La professionalità in radio non è un concetto così scontato

La professionalità in radio non è caratteristica così diffusa come sembra. Anzi, molto spesso viene data per scontata, e questo può comportare (soprattutto in chi pensa di averla) presunzione, vanagloria e saccenteria. Tale requisito non si costruisce semplicemente con il passare degli anni, ma bisogna sapersela guadagnare, anche attraverso la stima e il rispetto dei colleghi (e, in certi casi, degli ascoltatori).

La professionalità in radio riguarda tutti

Nell’ultima puntata della stagione 2019/2020 di “Colazione con il CEO“, Alfredo Porcaro, fondatore di Consulenza Radiofonica, ha fissato un concetto quanto mai nevralgico: la professionalità in radio non è scontata. Ogni ingranaggio facente parte di questa macchina, infatti, deve essere in grado di saper esprimere abilità e competenza, ammettendo anche quando sta sbagliando.

Ad esempio, allo speaker non basta avere una bella voce o avere una dizione tecnicamente perfetta se, d’altro canto, non sa accrescere il proprio bagaglio culturale oppure non riesce ad amalgamare una critica dell’ascoltatore o un appunto del proprio direttore artistico.

Allo stesso modo, un direttore artistico non guadagna professionalità semplicemente perché fa la radio in un certo modo da 30/40 anni – anche perché è impensabile riproporre un modello radiofonico di 5/6 anni fa. In sostanza, non bisogna accontentarsi, ma bisogna essere umili e non credersi meglio degli altri. Come sempre, infine, una regola aurea: mettetevi sempre in gioco.

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Di cosa abbiamo parlato la scorsa settimana?

La scorsa settimana “Colazione con il CEO” ha spiegato perché è importante non stravolgere i palinsesti in estate.

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