Umberto Labozzetta lascia Radio Bellla&Monella. A darne l’ufficialità è stato prima lo stesso station manager e poi un comunicato stampa pubblicato da Fm-word.it: “Due anni importanti, quelli di Labozzetta, che concluderà esattamente il 30 settembre“. Qualche mese fa, avevamo già contattato Labozzetta per chiacchierare con lui della nostra passione comune, la radio. Oggi, però, lo abbiamo raggiunto telefonicamente per capire cosa ci sia dietro questa scelta.
Labozzetta, bentornato. Come mai la decisione di lasciare Radio Bellla&Monella?
È una decisione condivisa. Ho fatto due anni molto intensi, anche molto difficili: portare il tuo modo di fare radio e cercare di dare indicazioni quando ci sono delle abitudini diventa abbastanza difficile, soprattutto nel farsi intendere o nell’essere d’accordo su strategie su cui stai lavorando. Però i punti erano molto chiari. Mi sento di ringraziare Roberto Zanella, non solo per la possibilità che mi ha dato, ma per tutto il supporto che ho avuto da lui e dalla sua famiglia, editori lungimiranti e, soprattutto, persone capaci. Loro hanno molte emittenti, non solo Radio B&M, in totale sono sette radio, un impegno mica da ridere, abbastanza complicato, perché ognuna di queste radio ha un target e un progetto editoriale molto differente.
Comunque, dopo due anni credo di aver finito il mio percorso, nel senso che tu porti avanti il tuo progetto e le persone che lo hanno seguito e immagazzinato hanno bisogno di andare per la loro strada, e quindi proseguire tranquillamente. Dal canto mio, facendo tante cose, pur amando la radio, ho dovuto fare delle scelte.
In questi anni, i punti condivisi con l’editore su cui ho lavorato sono stati quattro. Trattandosi di un interstation, con competitor locali e nazionali, ho messo l’informazione locale al primo punto. Fare un’ottima informazione che valorizzasse il territorio era il punto fondamentale su cui ho lavorato, con la costituzione di una redazione che necessitava di poter fare un lavoro di ricerca, di attenzione. Perciò ho creato una fitta rete di collaboratori, e soprattutto di azioni sul territorio che permettessero di essere presenti in maniera veloce e continuativa, con un numero di notiziari maggiori e la collaborazione con Viaggiando, che gestisce l’autostrada Brescia-Trieste.
Secondo punto, metter mano all’archivio musicale, seguendo ovviamente quelle che erano le indicazioni del target di riferimento, un range che andava dai 35 ai 60 anni, con musica 60% internazionale, 40% nazionale, con attenzione sui nuovi elementi italiani. Oltre a migliorare ancora di più il rapporto con le case discografiche.
Terzo punto, l’aspetto tecnico: costruire nel clock l’identità dell’emittente, con gli spazi dedicati agli speaker, con le rampe giuste per intervenire, dando all’ascoltatore l’idea di essere accompagnato mentre ascoltava la radio. Infine, ultimo aspetto, la fidelizzazione: costruire maggiormente il target di riferimento e fidelizzarlo. È chiaro, in questi anni ci sono stati ritardi causati dalla consegna dei dati della TER, che non permettevano a chiunque di poter lavorare nell’immediato, saper se stavi facendo bene o male, se il pubblico fosse cresciuto o meno e via discorrendo. Oggi nel 2018, secondo me, avremo bisogno di avere dei dati che siano un attimino più veloci.
La mia è una risposta lunga, ma credo servisse, perché sono stati anni nei quali ho avuto la possibilità di lavorare con dei professionisti. Questo lo dico perché non si deve pensare che chi lavora in una radio locale sia meno professionale di chi sta in un network. È chiaro che, all’inizio, una mentalità diversa, un modus operandi diverso ha reso un po’ il lavoro complicato, con delle frizioni, ma capita ovunque. Però poi hanno capito qual era l’intenzione del mio lavoro.
Quanto dici di aver concluso un percorso, ti riferisci a Radio B&M o alla radiofonia in generale?
Mi riferisco al percorso con Radio B&M. Da anni, nel mio lavoro di consulente per le radio, iniziato dopo il periodo a Radio Deejay, ho collaborato in fase alterna con molte altre emittenti. Ma ho concluso il mio percorso a Radio B&M, non quello radiofonico. Non ti nascondo che negli ultimi mesi ci sono state anche delle battute, delle cose con alcune emittenti, ma non ho deciso niente. In questo momento non so se è mia intenzione a breve dedicare ancora del tempo alle radio, anche perché con questi cambiamenti che ci sono non è semplice. Ma ora voglio fermarmi, voglio riflettere un po’ e guardare cosa c’è d’interessante all’orizzonte.
Sicuramente la radio è parte della mia vita, da sempre. Adoro la radio, adoro ascoltarla, soprattutto adoro farla, e vorrei che ci fosse meno paura nel cercare di lanciare nuovi elementi, di poter dare più spazio a giovani talenti. Non che quelli che ci siano non lo siano, ma perché, secondo me, c’è bisogno di un ricambio generazionale immediato. E questo se ne dovrebbero accorgere in primis gli editori e, in seconda battuta, anche i direttori. In questi due anni a R&M ho avuto la capacità di testare molti giovani, che magari non avevano neanche fatto radio. Molti di loro, poi, appena hanno saputo che me ne andavo, mi hanno mandato attestati di stima, gente che mi ringrazia per aver lavorato con me e aver appreso delle metodologie che sono utili per crescere professionalmente.
Labozzetta, ultima domanda: quali sono i progetti che continuerai a seguire?
In questo momento, la priorità è Sanremo 2019, sto lavorando per le attività che si svilupperanno per il prossimo festival. Poi, sto lavorando sul nuovo disco di Jack Savoretti, che uscirà a marzo, anticipato dal lancio del singolo a gennaio. In più altri progetti: in questo momento sto seguendo un artista friulano, Doro Gjat, e un duo country-pop, Blonde Brothers: c’è il lancio del loro disco il 12 ottobre, sono ottimi musicisti, scrivono bene… ma sai, trovare lo spazio per i giovani bravi nella musica è sempre molto complicato. Ci sono altri 2/3 progetti su cui sto lavorando, non sono ancora pronti per essere lanciati, ma lavorare sulle nuove proposte – che oggi non vengono correttamente definite – è la mia passione. Ci sono in ballo anche i Change, che tornano dopo 33 anni con un disco meraviglioso, molto di qualità, e molte altre cose di cui non posso parlare. Ci sarà anche un concorso dedicato ai giovani artisti che partirà a fine giugno 2019, con indicazioni a marzo, in collaborazione con un grosso brand. In più un altro evento dedicato alle chitarre a maggio nelle città di Jesolo.