Rubriche e premi fedeltà, il necessario contributo per far sì che ogni ascoltatore si senta parte integrante di un’emittente. Uno spazio necessario in grado di annoverare sempre più consensi.
La radio trova forza motrice nella condivisione: il mezzo radiofonico si tramanda da secoli grazie, soprattutto, al contributo degli ascoltatori. Ogni persona sintonizzata è un tassello importante di questo mosaico. Ciascun ascolto è un patrimonio da coltivare, difendere e alimentare. Il trascorrere del tempo e l’aumento delle possibilità e dei mezzi di trasmissione ha fatto sì che gli ascoltatori diventassero sempre più protagonisti: non solo ascolto passivo, ma anche interazione. In principio c’erano le dediche, poi è arrivato il premio fedeltà. Le richieste di ogni ascoltatore vanno assecondate, così inizialmente si passavano le canzoni su richiesta – per enfatizzare un determinato brano – (cosa che saltuariamente viene ancora fatta) e con l’andare del tempo si è formulato un vero e proprio sodalizio fra pubblico e conduttore che trova contezza e compimento in diverse rubriche programmate. Nello specifico, attualmente, i premi fedeltà non sono altro che espedienti per far arrivare un fan in diretta: telefonicamente e, poi, se il caso lo richiede, in presenza.
Rubriche e premi fedeltà: come coinvolgere l’ascoltatore
Inoltre, i premi fedeltà sono spazi dedicati – ognuno con un nome precipuo – in cui veicolare gadget e materiale dedicato da regalare all’ascoltatore attraverso giochi o prove da superare. Questo espediente (tanto tecnico quanto dialettico) ha permesso veri e propri scambi indimenticabili: ascoltatori che, con il tempo, sono divenuti speaker di una determinata emittente proprio grazie all’assiduità con cui telefonavano – e intrattenevano – in redazione. Fra gli esempi più fulgidi, troviamo Danilo Contalo, in arte Danilo da Fiumicino, che a Radio Deejay ha portato la sua rubrica “C’hai mai fatto caso”. Quel determinato spazio radiofonico è nato proprio da una frase che l’uomo era solito ripetere ogniqualvolta telefonava in Via Massena per parlare con i propri beniamini. Diretta dopo diretta è nato un rapporto imprescindibile di cui nessuno (compresa la fan base dell’emittente) poteva più fare a meno. Proprio perché rubriche e premi fedeltà sono un’occasione ulteriore per concedere spazio agli ascoltatori.
#ciamafattocaso che, quando ti si fulmina una lampadina, hai solo ricambi con l’attacco piccolo, anche se hai solo lampadari con l’attacco grande? @dafiumicino
— Gabriele Lele Corsi (@corsi_gabriele) January 16, 2021
L’ascoltatore nei programmi per le radio: una ribalta graduale
La radio era – e resta – inclusione: questa certezza si è evoluta negli anni consentendo sempre maggiori approcci con quella che viene definita “quarta parete radiofonica”. Un modo diretto e semplice per abbattere (metaforicamente e concettualmente) quel vetro ideale che separa lo speaker dal resto del proprio bacino d’utenza: l’interattività e l’interazione ai suoi massimi per creare una commistione di intenti e suggestioni che porta al perfetto funzionamento di un ingranaggio – quello radiofonico – che funziona sia con l’apporto di coloro che la radio la fanno nel senso più pratico e caratterizzante del termine, ma anche con il contributo di coloro che il medesimo mezzo sono soliti viverlo e assimilarlo in maniera totalizzante.
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Articolo a cura di Andrea Desideri



