La variabile radiofonica: il racconto delle fasi di pandemia è stato possibile anche in radio con un racconto capillare ed equilibrato.
I media hanno raccontato la pandemia in tutte le proprie sfaccettature, ma solo la radio è riuscita a carpire in maniera netta, asciutta e capillare le particolarità della situazione: la conformazione del mezzo radiofonico, infatti, aiuta a mettere a fuoco gli aspetti preponderanti di una vicenda.
La pulizia di informazioni e la schiettezza fra interlocutore e speaker hanno consentito un panorama vasto e variabile che consentisse una piena conoscenza degli argomenti medico-sanitari senza scadere in banalità o scivolare fuori contesto.
In piena espansione Covid, la figura del virologo è divenuta centrale tanto da caratterizzare anche i palinsesti radiofonici: ospite fisso ovunque, soltanto che in televisione, spesso, si è rischiato di prestare troppo il fianco all’infotainment trascurando le informazioni.
L’ospite in studio era inserito nel calderone mediatico e rischiava di diventare carne da macello: non a caso, spesso, è stato usato il parallelismo fra virologi e influencer. L’iperbole è dovuto proprio all’ipertrofia mediatica di queste personalità che si sono trovate – gioco forza – al centro dei meccanismi di Share e Auditel. In radio, invece, traspare quasi sempre esclusivamente l’attendibilità dell’ospite proposto: il virologo fa il virologo, senza incappare in deviazioni di sorta o finire fuori tema.
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La variabile radiofonica: come raccontare il Coronavirus da consulente per le radio
La radio, con la sua capacità di sintesi, insieme alla possibilità di argomentare in diverse maniere uno stesso argomento – caratteristica che solo una scaletta cadenzata può offrire –, ha riportato centralità al tema medico senza incappare nella scomoda situazione di parapiglia e confusione che talvolta ha animato il contraddittorio altrove. La scelta mirata delle voci a cui dare spazio ha rivelato quanto la radio riesca a fare una “cernita costruttiva” di argomentazioni senza che queste diventino oggetto di scetticismi o ripercussioni.
🦠#COVID19: ON LINE IL PRIMO BOLLETTINO SULLA DISTRIBUZIONE DELLE #VARIANTI
📊23.170 casi di infezione da 28 dicembre a 19 maggio
📌variante inglese prevalente, ad alta trasmissibilità
📌nigeriana 1,17%
📌altre varianti < 1%🔎Leggi👇https://t.co/otydqFzi60#Covid19Italia pic.twitter.com/0VjrVOZ6tO
— Istituto Superiore di Sanità (@istsupsan) May 25, 2021
Tutta la diatriba legata alle varianti del Coronavirus e ai possibili rischi, on air, è stata gestita con solerzia e professionalità. Proprio per l’indole squisitamente radiofonica di gestire gli spazi ogni blocco era intriso di possibilità e aggiornamenti piuttosto che dibattiti fine a sé stessi.
Nel mare magnum medico-scientifico, la radio si è dimostrata essere un buon collante e veicolo tanto nella fase più critica quanto in quella più gestibile e curabile. La campagna vaccinale seguita passo dopo passo anche sulla radiofrequenza ha permesso a molti di trovare il bandolo di una matassa intricata: radio come bussola nel caos. Concetto a cui abbiamo dovuto – chi più, chi meno – tutti riabituarci.
🔴#Covid19– La situazione in Italia al 25 maggio: https://t.co/8ciMmO9yfx pic.twitter.com/VtmO0t1egg
— Ministero della Salute (@MinisteroSalute) May 25, 2021
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