La dizione è una caratteristica necessaria se si vuole lavorare con la voce, sebbene negli ultimi anni il dialetto ha trovato una sua collocazione anche nel mondo radiofonico e del podcasting. Oggi sapere usare la dizione a menadito non è più un requisito essenziale, ma consigliato. Ciò perché tale strumento non serve solo a pronunciare le parole in maniera corretta, ma anche a scandire le proprie espressioni, anche se dette in romanaccio o in napoletano. Insomma, l’importante è essere chiari al microfono, e la dizione è l’utensile più utile che ci sia. Scopriamo qualche esercizio per allenarla.
Allenare la dizione: la matita tra i denti
Uno degli esercizi più consigliati per migliorare la propria dizione è mettere una matita in mezzo ai denti e leggere il testo. Una volta fatta quest’operazione, rileggi lo stesso testo liberandoti della matita. Noterai tu stesso che le parole sono più fluide e ritmate rispetto a prima.
Scandisci bene ogni sillaba
L’esercizio della matita serve per comprendere l’importanza di scandire le parole. L’obiettivo della dizione è permettere alla persona di saper articolare al meglio i suoni delle parole, e su questo il conduttore si deve allenare. In questo caso un altro allenamento utile è leggere un testo scandendo ogni sillaba presente. In questo modo, avrai ben chiare le parole che dovrai affrontare durante il tuo discorso.
Leggi ad alta voce
Un altro consiglio per migliorare la propria dizione è leggere le parole ad alta voce, se possibile segnalando ogni accento presente nel tempo. È molto importante conoscere il suono dei vari fonemi, la loro musicalità, che ti permetterà addirittura, una volta che sarai diventato un professionista, di storpiare le parole a tuo piacimento.
Leggi molti scioglilingua
Il trucco più vecchio del mondo: leggere numerosi scioglilingua ad alta voce per permettere alla tua mente di memorizzare ritmi e musicalità delle parole. Così facendo allenerai anche il tuo cervello ad affrontare parole complesse da pronunciare. Ad esempio puoi leggere queste frasi:
- Trentatré trentini entrarono in Trento, tutti e trentatré trotterellando.
- Tito, tu m’hai ritinto il tetto, ma non t’intendi tanto di tetti ritinti.
- Tre tozzi di pan secco in tre strette tasche stanno. In tre strette tasche stan tre tozzi di pan secco.
- Stanno stretti sotto i letti sette spettri a denti stretti.
- Mi attacchi i tacchi tu che attacchi i tacchi? Io attaccarti i tacchi a te? Attaccati te i tuoi tacchi tu che attacchi i tacchi.
- Nell’anfratto della grotta trentatré gretti gatti si grattano.