueto e fulminante come l’incontro con una ex della quale sei rimasto innamorato senza mai avere il coraggio di ammetterlo neppure a te stesso, “spunta” la voce di Carlo Lucarelli su Radio Deejay, con “DeeGiallo” sta raccontando la storia della Canzone di Marinella di Fabrizio De Andrè.
Una storia che racconta una canzone
Lo fa con il suo solito uso del linguaggio dal grande impatto emotivo, con un racconto così interessante che mi blocca davanti all’autoradio, facendomi riprovare la stessa identica sensazione di quando da giovane non riuscivo a scendere dalla macchina per non perdere la fine di alcuni programmi.
La sua trasmissione è perfetta nella preparazione dei testi, nella scelta delle poche canzoni da abbinare che costituiscono un cameo al suo racconto.
Ancora un racconto ma da Radio 24
Rientro a casa con quel senso di appagamento di chi ha assistito ad uno spettacolo importante, la stessa sensazione che provo ogni qualvolta ascolto ”Il Falco e il Gabbiano” su Radio 24 condotto da Enrico Ruggeri, uno che sembra nato per questo tipo di trasmissioni che in onda ogni giorno alle 15 ti porta indietro all’epopea d’oro della modulazione di frequenza quando ascoltavi la radio anche e soprattutto per le parole, per il gusto di imparare qualcosa di nuovo e conoscere altri mondi.
Mi è capitato di restare incantato a sentirlo parlare della storia di Gabriele D’Annunzio e dell’Italia del primo novecento con una marea di aneddoti e notizie raccolte con estrema dovizia e raccontate con ancora maggior cura, mi sono sorpreso ad appassionarmi alle storie dei comici del Derby di Milano, argomenti che pensavo neanche mi sarebbero mai interessati ma così ben costruiti da assumere un fascino irresistibile.
Innamorati delle storie alla radio
Quel tipo di trasmissioni che adoro, in quanto escono dalla spesso triste banalità e ancora ti fanno innamorare della radio, aprendo nuovi spiragli in direzioni differenti che auspico possano servire da esempio e magari diventare contagiose facendo intravedere che altri modi di intrattenimento sono possibili, pure al centro del pomeriggio. Non è detto che ad osare possano essere solo i network ma, anzi, proprio chi è più piccolo dovrebbe avere il coraggio di intraprendere strade alternative e far lavorare il cervello e la fantasia pensando a programmi che abbiano qualcosa da trasmettere che vada al di là delle solite solfe trite e ritrite, aprendo nuovamente la valvola dell’inventiva e dell’immaginazione che erano prerogative assolute di quel modo folle ed imprevedibile che ha costituito i primi anni delle radio libere, quando in mezzo a tanta improvvisazione e confusione di idee c’era comunque sempre la volontà di mettersi in gioco e di sperimentare con programmi fuori dal comune. Proprio quell’antico furore oggi, mixato con maggiore esperienza e supporto tecnologico, potrebbe aiutare a creare nuove piccole meraviglie da veicolare nell’etere.
