In un panorama radiofonico affollato ma spesso omologato, nasce Radio Matrix, una nuova emittente che punta a distinguersi per identità, qualità musicale e approccio sostenibile. Dietro al progetto c’è la visione di Roberto Nepote, professionista con una lunga esperienza nei media, affiancato nella fase di start up dal team di Consulenza Radiofonica. Un supporto fondamentale per costruire solide basi operative e strategiche, dalla scelta dei fornitori all’inquadramento nel mercato digitale. In questa intervista, Nepote racconta qual è l’anima di Radio Matrix e come intende affrontare le sfide del futuro tra streaming, podcast e contenuti social.
Com’è nata l’idea di Radio Matrix?
L’idea è nata pensando a cosa poter fare per il futuro della radio. Il settore radiofonico possiede ancora diverse possibilità di apertura e spazi fruibili a differenza di quello televisivo. Le radio sono numerose, ma molte di queste fanno tutte la stessa cosa, scimmiottandosi l’un l’altra. Sentiamo sempre le stesse canzoni, senza parlare di quello che io chiamo “il festival dell’autotune”. Anche nei programmi non c’è originalità, i conduttori riciclano notizie dai giornali e molti di loro non sanno davvero cosa dire. Perciò quella di entrare in questo campo è stata una scelta ponderata e molto precisa. La scelta del digitale invece è stata forzata, perché pensare di entrare nel settore analogico, cioè nel mondo FM, con la dismissione delle frequenze che avverrà in tempi brevi, sarebbe stato un suicidio. Non abbiamo la pretesa di diventare un super network, ci stiamo muovendo in maniera equilibrata per occupare il nostro spazio. Vogliamo fare una buona radio con una copertura quasi nazionale. La sede centrale è a Roma, ma opereremo anche da studi in altre città come Torino e Milano.

Quali sono stati i primi passi nella definizione dell’identità di Radio Matrix?
L’identità si capiva benissimo già dall’inizio. In questa area musicale ci sono due presenze importanti che sono Virgin Radio e la vecchia Radio Rock, che però non è più paragonabile a quella di dieci anni fa. Negli ultimi anni Virgin ha preso una linea molto più easy, per cui siamo andati a ricoprire lo spazio che c’era in quel buco. Stiamo verificando già con chiamate e messaggi da parte degli ascoltatori che apprezzano la scelta e ci fanno molti complimenti, e questo significa che abbiamo centrato la linea. Per questo posso dire che non c’è niente di casuale in questa scelta.
Con Consulenza Radiofonica avete lavorato soprattutto nella fase di start up. In che modo il team ti ha guidato nelle scelte da intraprendere?
È stato molto utile rivolgermi ad Alfredo Porcaro e a Consulenza Radiofonica perché la mia grande esperienza nel mondo dei media mi portava a pensare solo “in grande”. Quando invece si parte dal basso, in questo caso dal locale, bisogna fare un altro tipo di percorso. Persone come Alfredo, con un’esperienza concreta in questo senso, sono utili perché danno la spinta giusta per riuscire a compiere scelte opportune. L’accesso dall’alto, come lo era in RAI, è un accesso top spender, invece oggi bisogna lavorare su situazioni diverse. È importante conoscere i consorzi Dab, sapere cosa fanno, gestire i vari contratti con SIAE, Scf, ma soprattutto chi ha sempre vissuto nel macro mondo come me, deve imparare a conoscere chi sono gli attori del micro mondo. In questa realtà Consulenza Radiofonica ci ha dato una grande mano anche per quanto riguarda l’impiantistica, scegliendo i fornitori giusti.
Cosa significa concretamente essere una radio sostenibile?
Un’azienda completamente digitalizzata dalla A alla Z come la nostra è un’azienda assolutamente sostenibile. Le frequenze FM sono ormai obsolete e consumano tantissima energia, per cui non sono per nulla sostenibili. Oggi i contenuti OTT rientrano in questo discorso se paragonati ai network tradizionali. I consumi si sono non dimezzati, ma sono diventati forse un quinto. Diciamo che è una specie di malattia che mi porto dietro dalla Rai, dove la parola sostenibilità è tra le più utilizzate, ma questa è la parola che è venuta subito fuori anche con Radio Matrix per cui cerchiamo, in tutto quello che facciamo, di essere sostenibili.
Cosa avete in testa per il futuro?
Prima di tutto voglio mantenere il nostro livello di qualità musicale, e devo dire che questo ci viene già riconosciuto. Sono molto contento di non fare programmi noiosi, che assomigliano a quelli delle altre radio. In più su Radio Matrix useremo molto la comicità, sarà una radio dinamica che darà spazio a comici esordienti.

Per quanto riguarda la musica seguiremo molto i tour delle band italiane. Uno dei nostri obiettivi è di cercare di portare l’educazione musicale, proprio per contrastare la diseducazione, l’abitudine all’ascolto di canzoni tutte uguali, perciò cercheremo di migliorare questa situazione. Certamente sulla generazione Z è difficile puntare, perché la radio è un mezzo lineare e i ragazzi di oggi sono assolutamente disintermediati dal mezzo: non accettano nulla che vada in diretta, solo contenuti che fruiscono quando vogliono e come vogliono. Al momento Radio Matrix raccoglie molto la fascia d’età che va dai 25 ai 65 anni, e spingenddo di più con il rock saliamo anche dai 35 in su. Per ora però non possiamo ancora fare statistiche, è presto, le faremo più in là per capire esattamente dove stiamo andando.
Come si inserisce Radio Matrix nello scenario futuro tra nuove tecnologie, podcast, streaming e utilizzo dei social?
Ci vorrà forse un anno prima che riusciremo a far quadrare tutto. Vedo Radio Matrix come una radio di nicchia ma con tanti ascolti, tanto che già dall’inizio abbiamo dovuto raddoppiare la capacità di streaming. Non calcolavamo di essere così veloci nella salita, eppure la radio ha già un buon successo, si è diffusa velocemente tra le persone anche grazie ai social network. Lo streaming offre il vantaggio di sapere esattamente chi ti ascolta e da dove, e se riesci ad elaborare bene il dato diventa molto produttivo. Sicuramente ci sarà un avanzamento dell’emittente in Dab, perché è importante andare a prendere il mercato dell’autoradio che oggi vale il 65% dell’ascolto.
Non conosco più nessuno che al giorno d’oggi abbia ancora una radio in casa. In ufficio la si ascolta tramite pc o smartphone, mentre a casa le persone la ascoltano tramite Alexa o i vari device. Si va verso la sparizione del mezzo radio classico, che è il mezzo radio FM di fatto, per cui nel futuro la radio sarà sempre più in mobilità, sempre più Dab, e questo porterà ad una diminuzione dell’oligopolio dei grandi gruppi radiofonici che in questi anni hanno vissuto sugli allori scambiandosi le varie posizioni in TER. Con la misurazione digitale degli ascolti le radio che hanno una presenza come la nostra nell’area digitale andranno molto forte.
Probabilmente succederà quello che è successo con la televisione. Con l’arrivo del digitale molte emittenti hanno moltiplicato i canali mantenendo però gli stessi format e perdendo molti ascolti. Con le radio sarà la stessa cosa, solo le emittenti locali che riescono a coprire bene una provincia avranno un futuro. Quelle che cercano di diventare più grandi non andranno avanti, perché oggi più sei piccolo più sei stabile. Sul mercato grande rimarrà solo chi ha i mezzi e le capacità di poter influire, per cui il consiglio è quello di conentrarsi su un’area ristretta per resistere ed essere leader di una determinata provincia. Noi sappiamo come muoverci, con Radio Matrix non abbiamo fatto un’avventura, abbiamo calcolato tutto e i frutti li raccoglieremo nei prossimi mesi.

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