Radio FM per l’automotive: obbligo o tutela?

Da qualche mese è aperto il confronto su un tema che a prima face potrebbe apparire irrilevante, ma di fatto non lo è!

E’ lecito chiedersi se le nuove auto debbano essere dotate di un ricevitore radio FM, anche in presenza di un sistema di infotainment connesso a Internet.

Chi ha il compito di decidere come i cittadini debbano ricevere le informazioni a bordo della propria auto?

Il mondo dell’automotive la racconta così, imporre per legge un ricevitore radio è un vincolo inutile che frena l’innovazione e aumenta i costi di progettazione, non avrebbe senso installare una radio, oggi in un’epoca in cui tutti hanno uno smartphone e chiunque è connesso.

C’è però un dettaglio che questa narrazione lascia fuori, streaming e infotainment connessi permettono di profilare chi ascolta, raccogliere dati sui comportamenti, vendere pubblicità su misura. La radio via etere, invece, è gratuita, non traccia nessuno e non genera ricavi pubblicitari diretti per chi produce l’auto o gestisce la piattaforma.

Perché la radio in auto è un diritto, non un optional.

L’articolo 21 della Costituzione contempla il diritto all’informazione sotto un duplice aspetto: il diritto a informare e il diritto a essere informati — principio ripreso anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Un’auto senza ricevitore FM toglie a chi guida un canale di accesso alle notizie, che continuano a trasmettere anche quando le reti telefoniche si intasano.

Allerte meteo, informazioni sulla viabilità, comunicazioni della Protezione Civile sono servizi che, a oggi, nessun’altra rete riesce a garantire con la stessa affidabilità della radio FM.

In montagna, in molte zone interne del Paese, la copertura dati resta incostante. Per chi guida in questi territori, la radio è spesso l’unica fonte di informazione sempre disponibile, aiuta a garantire l’uguaglianza sostanziale tra cittadini, a prescindere dal luogo in cui vivono.

Trasformare un servizio gratuito e universale in qualcosa che dipende da un abbonamento, dalla disponibilità di dati, da una copertura di rete, non è un vero progresso tecnologico.

L’obbligo di installare un ricevitore FM non può essere visto come un limite all’innovazione, a essere limitato, semmai, sarebbe il diritto a essere informati — un diritto che dovrebbe restare gratuito per tutti.

Un simile “obbligo”, del resto, non può considerarsi tale proprio perché si traduce in una forma di tutela per l’ascoltatore/consumatore che si ritrova ad essere garantito da un insieme di diritti che hanno come comune denominatore la libertà.

Articolo a cura di Emanuela Lombardi. Avvocato – Legal Manager & Advisor

 

 

 

 

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