Backstage, pro e contro: il valore dei fuorionda

Il backstage nelle emittenti più grandi viene spesso mostrato: è tutto vero quello che vediamo sui social prima di una diretta radiofonica?

 

Nel mondo moderno, costituito da nativi digitali e pervaso dai social, anche la radio ha cambiato la propria conformazione. Attualmente stiamo assistendo a una vera e propria contaminazione mediatica: radio, tv e social – apparentemente agli antipodi – finiscono per attrarsi e creare un connubio particolare. La radio si ascolta e si guarda, volendo, con l’interazione della diretta televisiva (per chi può permetterselo).

Inoltre va anche sui social che sono diventati sempre più un’appendice da sfruttare al massimo: ribalta e retroscena si alternano sapientemente. In rete si anticipano i contenuti della diretta radiofonica o addirittura si fa vedere agli utenti il “dietro le quinte”: cosa accade quando ancora non si è in diretta. Questo per restituire ulteriormente empatia e condivisione al pubblico di riferimento, ma come gestire i contenuti di backstage?

Leggi anche – Miusify: al via la prima social Web radio

Il backstage nelle produzioni radio: come gestirlo

Quello che vi sembra così naturale e spontaneo, il più delle volte, è montato abilmente in post produzione. Nel senso che prima di ciascuna diretta l’assistente di studio raccoglie testimonianze video da caricare in un unico contenuto social che poi verrà caricato sui canali ufficiali dell’emittente.

Questo non ha nulla a che vedere con i contenuti che i singoli speaker o addetti ai lavori di una trasmissione pubblicano sui propri account: anche in tal caso, però, spesso potrebbero essere stati modificati prima. Perché la sensazione deve essere quella di intimità: bisogna coinvolgere l’ascoltatore “aprendogli” le porte degli studi radiofonici mostrandogli fuori onda e preparazioni, ma senza svelare tutto o troppo. Cosa resta di vero, allora?

Aprire le porte agli ascoltatori: entrare in studio con un click

L’intenzione: la volontà di trasportare l’utente in un “mondo parallelo” che lo condurrà in un viaggio metaforico dandogli qualche piccola chicca che lo farà sentire esclusivo e particolarmente considerato al punto da poter sbirciare laddove altri magari non arrivano.

Poi, nella sostanza, non è così perché nessuno mostrerebbe i fuori onda veri e propri dove il fonico magari battibecca in maniera accesa con lo speaker e viceversa. Radio Deejay fa dirette continuative, ma anche lei – al momento delle repliche – cattura i momenti più “spendibili”. Insomma quello che deve rimanere dietro le quinte rimane tale: si tratta solo, potendo, di aprire leggermente una porta nei confronti dell’ascoltatore. La radio continua ad aprire la mente, passando dalla cabina di regia. Che potrebbe, magari, essere più immediato e per certi versi “comodo”. Utile, con i dovuti modi, lo è già.

1 commento su “Backstage, pro e contro: il valore dei fuorionda”

  1. Pingback: Fuori onda: come sfruttare i tempi morti delle dirette - Consulenza Radiofonica

I commenti sono chiusi.

Torna in alto