Per tutte le volte che ho detto Coronavirus e Coronavirus più non è.
Ricordate il vincitore del Festival di Sanremo 2010? Era Valerio Scanu con la canzone Per tutte le volte che. Quindi se avete sentito il bisogno di intonare la frase di apertura rivisitata in chiave emergenza è normale. Ironia a parte, l’emergenza coronavirus è seria. In circa dieci giorni il temuto Covid-19 si è propagato prima da nord a sud, ora anche in centro. Senza considerare la sua presenza negli altri 65 paesi del mondo. La Francia è in emergenza; la Germania è in emergenza; la Cina in emergenza (ora meno). Gli Stati Uniti cominciano a essere in emergenza con i primi casi rilevati nello Stato di Washington. Insomma, la situazione è seria anche se non preoccupante. Almeno secondo il punto di vista degli esperti. Per i media, invece, sembra essere giunto il momento dell’apocalisse.
Apocalisse mediatica
Esatto: apocalisse. Un termine identificativo, una “visione dominata da un diffuso senso di tragedia o di catastrofe”. Ma parliamoci chiaro: la catastrofe non si è – ancora – vista. Catastrofica è stata la televisione pubblicando titoli sensazionalistici che hanno generato panico tra la popolazione, basta condurre la reazione al saccheggio dei prodotti nei supermercati. Catastrofica è stata la radio – comunque meno della TV – che aggiorna il numero dei morti dimenticando i vivi. Fin qui la gestione mediatica dell’emergenza è stata tutt’altro che accademica per tutte le volte che abbiamo sentito nominare il temibile coronavirus.
Coronavirus minuto per minuto

Una volta ogni 90 secondi, per la precisione. Nella settimana dell’esplosione del contagio, quella che va dal 20 al 27 febbraio, la parola coronavirus è stata pronunciata una volta ogni 90 secondi da radio e TV. E’ quanto dimostra una ricerca dell’azienda Cedat85. L’azienda ha esaminato 1500 fonti di informazione calcolando la frequenza con cui alcune parole venivano accostate al contagio. È quindi emerso che la parola coronavirus è stata usata 131.000 volte, e che il termine più accostato è “contagio”. Per quanto riguarda la geografia dei luoghi, “Roma” e “Milano” sono i due più citati, rispettivamente 24.680 e 22.669 volte. Seguite da “Cina”. Stupisce “Codogno”, solo al quindicesimo posto, nonostante sia stato identificato come il luogo del massimo contagio italiano. Altro dato interessante è relativo al cambiamento del registro di preoccupazione. Se a inizio settimana ritroviamo molte parole legate alla sfera sanitaria, negli ultimi giorni si sono affacciati termini legati alla consapevolezza delle conseguenze economiche del contagio e dell’isolamento del Paese. Spuntano quindi “economia” (10.135 citazioni) e “Borsa” (4.233). Poi “panico”, “allarmismo” e “psicosi”.
Affida la gestione dell’apocalisse a un consulente per le radio
C’è poco da stare allegri vista l’emergenza sanitaria. Ma è pur vero che se una parola come panico viene ripetuta ottomila volte è evidente che anche il più tranquillo degli esseri umani inizierà a preoccuparsi. D’altronde, come si diceva molti anni fa, a forza di ripetere una cosa questa diventa vera. Se vuoi sapere come gestire al meglio la tua radio senza generare panico tra i tuoi ascoltatori, puoi contattare direttamente Consulenza Radiofonica. Come? Nella nostra sezione Contatti trovi tutte le informazioni utili. Scopri inoltre tutti i Servizi dello staff di Consulenza Radiofonica. E per restare aggiornato sui temi legati all’universo radiofonico, resta sintonizzato sui contenuti del nostro blog.
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