Il suono perfetto per la radio: cosa vogliono davvero gli ascoltatori?

Un’emittente riesce ad entrare nel cuore degli ascoltatori quando suscita in loro le più svariate sensazioni, e chi ama davvero la radio sa che il suono è emozione. Lavorare sulla qualità e la tipologia del suono che trasmette una radio, significa riconoscere l’elemento sonoro come uno dei valori fondanti dell’emozione, per questo alcune emittenti investono molto per migliorarsi in tal senso. Non si tratta solo di problemi tecnici per gli addetti ai lavori, ma le questioni che riguardano il suono toccano anche gli appassionati di radio e di musica, gli speaker, i giornalisti radiofonici e chi fa regia.

In un settore dove la qualità del suono è fondamentale per catturare e mantenere l’attenzione del pubblico, Consulenza Radiofonica si è rivolta Funky Junk Broadcast per offrire ai propri clienti l’accesso a una gamma di soluzioni tecnologiche all’avanguardia nel settore. Questa opportunità consente di aggiungere all’esperienza delle consulenze radiofoniche una proposta di soluzioni tecnologiche con prodotti di alta qualità, pensati per rispondere alle esigenze dei professionisti del settore.

Nell’intervista a Fiore Confuorto, responsabile della divisione broadcast di Funky Junk, analizziamo l’evoluzione del suono in radio condividendo riflessioni su ciò che lo rende più piacevole e coinvolgente per il pubblico. Fiore ammette subito che si tratta di un argomento provocatorio, perché in tutti questi anni di radio si è approfondito poco la questione, andando a studiare e capire cosa influenza a livello inconscio l’esperienza di chi ascolta. La domanda fondamentale da porsi è la seguente:

Cosa vogliono veramente gli ascoltatori?

F: “Ci sono degli elementi che contano e che influiscono a livello inconscio nella percezione del suono in un ascoltatore, quello principale è il non affaticamento. Il famoso Time Spent Listening, ovvero quanto tempo una persona rimane all’ascolto, dipende da diversi fattori come il contenuto o la musica che si trasmette in quel momento ma inconsciamente, quando un suono non è più gradevole, l’ascoltatore è portato a cambiare stazione. È un po’ come quando sei seduto su una sedia bellissima ma ti alzi col mal di schiena. Se la sedia è scomoda percepisci un dolore che ti fa venire voglia di alzarti. La radio è così: puoi ascoltare la migliore radio del mondo, ma se l’orecchio si affatica la causa può essere un suono poco gradevole, troppo carico o distorto”.

Quali sono i passaggi fondamentali nella creazione di un’esperienza sonora avvincente per gli ascoltatori?

F: “Partendo dal generale, la musica deve essere processata quanto meno possibile. Se viene stravolta dal punto di vista del colore, la classica equalizzazione, è un discorso perché quella è l’impronta che vuoi dare alla radio, il tipo di sonorità. Ma se parliamo delle compressioni, di quanto si schiaccia il suono per renderlo più forte di volume, allora quello influisce tantissimo sulla percezione dell’ascolto.

Per un’esperienza soddisfacente bisogna cercare un suono che sia presente ma che non sia percepito dall’orecchio come carico. Partiamo da un presupposto: in radio si usa il processore perché ci sono svariati elementi di cui tenere conto. Le canzoni sono compresse in un certo modo, le pubblicità in un altro, poi ci sono i jingle, la voce degli speaker e poi ancora le telefonate. Questi elementi sonori, se ascoltati in studio, rivelerebbero una serie di sbalzi di volume, una qualità sonora totalmente diversa da un brano all’altro, da un microfono all’altro. Quindi la prima cosa da fare è rendere omogeneo il suono che proviene da tutti questi elementi.

La seconda cosa da fare è creare un’identità sonora. A volte è possibile riconoscere un’emittente ascoltandola ad occhi chiusi, senza sapere che radio è. Questo succede per quelle radio che si dotano di un particolare timbro sonoro. C’è poi un fattore tecnico fondamentale, che riguarda il dispositivo. Se ascolti la radio dalle casse del pc o a casa, dove non c’è rumore, riesci a sentire senza problemi un brano leggermente compresso come ad esempio un pezzo su Spotify. Oggi però la maggior parte degli ascolti della radio proviene dall’auto nonostante, dal punto di vista della qualità, la macchina sia il posto peggiore dove farlo. Fortunatamente con gli impianti di oggi si raggiunge una buona qualità.

Questo discorso è importante perché l’auto ha un suo rumore di fondo continuo, il puro rotolamento. In più ci possono essere rumori dal motore o quelli che provengono dalla strada. Questo influisce negativamente sull’ascolto della radio, soprattutto se una canzone suona a volume basso, se una telefonata non si sente bene o se ci sono questi scompensi sonori. In questo caso interviene il processore che serve a mantenere gli elementi sonori tutti allo stesso volume ma soprattutto a tenere il suono sopra la soglia del rumore. Si tratta di psicoacustica, di come viene percepito il suono, come esce il suono dalle casse, come l’orecchio umano lo percepisce e come il cervello lo elabora”.

Quali innovazioni tecnologiche hanno avuto il maggiore impatto sull’audio per le radio negli ultimi anni?

F: “Posso citare in particolare due tecnologie disponibili con i processori Omnia, definita UNDO. La prima parte, il DECLIPPER, permette di ‘pulire’ i brani. Una canzone che arriva in radio dalle case discografiche viene già portata a un volume alto, in quanto i produttori vogliono avvicinare il suono del brano a quello della radio. Così facendo, quando si ascolta una canzone su una piattaforma streaming tipo Spotify o YouTube, questa risulta più enfatizzata, salvo poi ritrovarsi con il cosiddetto “effetto mattonella”, ovvero il blocco graficamente uniforme e schiacciato, quando quello stesso file viene aperto da un editor audio. È un segno che l’audio è stato eccessivamente compresso durante il mastering, riducendo drasticamente la sua gamma dinamica e creando una traccia che suona costantemente forte, ma priva di sfumature e dettagli.

Questo strumento consente, invece, di eliminare le distorsioni che sono già presenti sul file audio. Il problema aggiuntivo poi è che se si comprime un file già compresso, il suono va in distorsione. Questa tecnologia permette di pulire il file dalle distorsioni, e grazie anche all’opera di un EXPANDER MULTIBANDA, permette di “aggiungere” dinamica al brano e la rende “leggera”. Così possiamo comprimere i file, con le modalità gradite alla radio, mantenendone la qualità.

L’altra tecnologia è un clipper psicoacustico che consente all’orecchio umano di percepire solo le frequenze giuste, mentre le distorsioni vengono mascherate, nascoste. Di conseguenza il suono esce in maniera pulita, si riesce a suonare più forte e, davanti ad un suono più pieno e avvolgente, nell’ascoltatore scatta il classico effetto ‘wow’. Chi ha una radio con un processore Omnia riesce a suonare più forte e più pulito, la risultante per l’ascoltatore è un suono gradevole e più attraente”. 

Quali sono le differenze principali oggi nell’ascolto in fm, dab e web?

F: “Oggi riusciamo ad ottenere un buon suono anche in fm, nonostante il trasmettitore sia analogico e c’è un rumore di fondo. Suonare più forte e avere una buona deviazione ci permette di essere meno sensibili a interferenze e di avere una buona qualità audio anche in fm. Lo streaming è probabilmente la tecnologia dove si ottiene la migliore qualità audio. Con le tecnologie di oggi e gli algoritmi di compressione AAC si comprime il pacchetto dati di una canzone e si riesce a trasferire anche con una banda dati molto bassa, quindi anche i telefonini con poco segnale riescono a riprodurla facilmente.

Il discorso del dab è più o meno lo stesso del web, ma con un problema gigante: per ogni trasmettitore ci sono dentro tra le 12 e le 14 radio, questo vuol dire che la banda dati a disposizione per ogni radio è poca e la capacità di trasmissione dati del dab non ci consente di avere un suono di alta qualità e privo di artefatti. Così alcune frequenze vengono ricostruite artificialmente ed influisce sul gradimento dell’ascolto, quindi quando si parla di dab come ‘audio perfetto’ si intende che la radio digitale non ha tutte le problematiche dell’fm e il suono parte dalla sorgente arrivando al destinatario in modo trasparente grazie alla catena completamente digitale, ma l’’imbuto’ nel quale viaggia l’audio è talmente piccolo che quando arriva a noi è compresso (in dati) e la qualità ne risente”.

Come è cambiato il mercato dei prodotti broadcast negli ultimi anni?

F: “Negli ultimi anni, in Italia, si è apprezzata molto l’offerta di Omnia, marchio di processori fondato da Frank Foti (di chiare origini italiane) alla fine degli anni ‘80 e già conosciuto a livello mondiale in quanto è la scelta di migliaia di broadcaster a livello mondiale. Grazie a nuovi prodotti che hanno inglobato nuove tecnologie (come UNDO e Clipper Psicoacustico) e nuovi algoritmi di elaborazione, il suono prodotto dai processori Omnia risulta sempre più gradito dagli editori e direttori tecnici delle emittenti italiane, e grazie alle sapienti mani del Audio Specialist di Telos Alliance, Max Pandini (anch’egli italiano, ndr), le emittenti radiofoniche riescono ad ottenere esattamente il suono che desiderano per “caratterizzare e differenziare” la propria emittente.

È fondamentale creare un suono che piaccia agli editori e ai tecnici, ma il suono è importante anche perché permette all’ascoltatore di esserne catturato e rimanere sintonizzato. Tantissime radio negli ultimi anni sono passate a Omnia perché percepiscono un suono più gradevole e al passo con i tempi. Quando l’editore di una radio vuole migliorare la qualità della sua emittente, e mi chiede se è meglio investire in un mixer o in un processore, io rispondo sempre il processore. Il mixer ti permette di ottimizzare le procedure interne di lavoro e rendere il suono trasparente (ad esempio i mixer Axia con il protocollo AudioOverIP Axia Livewire+) da consegnare al processore. Il processore, invece, è la tua vetrina all’esterno e permette di migliorare la percezione del suono della radio in maniera esponenziale. È come in un negozio: il magazzino può avere prodotti di qualità ed essere perfetto, ma è la vetrina quella che attira e fa entrare il cliente.

È vero che grazie alle nuove funzioni dei processori audio un file di scarsa qualità può “rinascere”?

F: “Non si possono fare miracoli ma spesso si parte da file audio che provengono da una casa discografica che cerca di emulare il suono delle radio o massimizzare le compressioni, portando il brano al limite della distorsione con un suono molto saturo. Le nuove tecnologie permettono di scaricare il suono e renderlo più naturale, restituendone la dinamica. Così come nella musica classica esistono diverse intensità sonore, e uno strumento può essere suonato piano o forte, anche nella musica contemporanea vale lo stesso discorso.

Se metti a confronto un brano originale di Michael Jackson degli anni Ottanta e uno dei giorni nostri, senti che nel primo caso c’è più ampiezza, puoi percepire l’alternanza tra un suono più delicato e uno più forte. Oggi invece i brani suonano tutti schiacciati come una mattonella, e quindi quando comprimi un suono con i processori questo diventa saturo e tutti i suoni vengono percepiti allo stesso modo. Con il processore Omnia si possono togliere eventuali distorsioni sul file audio ma soprattutto si può restituire dinamica. Questo rende più omogena la trasmissione sonora ed è utile quando una radio trasmette sia brani nuovi che datati”.

Guardando al futuro dei servizi audio per le radio, quali sviluppi dobbiamo aspettarci?

F: “Ci sono già degli esperimenti che riguardano l’Intelligenza Artificiale. Il processore è fatto di una serie di tecnologie e strumenti che permettono di fare compressione ed equalizzazione, e il nostro lavoro consiste nel tarare i vari parametri secondo il nostro orecchio. Ora con l’IA si stanno facendo esperimenti di emulazione di una taratura effettuata dall’uomo, ma ad oggi grazie all’orecchio umano, ma potremmo dire tranquillamente il cervello umano, che elabora i suoni percepiti, si riescono ad ottenete risultati migliori. Il suono non è solo tecnologia o parametri tecnici, ma anche sentimento, passione, e brividi che solo un umano riesce ad avere ascoltando la sua musica percepita e provocare la pelle d’oca.

Probabilmente un giorno le tecnologie saranno più evolute e quindi diverse, invece di avere una macchina processore, magari proporremo una macchina con l’IA che fa il processore, con nuove tecnologie di elaborazione audio. Oggi fortunatamente siamo ancora agli albori, l’IA non è invasiva, ed è imperfetta, ma un domani sicuramente ci saranno ulteriori novità tecnologiche in questo campo, ma sono sicuro che sarà sempre necessaria l’istruzione umana che darà le giuste indicazioni per ottenere un suono che generi le umane emozioni.

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