I recenti dati del 31° Studio Economico sul Settore Radiotelevisivo Privato Italiano certificano
una fantastica ed unica verità: la radio è l’unico media tradizionale con una crescita strutturale, con i
ricavi aggregati in aumento e una raccolta pubblicitaria dinamica. Infatti l’audio si conferma un
ecosistema vitale e altamente attrattivo per gli investitori. Tuttavia, addentrandosi nelle pieghe del comparto locale, emerge un quadro a due velocità che ci porta ad una profonda riflessione manageriale.
Un mercato frammentato tra leader e micro-imprese
Da un lato è doveroso celebrare il ritorno all’utile per l’emittenza territoriale, capace di generare
un solido saldo positivo nel 2023. Dall’altro, ci scontriamo frontalmente con una polarizzazione
estrema delle risorse: un manipolo di 24 emittenti concentra ben il 37% dei ricavi, mentre 194
micro-imprese si contendono un residuale 9% del mercato. La pubblicità locale cresce dell’1% e rappresenta, praticamente, oltre il 76% dei ricavi totali del segmento. Le radio locali impiegano 1.757 addetti, confermandosi il primo e vero motore occupazionale del comparto (58,6% della forza lavoro totale).
Il vero salto di qualità non è hardware
Di fronte a tutto questo mi chiedo: qual è la traiettoria per quelle 194 emittenti chiamate a
difendere i propri margini e la propria identità? La risposta non risiede più nell’aggiornamento
tecnico. L’acquisto dell’ultimo processore audio o il potenziamento dei
trasmettitori, pur importanti, non bastano più a garantire un vantaggio competitivo.
Oggi, il vero spartiacque tra chi prospera e chi si limita a sopravvivere è la visione aziendale. Il
salto di qualità richiede un posizionamento di marketing di altissimo livello, un’analisi
delle metriche di ascolto (ma non solo un po’ tutti i dati che anche studi interni o digital ci restitusicono) e un’ottimizzazione chirurgica dei metadati. Sono questi gli asset che permettono di creare e scolpire a lettere cubitali nell’etere l’identità dell’emittente. Tutto intercettare i budget pubblicitari in espansione sul territorio.
Dal presidio passivo alla governance strategica
Il capitale umano c’è ed è fortemente radicato a livello locale, ma per generare marginalità
deve essere inserito all’interno di processi aziendali fluidi e moderni. Strutturare procedure
chiare trasforma una semplice stazione radiofonica in una media company efficiente, capace
di offrire ad agenzie e clienti diretti un prodotto inattaccabile, sia sotto il profilo editoriale che
commerciale. I budget ci sono e l’attenzione del pubblico non è mai mancata. Ora tocca agli editori compiere l’ultimo passo: compiere una transizione netta dalla mera gestione operativa a una
vera e propria governance strategica, affidandosi a competenze manageriali specializzate per
dominare il mercato di domani.
Articolo a cura di Alfredo Porcaro
C.e.o. di Consulenzaradiofonica.com
Consulente per emittenti radio fm, digital e brand-radio
Docente e formatore radiofonico