Una radio, un microfono… e una lezione di marketing (meglio di un master) da un mezzo pollo ad un girarrosto di Catania

Oggi voglio raccontarti una storia. Non quella di un format vincente o di un caso editoriale virale. No, è una storia semplice, quotidiana. Ma che, come il mezzo pollo di Giancarlo Sciuto, insegna più di tanti corsi blasonati. Perché il marketing – quello vero – è spesso nei dettagli, nei gesti ripetuti con amore, nella coerenza tra ciò che prometti e ciò che offri.

Se non hai ancora letto il post “Mezzo Pollo > Master in Marketing”, fallo adesso da qui. È una piccola perla. Sciuto racconta del girarrosto di Stracuzzi a Catania: un luogo dove da anni si serve solo pollo con patatine. Nulla di più. Ma fatto talmente bene da diventare un brand, una destinazione. Ecco, io quel girarrosto l’ho visto in tante radio locali. Alcune consapevoli. Altre no.

Il valore dell’identità: fai solo pollo? Fallo da Dio

Nel nostro mondo, quello della radio, si sente spesso dire: “Dobbiamo accontentare tutti”. Sbagliato. Il rischio è accontentare nessuno.

Il girarrosto serve solo pollo. Ma nessuno si lamenta. Perché lo fa benissimo. E chi entra, sa cosa aspettarsi. Lo stesso vale per la tua emittente. Se prometti musica anni ’80, devi farla vivere in ogni dettaglio: dalle sigle ai jingle, dai conduttori al tono della voce. Se sei una radio informativa, non puoi permetterti orari ballerini o approfondimenti improvvisati.

La coerenza è la prima regola del marketing.

Il jingle è il tuo profumo

Sciuto racconta del profumo che ti accoglie prima ancora di entrare nel girarrosto. La radio, da questo punto di vista, ha un potere ancora più forte: entra direttamente nel cervello (e nel cuore) dell’ascoltatore.

E allora chiediti: qual è il profumo della tua radio?
Il tuo jingle resta in testa? La voce del tuo conduttore è riconoscibile a occhi chiusi? Hai creato un ambiente sonoro coerente, accogliente, unico?

Se quando si accende la radio, bastano 3 secondi per dire “Ah, questa è Radio X”, allora sei sulla strada giusta.

Il potere della semplicità: poche cose fatte bene

La radio, spesso, soffre di bulimia. Troppi programmi, troppe rubriche, troppi speaker. Come se riempire fosse sinonimo di valore.

Il girarrosto del post non ha menu, non ha varianti. Eppure (anzi, proprio per questo) è indimenticabile.

Anche in radio: semplifica.
Se un programma funziona, dagli spazio. Lascia che diventi parte dell’identità dell’emittente. Non serve un palinsesto con 18 show in 24 ore. Serve qualità, costanza e riconoscibilità.

La qualità non si racconta, si dimostra

Il post di Sciuto è un elogio alla qualità costante. Il pollo è sempre lo stesso, le patatine pure. Nessuna sorpresa, nessun calo. E questo crea fiducia.

In radio è lo stesso. La tua qualità non si racconta con claim altisonanti, ma con la costanza: giorno dopo giorno, stagione dopo stagione. È la sigla che parte al momento giusto. È la diretta che non salta. È l’intervento che fa compagnia davvero, anche alle 6 del mattino.

La qualità è il tuo brand.

Il marketing lo fanno anche le patatine

Un dettaglio del post che mi ha colpito è il mestolo in più di patatine. Un piccolo gesto, che però lascia il segno.

Cosa significa per la radio?
Significa dare qualcosa in più. Una dedica a sorpresa, una telefonata inaspettata a un ascoltatore, una rubrica pensata davvero per il pubblico. Non costa nulla, ma vale tantissimo.

Il marketing – quello vero – è fatto anche di patatine. Non dimenticarlo.

L’esperienza vince sulla strategia

“Il pollo lo servono nel cartone, ma ti sembra porcellana” scrive Sciuto. Perché? Perché tutto il contorno crea un’esperienza memorabile.

In radio, è lo stesso.
Un’intervista banale può diventare un evento, se è incastonata nel contesto giusto. Una playlist può emozionare, se ha senso, se ha un filo narrativo, se parla al pubblico.

La differenza non la fa il contenuto, ma l’esperienza che offri.

La cortesia come strategia

C’è poi il passaggio più umano del post: il sorriso, il grazie, la cura nel salutarti. In un girarrosto. Non in un 5 stelle.

In radio, spesso dimentichiamo che parliamo a persone. Che il modo in cui ci rivolgiamo a loro vale quanto la musica che trasmettiamo. La cortesia, il calore, l’empatia: sono armi potentissime. Costano zero, ma fidelizzano come nessuna CRM.


Le 6 regole del marketing secondo un girarrosto (e secondo una radio che funziona)

Riassumiamole, come ha fatto Sciuto, ma in versione radiofonica:

  1. Specializzazione:
    Non cercare di fare tutto. Fai bene quello che sai fare.
  2. Qualità costante:
    Ogni giorno, ogni ora, ogni programma deve mantenere il livello promesso.
  3. Customer care:
    Il tuo ascoltatore è il tuo cliente. Trattalo come tale, con attenzione e rispetto.
  4. Valore percepito:
    Un piccolo extra può valere più di una campagna da mille euro.
  5. Empatia e cortesia:
    Sorridi con la voce. Entra in empatia. Fai sentire l’ascoltatore parte della tua famiglia.
  6. Esperienza:
    Cura ogni dettaglio: dalla grafica social alla voce del radiogiornale. La somma fa l’identità.

on serve un master, serve amore per ciò che fai

Il post di Giancarlo Sciuto ci ricorda che il marketing è, prima di tutto, una questione di coerenza e umanità. E la radio, più di ogni altro mezzo, ha questi ingredienti nel suo DNA. Sta a noi usarli bene.

Quindi la prossima volta che accendi il microfono, pensa al mezzo pollo di Stracuzzi. E chiediti: “Sto dando il mio mestolo in più di patatine oggi?”.


Articolo a cura di Alfredo Porcaro
C.e.o. di Consulenzaradiofonica.com
Consulente per emittenti radio fm, digital e brand-radio
Docente e formatore radiofonico

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