Speaker e D.J.
Percorsi complicati tra modulazione di frequenza, vinili e chiavette usb.
Dal 1975, anno storico della nascita delle prime radio private in Italia, di cose sotto il sole ne sono cambiate tantissime.
In quegli anni tutto era spinto dall’entusiasmo per una realtà nuova ed emozionante che permetteva a chiunque di far sentire la propria voce e di cercare di far conoscere la propria musica, anni di grande fermento e di tante iniziative.
Dalla radio alla discoteca e viceversa.
Molti d.j. sono passati dalle discoteche al mondo della radio mentre alcuni hanno fatto il percorso inverso, altri avrebbero fatto meglio a non uscire mai da casa.
Anche se, secondo me, ci sono alcuni punti di contatto tra i due mondi, è pur vero che si tratti di mestieri profondamente diversi.
Al d.j. radiofonico non può mancare una voce accattivante, uno stile particolare e non guasta indubbiamente il riuscire a parlare un italiano comprensibile ai più. Tra i d.j. radiofonici distinguerei 2 tipologie principali l’”intrattenitore ”, ovvero colui che punta tutto sulla propria capacità di coinvolgere il pubblico con gags, battute, etc…(tipo Fiorello per rendere l’idea) e lo “speaker , colui che ha tra le principali doti una fortissima preparazione musicale e una notevole competenza, stile Sergio Mancinelli per esempio, che ritengo un autentico punto di riferimento per la radio italiana.
Al d.j da discoteca, invece, la voce non serve poi a molto, anche se proprio in questi ultimi tempi sono frequenti i casi di noti d.j. approdati dalle consolle dei locali a quelle delle radio. Ma indubbiamente la dote principale di un buon d.j. in discoteca è soprattutto l’ottima scelta dei brani oltre ad una buona capacità nel miscelarli insieme. Alcuni sono molto tecnici ma dal dubbio gusto musicale, altri, magari non ineccepibili tecnicamente ma con un’indubbia conoscenza dei movimenti musicali passati e presenti.
La fase del declino della figura professionale
Dopo un periodo molto fervido tra gli anni ’80/’90 si è, purtroppo, entrati in una fase di stallo o peggio di decadenza, causata anche dal cosiddetto progresso tecnologico in quanto la rivoluzione internet ha prodotto inevitabilmente delle mutazioni sostanziali.
Prima dell’avvento dei computer il d.j. era sempre alla ricerca del materiale discografico con lunghe permanenze nei negozi di dischi per trovare qualche chicca del passato o per
individuare prima degli altri qualche probabile hit del futuro.
Prima di avere un negozio mio, ovviamente, sono stato un cliente e ricordo ancora con qualche brivido il piacere di “vaschettare” tra i dischi rovistando tra gli scaffali, piacere che ancora ad oggi, a 50 anni suonati, ho conservato inalterato.
Il pacco da scartare.
A tutt’oggi l’emozione di aprire una scatola di dischi per vedere cosa c’è dentro mi dà sempre una scarica di adrenalina. Per questo avere visto negli ultimi anni nascere migliaia di d.j. che in tutta la loro vita non hanno mai comprato un vinile, e forse neanche un cd originale, mi ha sempre fatto sorridere e mi sono sempre chiesto ma come può definirsi un d.j una persona che non ha mai provato il piacere di acquistare un disco né un cd, che non ha mai letto una rivista musicale, che non conosce la differenza tra un genere e l’altro e molte volte neanche la differenza tra un 45 ed un 33 giri. E’ come se uno facesse l’idraulico senza mai aver svitato un tubo o l’elettricista senza saper saldare un filo.
Ed invece nel fantastico mondo dei d.j. tutto e’ possibile, scaricando in sole 24 ore migliaia di file musicali dalla rete, senza conoscerne assolutamente i titoli, le varie versioni, il genere, si possono riempire di cosiddetta musica tonnellate di giga ed essere subito pronti all’esordio in discoteca.
Come è possibile? Beh forse perché un buon idraulico si può riconoscere subito mentre non tutti hanno la capacità di apprezzare le doti di un d.j. e molto volte per approdare in consolle non ne sono richieste tante.
Il mio non vuole essere assolutamente un discorso generazionale di quelli per cui il passato è splendido e il presente non è adeguato.
Acquisti digitali.
Mi capita spesso di incontrare ragazzi giovani molto capaci e con tanta voglia di documentarsi, approfondire e migliorarsi sempre, e d’altro canto, invece, come per alcuni d.j. del passato la possibilità di scaricare “chili di musica” da internet sia stata una grossa fortuna in quanto non tutti avevano né la capacità né la competenza per comprare dischi in un punto vendita.
Grazie al mio negozio ho scoperto con immenso piacere che in giro per il mondo ci sono migliaia di persone estremamente competenti in grado di riconoscere e apprezzare un disco anche da una foto sfocata su un sito, mentre purtroppo nella realtà ci sono anche migliaia di persone che potrebbero ascoltare per ore un disco di Barry White senza riuscire neanche a riconoscerne la voce.
E magari i primi mettono dischi nella consolle di casa propria e ai secondi è concesso di suonare in radio o nei locali.
Così va il mondo… ma per fortuna abbiamo problemi più seri di cui preoccuparci.
Consulenza Radiofonica La Professionalità On Air
Post a cura di Ubaldo Ferrini
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