Le canzoni che dedicate al mondo della bicicletta ed al ciclismo. A cura di Italo Mastrolia

Siamo a ridosso del Giro D’Italia 2019  quindi è più che normale la nostra ricerca sui brani che “cantano” la bicicletta ed il ciclismo

Stavolta ci occupiamo delle canzoni italiane che si sono in qualche modo dedicate al mezzo di locomozione più utilizzato e diffuso nel mondo: la bicicletta.

Ovviamente non si può evitare, in questo contesto, di ricomprendere i brani musicali che – direttamente o indirettamente – hanno reso un tributo al grande fenomeno sportivo del ciclismo e dei suoi indimenticabili protagonisti.

Anni 50 e 60

Bellezza in bicicletta (Silvana Pampanini) “Ma dove vai bellezza in bicicletta? Così di fretta pedalando con ardor”. Correva l’anno 1951 e questa canzone era dedicata all’unica donna che partecipò al Giro d’Italia del 1924, la ciclista Alfonsina Strada.

Ciao mama del Quartetto Cetra (1961) è una spassosa canzoncina sul ciclismo di quei tempi, fatto di immensi sacrifici e tanti sogni.

Signore, io sono Irish, brano d’esordio dei New Trolls del 1968 (produzione artistica di F. De Andrè). Il protagonista del brano, Irish, deve farsi 30 miglia all’andata e 30 al ritorno per andare a lavorare; e prega il Signore di fornirgli al più presto una bicicletta: un’allegoria per rappresentare il bisogno di parlare con Dio. Il testo è del poeta genovese Riccardo Mannerini mentre la musica di Gian Piero Reverberi.

I 70

Bartali (di Paolo Conte, 1973) è il tributo al leggendario campione del ciclismo Gino Bartali, uno dei più grandi campioni del ciclismo di tutti i tempi.

La bicicletta “al femminile” viene cantata in Pedala pedala (una ragazza al Giro d’Italia) da Teresa De Sio (1977): “Bella ragazza che vai in bicicletta uscendo presto di casa senza cappello e senza parabrezza per il tuo giro d’Italia oh, pedala, pedala, pedala”.

Anche in Giorni di neve (Claudio Baglioni, 1978) ritroviamo la storia di una ragazza che, con le “scapole in fuori”  affronta i suoi “giorni di neve” insieme abbracciando la sua “amica a due ruote scontrosa e selvaggia”.

Agnese di Ivan Graziani, 1979: “Io vado in bicicletta  per sentirmi vivo alle cinque di mattina con la nebbia nei polmoni, però non c’è più Agnese seduta sul manubrio a cantar canzoni”.

80 con Cocciante, Ferradini e Belli

In bicicletta (Riccardo Cocciante, 1982) è il grande omaggio alla bicicletta, allo strumento di svago di tutti: “Passeggiando in bicicletta accanto a te, pedalare senza fretta la domenica mattina”

Coppi, di Gino Paoli (1988) omaggia l’indimenticabile e famosissimo campione piemontese: “un omino con le ruote contro tutto il mondo”

Bicicletta, del 1983, scritta da un esordiente Marco Ferradini insieme all’indimenticato Herbert Pagani “Ho davanti la campagna e dietro la periferia, e pedalo piano piano verso nord. Girasoli, granturco, che mi frega del Concorde, vado via sulla mia nuova bicicletta”.

Ladri di biciclette (Paolo Belli – Ladri di biciclette), una canzone scherzosa e paradossale del 1989, che vede ‘protagonista’ una band sgangherata di innocui ladruncoli: “Il nome che portiamo non è una novità noi le rubiamo le bici giù in città”. Un tema (quello del furto della bicicletta) che i “ladruncoli” di Paolo Belli ripropongono nel 2000, insieme a Francesco Baccini, con Sotto questo sole: “Ruba una bici e andiamo e chi lo sa si parte sul serio dai, fuggiamo alla grande, fuggiamo da star”.

Anni 90

Sono Felice (Elio e le storie tese) del 1993 è il rifacimento di “Sono felice”, brano presentato da Milva al Festival di Sanremo nel 1990, con musica di Biagio Antonacci e testo di Ron. Il brano subisce sostanziali variazioni: “Felice” da aggettivo diventa un nome di persona, quello del grande ciclista Gimondi. La sua sfortuna fu quella di gareggiare nello stesso periodo di Eddie Merckx, detto “il cannibale”. Su questo rapporto amaro ha poi scritto anche Enrico Ruggeri, nel 2000, con la sua Gimondi e il cannibale, sigla del 83° Giro d’Italia.

Il bandito e il campione del 1993 (scritta da Luigi De Gregori): la vera storia di due amici, legata al ciclismo di un tempo, quello eroico fatto di fango e polvere delle strade sterrate, di biciclette pesanti e di copertoni imbracciati dai corridori. È la storia di un campione del ciclismo (Costante Girardengo) e del suo amico bandito (Sante Pollastri), nati e cresciuti a Novi Ligure, a cavallo tra Liguria e Piemonte, da povere famiglie contadine. La bicicletta, in modi del tutto diversi, “è un mezzo di riscatto per tutti e due” (come scrive Marco Ventura nel suo libro dedicato a questa storia).

Dal 2000 in poi

Sono in fuga di Lucio Dalla, sigla del Giro d’Italia del 2003: “Sono in fuga, sono in fuga, pronto ciao sto pedalando, spingo, curvo freno, cambio, guardo il cielo e salgo in alto, come un falco sto planando”.

Silenziosa velocità, di Paolo Conte (2008): “Una bici si declama come una poesia per volare via”, un altro omaggio al ciclismo del maestro di Asti.

La bicicletta (Radici nel cemento, 2009) grande tributo alla bicicletta della band laziale, ritmo orecchiabile e testo asciutto per raccontare i grandi vantaggi di andare in bicicletta: risparmio e salute fisico-mentale.

Mezza estate di Cesare Cremonini è stata la sigla del 96° Giro d’Italia, del 2013: “Cameriere, per piacere fammi bere c’ho una sete favolosa, al mio amore porti una gazzosa, sono in fuga per la maglia rosa, lascio le finestre spalancate, passa il Giro per le strade, tutto il resto non conta più.

Un capitolo a sé meritano le canzoni scritte in ricordo di Marco Pantani, il “Pirata” del ciclismo.

Prendi in mano i tuoi anni dei Liftiba; la band rock è la prima, in ordine di tempo, a dedicare una canzone a Pantani. Pubblicata l’anno successivo alla storica doppietta (Giro d’Italia e Tour de France): è il 1999, l’anno di Madonna di Campiglio, l’anno che rappresenta l’inizio della straordinaria avventura. Senza un vincitore di Alexia (2004), “E continuo a vivere nei pensieri tuoi, a cosa serve piangere con me tu correrai”: bastano questi versi per comprendere la sincera dedica al Pirata dalla cantautrice spezzina, l’unica donna ad aver firmato un pezzo in sua memoria. In fuga (Francesco Baccini) del 2005, descrive l’ultima fuga del Pirata, quel campione “dal sorriso un po’ triste” che neppure la “pioggia” fermerà. L’ultima salita che cantano i Nomadi (2006) è quella da cui non si può più scendere, è quel tunnel che porta il Pirata a lasciare per sempre questo pianeta. Le rose di Pantani, del 2006, scritta due poeti: Gianni D’Elia e Claudio Lolli dipingono un ritratto molto profondo della vicenda del Pirata: “Le rose che attendevano Pantani, piene di spine e sole di dolore, dal podio del mondo alle ferite mani”. E mi alzo sui pedali degli Stadio. La canzone è stata scritta nel 2007 da Giancarlo Bigazzi, Saverio Grandi, Gaetano Curreri e Marco Falagiani, contenuta nell’album Parole nel vento e colonna sonora del film televisivo Il pirata, è un ritratto della fragilità del grande Marco Pantani, dall’apice del successo fino al dramma finale.

Post a cura di  Italo Mastrolia per Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air

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