Radio Yacht, una finestra verso il mondo – Intervista a Roberto Barone

Una stazione radiofonica basata sull’estetica e l’emozione: Radio Yacht

C’era una volta una radio da favola, una radio posata sullo strato più profondo della musica; questa radio aveva capito le persone che della musica fa emozione, un vestito da indossare, addirittura un tatuaggio da disegnare sul corpo. Una radio che c’è ancora. Si chiama Radio Yacht, un progetto psichedelico, talmente attraente da coinvolgere l’unità terrestre: Spagna, Francia, Stati Uniti; sono solo alcuni dei continenti visitati e serviti da Roberto Barone – uomo di radio – che con Lunare Project ha inventato ciò che non esisteva, ha inventato una finestra verso il mondo.

Cos’è Radio Yacht?

Una stazione di genere. Abbiamo preso il mondo della radio analogica (strategie, tecniche, visione) e l’abbiamo messo su qualcosa che non definiamo web radio. La scelta di lavorare sull’estetica fa in modo che Radio Yacht abbia uno spirito internazionale, anche se nasce a Napoli. È l’idea di creare un mondo di appartenenza legato al trend. Si va dalla musica lounge a quella elettronica, passando per la deep house. Si muove dentro contesti specifici, accompagna i brand di profilo rappresentando il gusto del pubblico.

Avevi idea del pubblico che avrebbe ascoltato questa musica?

Abbiamo fatto un test in passato usando un prodotto con respiro internazionale, legato all’identificazione dettagliata 

del pubblico. L’idea di Radio Yacht si è concretizzata quando siamo andati a Ibiza, Miami, Montecarlo, Mykonos, e abbiamo capito chi è l’utente: uno che abbia amore per il sound. È comese avessimo fatto un abito sartoriale. Immagina che il logo è stato disegnato da uno stilista. Dopo qualche anno le persone tatuano sulla pelle il nostro marchio. Quando un professionista tatua il marchio sulla sua pelle ti rendi conto che sei andato oltre l’adesivo sulla macchina. Abbiamo lavorato sull’emozione dell’anima e del corpo con grande attenzione ai dettagli e all’estetica. È una finestra verso il mondo. 

Allora la musica è davvero qualcosa che si indossa.

Abbiamo lavorato 8 mesi solo per dare il via al test; e abbiamo testato 2 anni. Tutto deve essere accomunato dal gusto. Questa non è una radio di programmi ma una radio dove sai che puoi trovare valori: il sorriso che ti porti a casa, profondità attraverso note ipnotiche e riflessione dietro alla ricerca di quella versione del disco dove c’è stata grande attenzione di redazione e ascolto. Bisogna essere sicuri che un disco abbia realmente questi valori. In 40 anni di radio ne ho viste tutte, qui volevo che l’emozione non fosse qualcosa di abusato. Poi c’è Lunare Project che è la firma della nostra musica. È l’imprinting chiaro dello stile. Quello che è stato promesso a parole lo devi trovare nei fatti.

Possiamo definirlo un progetto di marketing?

Un progetto fatto di musica, strategia e marketing emozionale. Ti portiamo in una vacanza immaginaria, inaspettata. Tutto questo è frutto di uno studio dettagliato messo a punto da tecnici. E noi rispondiamo a chiunque scriva. Lo stile è quello di rappresentare la sensibilità che va mantenuta con musica e persone.

Il pubblico lo capisce?

Abbiamo provato la radio in FM prima di tornare sulla nostra piattaforma. All’inizio qualcuno è rimasto deluso, adesso però si sposta. Le persone si organizzano per ascoltarci prendendosi il lusso di spiegare come si modifica l’impianto dell’automobile attraverso un tutorial condiviso.

Quindi la musica è emozione?

La musica è il nostro primo linguaggio, la comunicazione che consente di arrivare a un pubblico che non è legato esclusivamente al nostro territorio. Parli con quello che ti scrive dall’Inghilterra, dalla Russia o dall’America. Abbiamo speaker di diverse lingue, tutto per una sorta di mix tra linguaggio reale e musica.

 

Nessuna trasmissione in FM potrà mai regalarvi un suono perfetto e coinvolgente così come quello delle radio digitali”. È così?

Le frequenze che hai sul digitale non puoi averle in FM. E nessuna FM può rendere liberi.Quando utilizziamo la metafora per dire che potremmo rappresentare un’immaginaria finestra verso il mondo ci riferiamo all’uscita di sicurezza verso la fantasia. Se cominci ad ascoltare musica su un impianto legato al tuo computer o smartphone è difficile tornare indietro. Abbiamo ascoltatori che si abituano a noi e ammettono di avere difficoltà quando ritrovano le radio generaliste. Ma con grande eleganza, non critichiamo mai. La gente riconosce cura e professionalità.

Ripeti tutto questo ai tuoi studenti universitari?

Non faccio un lavoro di iniziazione rispetto alla radio, insegno a fare radio. Dopo aver lavorato per tanti gruppi radiofonici ho capito che devo lavorare per le cose alle quali credo. Il mio grande problema è stato conversare con editori che ragionavano in modo esclusivamente logico. Insegno ai ragazzi a usare la logica, sì, però partendo dall’anima. Facciamo progetti sensoriali, bendiamo facendo sentire le sensazioni, i colori, l’energia della musica; poi la classifichiamo, passiamo al linguaggio e al branding. Pensare che la radio sia solo parola senza musica non è ciò che piace a me.   

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