A quando l’Open di Mentana nel contesto radiofonico?

L’Open di Enrico Mentana è la novità. Una novità bella, sana, positiva e speranzosa per chi fa parte del mondo della comunicazione. Una creatura giornalistica in grado di risollevare gli animi abbastanza scuri di una categoria mercificata e, il più, delle volte, deteriorata da congetture di pancia e qualunquismi. La figlia del direttore del TG La7 ha saputo intercettare, a suo modo, una fetta di lavoratori esausti, dando loro una seconda vita e ragione d’essere. Ma è possibile inquadrare Open come un modello di riferimento da cui partire, anche per l’ambiente radiofonico?

Open, un esempio da seguire

La domanda sorge spontanea in quanto, in pochi mesi, Open si è affermata come una realtà di tutto rispetto. Un exploit di grande impatto che ha acquisito autorevolezza in grande stile, senza troppe sfarzosità di contorno, ma semplicemente facendo il proprio lavoro. Alle volte, impreziosendole di contenuti originali e singolari. Tante caratteristiche che, se prese una a una, rendono ancora più nevralgica l’esigenza di puntare alla realizzazione di un Open in ogni contesto lavorativo. Banalmente, investire crea. Una formula matematica semplice, ma che rende bene l’idea.

Quali sono le caratteristiche su cui puntare?

Tuttavia, investire non basta. Servono una serie di accorgimenti atti a far funzionare la macchina. E no, non basta dire che Open funziona perché dietro c’è Mentana, bensì bisogna allineare sulla stessa strada una serie di strategie pensate a rendere la propria idea concreta e degna di nota.

C’è un nome molto forte

Tagliamo subito la testa al toro. Open ha inizialmente attirato l’attenzione del pubblico in quanto legato a un nome e un cognome: Enrico Mentana. Senza troppi perbenismi, l’idea di realizzare un sito online non è nuova. Ogni giorno, troviamo contenuti firmati da siti ‘minori’ rispetto a quelli blasonati che, magari, hanno dietro giornalisti con ampia professionalità, ma che non hanno lo stesso spessore mediatico del giornalista di La7. L’arma in più – almeno le prime settimane – è stata la notorietà.

È una scommessa

Per cui si potrebbe argomentare sostenendo che Open vive grazie a Mentana. Tuttavia, sono passati svariati mesi dai blocchi di partenza e questo ragionamento non sussiste più. Come accade per altre realtà, se l’interesse cala, la creatura svanisce. Invece il lavoro fatto dalla redazione di Open mostra un cuore pulsante in grado di funzionare senza troppi aiuti da parte di terzi. Siamo di fronte a una scommessa vinta soprattutto sul lungo termine. Ed è proprio qui il nodo cruciale della questione: mentre il breve periodo era ‘assicurato’ dalla grande firma, il difficile era mantenere la connessione con i curiosi per tanto tempo. Un obiettivo che, comunque, è stato raggiunto. La riprova sta nel fatto che Open continua a macinare notizie senza sosta.

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Sta investendo (autorevolmente) sui giovani

Una caratteristica da non sottovalutare. In un contesto sociale dove i giovani vengono spesso etichettati in malo modo, Open sta ridando lustro a una categoria spesso associata all’incompetenza e all’impossibilità di saper fare di meglio delle generazioni precedenti. Condito, oltretutto, da una legittimità contrattuale degna di nota – almeno secondo quanto professato dallo stesso editore. A ogni modo, i risultati danno giustizia: alcuni dei nomi presenti nella redazione hanno mostrato capacità intellettuale e giornalistica degna di nota. Segno che, nel vivaio italiano, si nascondono delle perle. Bisogna avere solo il coraggio di trovarle.

Crea lavoro

Di conseguenza, possiamo parlare di un’azienda che sta effettivamente creando lavoro. Dopo sei mesi dall’attivazione del sito, Enrico Mentana è tornato alla ricerca di tre nuovi giornalisti per la redazione. Questo dato certifica ulteriormente la riuscita – e la concreta possibilità – di creare qualcosa dal basso che sa guadagnarsi rispettabilità e autenticità.

Crea contenuti di qualità

Al di là del semplice lavoro del desk, Open si è dimostrato, in più un’occasione, fonte primaria di notizie. Ad esempio, basta leggere l’intervista realizzata Alessandro Parodi al dott. Ettore Berghi in merito alla correlazione tra SLA e calcio giocato. Un approfondimento molto importante, visto che la maggior parte degli altri competitor si sono limitate a dare diffusione ai dati della ricerca e basta. Pensiamo, poi, a David Puente, Juanne Pili e alle loro operazioni di Fact-checking, che cavalcano l’onda di un’esigenza quanto mai importante: legittimare la verità.

È un progetto migliorabile

Insomma, Open è un progetto da prendere come esempio, anche per la radiofonia italiana. Creare qualcosa di nuovo risulta essere sempre la soluzione efficace. Tuttavia, c’è un’ultima consapevolezza da far propria: nulla è perfetto, ma si può – e si deve – fare meglio. Open lo dimostra giorno dopo giorno, migliorando la qualità dell’informazione. E tutto è partito da un semplice investimento sui giovani. Così, per dire.

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Articolo a cura di Angelo Andrea Vegliante

2 commenti su “A quando l’Open di Mentana nel contesto radiofonico?”

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