Da diverso tempo ormai gli smartphone non hanno più la radio FM incorporata. A oggi infatti è possibile ascoltare la nostra emittente preferita unicamente da aggregatori radiofonici in streaming o da applicazioni delle stesse aziende. Un processo che ha fatto abbastanza discutere in passato, in quanto erano in molti a temere un eccessivo consumo della rete dati con questa modalità di ascolto: alla fine però il cambiamento è stato accettato, e per le stazioni radiofoniche è stato anche un banco di prova dove poter sperimentare nuove idee. Ma cos’ha determinato la scomparsa delle radio FM dagli smartphone?
Come mai la radio FM è scomparsa dagli smartphone?
La responsabilità dietro questo profondo cambiamento è di natura legislativa. A seguito della direttiva europea 2018/1972, la sparizione delle radio FM dagli smartphone è stata recepita dalla Legge n. 205/2017, la quale all’art.1 comma 1044 stabiliva che:
“Al fine di favorire l’innovazione tecnologica, a decorrere dal 1º giugno 2019 gli apparecchi atti alla ricezione della radiodiffusione sonora venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale integrano almeno un’interfaccia che consenta all’utente di ricevere i servizi della radio digitale. Per le medesime finalità, a decorrere dal 1º gennaio 2020 gli apparecchi atti alla ricezione della radiodiffusione sonora venduti ai consumatori nel territorio nazionale integrano almeno un’interfaccia che consenta all’utente di ricevere i servizi della radio digitale.“
Come possiamo leggere dunque, lo scopo finale della normativa era introdurre nella vita comune degli ascoltatori la Radio DAB, cioè la radio digitale. Nel testo però non è specificamente menzionato lo smartphone, che però verrà inserito successivamente all’art.28 comma 5 del decreto Sblocca Cantieri:
“[…] per «apparecchi atti alla ricezione della radiodiffusione sonora» si intendono i ricevitori autoradio venduti singolarmente o integrati in un veicolo nuovo della categoria M (( e N )) nonché i ricevitori con sintonizzatore radio che operino nelle bande destinate al servizio di radiodiffusione secondo il Piano nazionale di ripartizione delle frequenze di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 5 ottobre 2018, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 244 del 19 ottobre 2018 ad esclusione delle apparecchiature utilizzate dai radioamatori e dei prodotti nei quali il ricevitore radio é puramente accessorio. (( Per gli apparati di telefonia mobile e per i veicoli nuovi di categoria N gli obblighi di commercializzazione al consumatore, di cui all’articolo 1, comma 1044, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, decorrono dal 31 dicembre 2020. Per i veicoli nuovi della categoria M sono fatti salvi i veicoli prodotti in data antecedente al 1° gennaio 2020 e messi in circolazione sul mercato fino al 21 dicembre 2020, entro il limite del 10 per cento dei veicoli messi in circolazione nel 2019 per ciascun costruttore. ))“
Da qui capiamo che la radio FM non è più incorporata negli smartphone dal 1° gennaio 2021: da una parte, i nuovi prodotti non avrebbero integrato la funzionalità nei nuovi prodotti: dall’altra, gli apparecchi telefonici venduti in Italia prima di quella data sono stati costretti a spegnere il servizio, un processo che è avvenuto tramite un aggiornamento che ha disabilitato la funzione e ha lasciato gli ascoltatori con la sola possibilità di usufruire della radio in streaming. Questo processo ha obbligato i produttori a integrare la Radio DAB, la quale richiede uno specifico chip che all’epoca era presente in rarissimi dispositivi di telefonia mobile. Con il senno del poi, possiamo affermare che questa trasformazione non ha causato enormi disagi agli utenti.
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