Il Festival della pandemia, il Festival della paura, il Festival della ripartenza, canzoni e tamponi, pubblico sì pubblico no, la platea vuota, la città vuota.
Un settimana blindata, controllata, tra percorsi obbligati e attenzione costante. L’edizione 70+1, azzeccata l’idea di chiamarla così, va in archivio come quella dell’emergenza. In un’atmosfera rarefatta, aspettando tutti che potesse succedere non si sa bene cosa, abbiamo superato il Festival più strano della storia. Il vero trionfatore è stato zoom: sulla piattaforma di sono svolte tutte le conferenze degli artisti e le interviste singole, tutto è accaduto a distanza nel nome della sicurezza sanitaria. E anche, perché no, delle legittime paure di ciascuno di noi. Eppure è importante esserci stati, essere stati li. Perché gli eventi vanno raccontati nel momento in cui succedono dal posto dove succedono.
Il bilancio del Festival è difficile da stilare.
L’assenza del pubblico in sala e tutta la situazione al contorno, lo hanno reso un puro spettacolo televisivo. Gli ascolti non lo hanno premiato, dati alla mano, ma le attenuanti sono talmente tante che fanno meritare alla rassegna una sufficienza piena. Difficile fare di più.
Difficile anche per due colonne del piccolo schermo come Amadeus e Fiorello. Si sono aiutati a vicenda, forti dell’intesa derivante dalla lunga amicizia, hanno avuto alti e bassi ma son riusciti a condurre in porto la barca del Festival. Non passerà alla storia come uno spettacolo indimenticabile, per avere questo aspettiamo la prossima edizione.
Il bilancio musicale è tutto racchiuso nel verdetto finale.
Il trionfo dei Maneskin, al di la dei gusti di ognuno di noi, può segnare anche simbolicamente un cambio radicale della rassegna, finalmente aperta alla scena musicale contemporanea, o essere un episodio a se stante. Per scoprirlo, appuntamento al 2022. Dove potremmo ritrovare ancora Amadeus, che dopo il netto no al terzo Festival di fila, nella conferenza stampa finale ha aperto qualche spiraglio al ter.
La considerazione finale racchiude una speranza: con attenzione, cura e rispetto delle regole, si può tornare a fare spettacoli dal vivo. È difficile, ma si può fare.
Articolo a cura di Gerardo De Vivo per Consulenza Radiofonica
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