La nuova voce di Rds è Filippo Ferraro
Il vincitore di un concorso, un casting, un talent è, nella migliore delle ipotesi, soltanto uno. Filippo Ferraro è stato quell’uno che conferma la regola: il sapere è come il potere. Il sapere di saper fare radio, certo, che potrebbe diventare potere con il salto a piedi pari nel network. Per Filippo, vincitore dell’edizione 2017 di RDS Academy, è arrivato il momento di esordire al microfono di una delle radio più ascoltate d’Italia. Con un consiglio: la gavetta è fondamentale e, dice, anche bella.
Quali sono le tue sensazioni ora che è tutto finito?
È stata un’esperienza lunga e faticosa durata quattro mesi. Il fatto di essere il più esperto è stato anche uno svantaggio perché ho avuto maggiori responsabilità. Ogni minimo errore me lo facevano pagare il quadruplo. Per partecipare a RDS Academy ho rischiato di perdere il lavoro, ho dovuto rigirare la mia vita, quindi dovevo andare avanti. La soddisfazione più grossa è aver rischiato. Sono contento di non aver mollato, sono rimasto lucido anche se ci sono stati momenti difficili. Tanti ragazzi sono caduti perché hanno perso la bussola; in un secondo potevi trovarti psicologicamente in difficoltà.
Qual è stata la prova più difficile che hai sostenuto?
Lo scherzo telefonico a un vip. Io avevo Nina Zilli, bisognava inventarsi qualcosa.
Dicono che RDS Academy sia un programma televisivo e basta

È realmente un’accademia dalla quale ho imparato molto. L’unica pecca è il poco tempo a disposizione essendo un programma televisivo. Ho appreso diverse cose tra le quali lo stile RDS; ogni radio ha la sua identità. Ho imparato a controllarmi, ad accettare le critiche. È certamente una palestra radiofonica ma anche di vita.
C’è qualcosa che non è stato visto in Tv e che ci puoi svelare?
I tempi del montaggio consentono di vedere solo il dieci per cento di quello che accade. Uno che ci ha dato tanto è stato Enrico Mentana, l’ho sempre apprezzato. Ha confermato la mia stima e ci ha insegnato che tutti possono raccontare qualcosa se detta con sincerità. Di me ha evidenziato la passione, forse il commento più bello di tutta l’Accademy. Anche Anna Pettinelli ci ha dato consigli preziosi.
Dunque alla quarta occasione sei riuscito ad entrare e a vincere
Non vorrei sembrare banale, però da anni sognavo il salto nel network. L’Academy l’ho provata ogni anno. Ti dirò di più, una mia collega era arrivata ai ballottaggi per entrare e oltre a non chiamare me vedevo altri accedere!
Nella vita ci vuole una possibilità, una serie di cose che si intersecano. Un giorno chiederò ad Anna perché non sono stato chiamato prima, magari non ero abbastanza bravo. Quest’anno neanche volevo partecipare, hanno insistito persone a me vicine. A volte succede che dopo tanti no arrivi anche un sì.
Se posso dare un consiglio è quello di fare la gavetta. Ci sono tante web radio, radio locali per farlo. Bisogna puntare in alto però con una base. Alcuni ragazzi che non hanno mai fatto radio non sono passati rimanendoci male. È come se io cantassi sotto la doccia e poi puntassi al palco di San siro. Magari sei un fenomeno, ma ci vuole comunque tanto lavoro. Già il fatto di fare radio è un regalo meraviglioso, non sto consigliando di andare a vendere il pesce alle cinque del mattino. Che parli a 5 milioni di persone o a venti devi mettere sempre la stessa energia.
Magari la selezione viene fatta anche sulla funzionalità del personaggio
Al casting guardavo persone che potevano essere personaggi e tutti quelli che credevo forti non sono passati. Ci sono dinamiche particolari. Sicuramente hanno premiato il video, il casting e quello che ognuno sapeva portare.
Anche perché, di fatto, si fa radio
A volte si dimentica che a differenza degli altri “talent” qua si vince un contratto, devi avere una persona che lavora nella tua azienda. In ogni caso fare radio è un meccanismo grande, un mix moltiplicato per dieci su tutte le prove.
Qualcuno sul web ti ha criticato per la tua cadenza dialettica regionale
Credo che in onda non si senta particolarmente, sono anni che lavoro sulla dizione. Sono stato a Milano ma ho vissuto a Padova. È comunque uno dei punti su cui lavorerò.
Eppure sembra che le radio di oggi siano alla ricerca proprio di conduttori con caratterizzazioni linguistiche
Il mondo della radio cerca la personalità piuttosto che la pulizia. Negli anni ‘80 il vocione e la precisione valevano il settanta per cento. Adesso vale quello che si riesce a trasmettere e meno la dizione. Addirittura di alcuni conduttori di radio nazionali riconosci subito la provenienza.
Quando ti sentiremo in onda?
Sabato dalle 19 alle 22 e domenica dalle 5 alle 9.
Come ti senti?
Mi dicono che sembro un bambino durante il Natale. Questo è un punto di arrivo ma anche di partenza figlio di una lunga gavetta. E pure di una certa sicurezza creata nel corso degli anni. Sono ambizioso e l’obiettivo è fare carriera a RDS. Avverto tensione, ma questo mi dà responsabilità e gioie. Ho tanta voglia e paura, sono energie belle da vivere.
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