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Divano-time: gli ascolti radiofonici con l’emergenza coronavirus

Potremmo rinominarla così la radio della nostra immaginazione, una radio che si ascolta senza un voltante tra le mani, imprecazioni al semaforo; senza acceleratore. È una radio soft per questo, perché si ascolta sul divano. Grazie alla tecnologia il lockdown radiofonico ha sofferto meno di quanto poteva soffrire. Quindi computer, smartphone, smart speaker hanno permesso alla radio di farsi ascoltare ugualmente. Allora se a calare è stato il classico ascolto in auto, a prendere le redini della ragione ci ha pensato quello casalingo. Una situazione ribaltata da un fattore raro della nostra esistenza.

Restare a casa con la Radio
Consigli

Fiabe e informazione: la voce della radio per intrattenere

Impossibile ascoltare o monitorare completamente le oltre mille emittenti del nostro paese dopo i decreti del Governo che hanno obbligato le persone a restare a casa. Però facendo un bilancio sommario si capiscono molte cose. Per esempio, l’informazione legata alle radio dà ampio spazio all’emergenza sanitaria. Con la cronaca, le storie, gli aggiornamenti che vengono ripresi dall’emittente in diretta. Eppure soltanto Dimensione Suono Roma, la locale di RDS, ha dato seguito all’imperativo di restare tra le mura domestice scegliendo la potenza e immediatezza del dialetto, in questo caso capitolino: #stamoseneacasa.

Radio On Air
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Emergenza coronavirus: l’informazione della radio locale ci salverà

Emergenza coronavirus: per fortuna c’è la radio. Meglio se in diretta. La radio è da sempre il mezzo di informazione che non si spegne mai, più della televisione. In questo momento di emergenza sanitaria la radio può essere identificata come una piccola eroina al pari di tutte le forze umane che la compongono: conduttori, giornalisti, segretari, editori; a ognuno la sua parte. A ognuno il compito di essere collante tra l’informazione e il cittadino. Adesso, appunto, è il momento di accendere la radio anche a casa.

Coronavirus parola Radio e TV
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L’apocalisse mediatica del “coronavirus”: una parola troppo ripetuta

Nella settimana dell’esplosione del contagio, quella che va dal 20 al 27 febbraio, la parola coronavirus è stata pronunciata una volta ogni 90 secondi da radio e TV. E’ quanto dimostra una ricerca dell’azienda Cedat85. L’azienda ha esaminato 1500 fonti di informazione calcolando la frequenza con cui alcune parole venivano accostate al contagio. È quindi emerso che coronavirus è stata usata 131.000 volte, e che il termine più accostato è “contagio”. Per quanto riguarda la geografia dei luoghi, “Roma” e “Milano” sono i due più citati, rispettivamente 24.680 e 22.669 volte.

Coronavirus evento annullato
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Emergenza coronavirus: le Radio lasciano a casa gli ascoltatori

Tra i primi network ad annullare un evento di grande portata è stata Radio Deejay. Il 25 febbraio sarebbe andata in scena la Super Follow Deejay, la festa di compleanno dell’emittente che avrebbe coinvolto migliaia di ascoltatori e curiosi pronti a presentarsi al Party con una maschera di Carnevale per la concomitanza del martedì grasso. Ma niente c’è stato: l’Alcatraz di Milano è rimasto blindato, nessun accesso dedicato ai sorrisi.

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