Dati d’ascolto radio: gli illustri assenti del 2017

I dati d’ascolto di un’emittente ne determinano la sopravvivenza. Per capire meglio quest’assunto, può servire un esempio. Un’azienda qualsiasi, che propone sul libero mercato un prodotto o un servizio, ha solo un modo per stabilire se ciò che offre ha successo: l’interesse da parte degli acquirenti. Più unità vendute o più abbonamenti sottoscritti significano maggiori introiti.

Nel caso di una radio, il processo è più complicato.

Il prodotto di un’azienda/emittente è un palinsesto radiofonico e lo immette sul “mercato”, ossia l’etere (termine generico in cui possiamo includere anche il web e le trasmissioni digitali). Il suo successo sarà determinato dal numero di ascoltatori che scelgono di ascoltarla. Nel caso delle radio private, la principale e unica fonte di ricavo economico è data dalla vendita degli spazi pubblicitari. Più è vasto il pubblico, più cari saranno i posti nei cluster commerciali. Ne consegue una semplice equazione: più ascolti equivalgono a maggiori introiti.

In un’azienda radiofonica i dati d’ascolto arrivano ogni 3 mesi. Due volte in maniera riservata per ogni editore. Le altre due in forma pubblica, i cosiddetti semestrali, che rivelano al mercato lo “stato di salute” di radio nazionali e locali. Grazie a quei dati, gli editori sanno se il prodotto che stanno offrendo è gradito o meno al proprio pubblico. Quindi, possono correggere il tiro ove necessario e/o raccogliere i frutti delle proprie scelte azzeccate.

Chi rileva i dati d’ascolto in Italia?

Nel nostro Paese, le prime rilevazioni sull’ascolto radiofonico a carattere continuativo risalgono al 1975. Nel 1988 nacque Audiradio, che rilevava gli ascolti delle reti Rai insieme a quelli delle emittenti private. Audiradio cessò di esistere il 21 giugno 2011. Da gennaio 2012 a dicembre 2016, della rilevazione si è occupata Gfk-Eurisko, tramite l’indagine Radio Monitor.

Dal gennaio 2017, ad occuparsi delle rilevazioni è il TER, il Tavolo degli Editori Radiofonici. Costituitasi il 1° aprile 2016, la nuova realtà è costituita dai principali imprenditori del mondo radiofonico italiano. L’intento dichiarato è quello di avere dati più precisi, con metodologie di indagine più accurate. Che però, ad oggi, ancora si basano sull’obsoleto modello CATI (interviste telefoniche agli utenti). Ancora non c’è traccia della più affidabile tecnologia basata sul Meter (la rilevazione automatica su un campione statistico di apparecchi riceventi).

Qualcosa però, è andato storto. I primi dati erano attesi per giugno, la pubblicazione è slittata poi a settembre e infine a novembre. Al momento, insomma, gli imprenditori radiofonici sono senza dati d’ascolto da quasi un anno.

Cos’è successo? Stando a un’indiscrezione pubblicata dal sito Dagospia, i dati preliminari forniti agli editori e relativi solo alle loro emittenti avrebbero scontentato molto i piani alti di alcune grosse emittenti partecipanti al TER. Radio i cui editori si sarebbero messe di traverso per impedirne la diffusione.

Chi controlla i controllori?

Il punto è tutto qui. Se chi è oggetto di un giudizio può evitare che tale giudizio sia reso pubblico, che senso ha il giudizio stesso? E se un risultato fosse buono per una parte dei giudicati e meno buono per l’altra? Chi ha più potere non sarà sempre portato ad imporre il proprio interesse su quello degli altri? Tutto questo, a scapito principalmente dei piccoli editori e delle radio locali. I quali, infatti, non possono interpretare le loro performance rispetto al resto del mercato. Né approfittare di buoni dati sulla carta per cercare nuovi sponsor.

In una realtà radiofonica che tende sempre di più all’accentramento (se ne parla qui) e dove pochi grandi colossi fanno incetta della maggior parte degli introiti pubblicitari, un ritardo anche di pochi mesi arreca un enorme danno ai piccoli editori. Un danno economico causato ad una fetta dell’imprenditoria radiofonica che al momento può solo sperare che l’embargo finisca presto.

Soprattutto, che questo teatrino tutto all’italiana non si ripeta ogni volta che, nei prossimi anni, sarà il momento della pubblicazione dei dati d’ascolto.

1 commento su “Dati d’ascolto radio: gli illustri assenti del 2017”

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