Essere una Radio Green oggi non è solo una scelta ambientale. È una scelta di gestione. Ogni editore sa che la propria emittente consuma energia, utilizza infrastrutture digitali, produce rifiuti elettronici e dipende da sistemi che devono funzionare senza interruzioni.
L’impatto invisibile del settore media e telecomunicazioni
Secondo l’International Telecommunication Union (ITU), il settore delle tecnologie digitali e della trasmissione dati è responsabile di una quota compresa tra l’1,8% e il 3,9% delle emissioni globali di gas serra, un ordine di grandezza paragonabile a quello dell’intero comparto dell’aviazione. Ma il tema non riguarda solo la CO₂. Riguarda anche il consumo di energia, l’utilizzo di materie prime, la gestione dei RAEE e la crescente esposizione agli eventi climatici estremi, che rappresentano un rischio concreto per la continuità operativa delle emittenti.
L’analisi preliminare: misurare l’impatto reale dell’emittente. Quante di queste domande una radio si pone concretamente?
Quanto inquina una radio? La mia radio conosce davvero il proprio impatto ambientale? Qual è il consumo energetico annuale dell’emittente? Quanto incidono gli impianti di trasmissione sulla bolletta? Qual è il ciclo di vita delle apparecchiature? Come vengono gestiti i rifiuti elettronici? La radio è preparata a garantire la continuità del servizio in caso di blackout, alluvioni o eventi meteorologici estremi?
Il pilastro “Environmental”: soluzioni tecnologiche ed efficientamento energetico
Il pilastro E (Environmental- Ambiente) dell’ESG significa proprio questo: misurare, pianificare e migliorare anche dal punto di vista economico. Le tecnologie oggi disponibili permettono risultati concreti. L’adozione di sistemi di trasmissione più efficienti può ridurre sensibilmente il consumo energetico degli impianti. L’utilizzo di infrastrutture cloud alimentate da fonti rinnovabili consente di diminuire l’impatto ambientale delle attività digitali. Software di monitoraggio energetico possono spegnere automaticamente gli apparati non utilizzati, limitando sprechi e costi. Ogni intervento produce un doppio beneficio.
Per approfondire il discorso abbiamo chiesto ad un esperto, Fiore Confuorto responsabile broadcast Funky Junk
“Un primo esempio riguarda i processori audio. Lo storico Orban Optimod 8100 aveva un assorbimento indicativo compreso tra circa 19 e 40 VA, a seconda della configurazione e della presenza di moduli aggiuntivi.
Il moderno OmniaXII ha invece un consumo massimo dichiarato di circa 76 W. Il suo consumo diretto non è quindi necessariamente inferiore a quello del vecchio processore analogico, ma bisogna considerare che si tratta di un sistema molto più completo, capace di svolgere contemporaneamente più processi all’interno della stessa unità.
OmniaXII può gestire l’elaborazione audio per FM, DAB e streaming, includendo anche l’encoder per lo streaming, l’encoder RDS, l’encoder µMPX e diversi strumenti di analisi e monitoraggio del segnale. Integra inoltre ingressi digitali, collegamenti Audio over IP, controllo remoto e doppio alimentatore ridondante.
In passato, molte di queste funzioni avrebbero richiesto l’installazione di più apparecchiature separate, ciascuna con il proprio alimentatore e il proprio consumo energetico.
Un ulteriore esempio riguarda i trasmettitori FM.
Negli ultimi anni anche questi apparati sono diventati molto più efficienti grazie all’utilizzo di amplificatori allo stato solido, alimentatori switching e sistemi di controllo più evoluti.
I moderni trasmettitori FM riescono a trasformare una quota maggiore dell’energia elettrica assorbita in potenza effettivamente trasmessa, riducendo le dispersioni sotto forma di calore.
Ad esempio, secondo quanto riportato nelle schede tecniche di TEM Italy, un moderno trasmettitore FM con una potenza di uscita di 5.000 W può avere un assorbimento massimo di circa 6.700 W. Questo corrisponde a un’efficienza complessiva indicativa di circa il 75%.
La maggiore efficienza permette quindi di ridurre non solo il consumo diretto del trasmettitore, ma anche l’energia necessaria per la ventilazione e la climatizzazione del sito.
Meno consumi, meno costi e più leva reputazionale.
Per una radio, dimostrare attenzione alla sostenibilità significa anche rafforzare la propria reputazione verso inserzionisti, istituzioni e stakeholder. La sostenibilità, quindi, non è soltanto un adempimento ma diventa il vero vantaggio competitivo. Se vuoi capire da dove parte la tua emittente e
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Consulenza Radiofonica. e studieremo insieme il tuo caso.
Articolo a cura della Dott.ssa Katia Izzo
Manager della sostenibilità e della parità di genere
Dottore Commercialista e Mediatore Civile