Censura alla radio, quando e perché la libertà d’espressione dà fastidio

Quanto è importante il diritto di parola alla radio? Quando e come, nel corso degli anni, la censura è stata applicata in ambito radiofonico?

diritto di parolaA volte lo diamo per scontato, ma senza la libertà di parola verrebbe meno l’essenza dello Stato di diritto nel quale viviamo. La Costituzione, infatti, fonda lo Stato moderno sulla visione del diritto di ognuno ad esprimere il proprio pensiero. Nello specifico, è l’articolo 21 a recitare che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Nella radio moderna è fondamentale che questo diritto sia sempre presente, e un atto di censura nei confronti di un programma potrebbe ripercuotersi minando la libertà di ciascuno di noi. Perciò la libera circolazione di parole, pronunciate all’interno di un discorso o nella strofa di una canzone, è essenziale affinché si mantenga viva una pluralità di idee e giudizi. Questa libertà, però, non è stata sempre scontata e concessa nel corso degli anni.

La censura nella musica

Ripercorrendo gli albori della radio, fin dai suoi primi anni di vita l’Eiar (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) rifiutò la messa in onda di musica straniera. Le ragioni riguardavano perlopiù questioni politiche, etiche o religiose. Sorprendentemente, nel 1936 l’Ente diede spazio, seppur per breve tempo, alla musica jazz specialmente nei programmi trasmessi in tarda serata. Ben presto, però, il regime fascista si concentrò sulla censura delle cosiddette “canzoni della fronda”, i cui testi erano ritenuti offensivi o inadatti.

trio leccanoDurante la Seconda Guerra Mondiale furono censurate molte canzoni perché accusate di essere contrarie agli ideali del regime. Tra queste ricordiamo “Silenzioso show” di Norma Bruni, meglio conosciuta come “Abbassa la radio”, accusata di essere un invito ad ascoltare Radio Londra (emittente clandestina che trasmetteva messaggi destinati alla resistenza). Ricordate invece “Tulipan”? La cover della canzone “Tulip-time”, del Trio Lescano, fu censurata negli stessi anni perché le tre sorelle di origine ebrea, oltre ad essere bandite dall’Eiar, furono arrestate perché accusate di rivolgersi ai nemici del regime fascista con le loro canzoni.

Artisti imbavagliati

eiarSuccessivamente l’istituzione della Commissione d’Ascolto della Televisione italiana, vietava la trasmissione di tutte quelle canzoni contenenti riferimenti più o meno espliciti al sesso, alla politica e alla Chiesa. Un esempio anche un po’ ridicolo è il brano “La pansè”, censurato per i suoi contenuti ammiccanti ma divenuto comunque molto popolare. Tra gli autori censurati spiccano poi grandi nomi della musica italiana come Domenico Modugno e Luigi Tenco, le cui canzoni furono incriminate per riferimenti più o meno espliciti all’amore carnale che, a quanto pare, non poteva essere cantato liberamente per non urtare la sensibilità dei benpensanti. Francesco Guccini (“Dio è morto”) e Lucio Dalla (“4 marzo 1943“), invece, ebbero a che fare con la censura per contenuti di tipo religioso considerati dalla commissione di ascolto “pericolosi”.

Con l’avvento della rivoluzione sessuale nel 1969 cominciarono a manifestarsi le prime aperture, segno che anche in Italia, sulla scia di quanto accadeva in America, i costumi e il modo di pensare delle persone stavano cambiando. Ma fu soprattutto con la fine del monopolio della Rai nel 1974 e la nascita delle radio libere, che finalmente la libertà di espressione assunse una forma più concreta anche attraverso l’etere.

La censura oggi

Ai giorni nostri può farci sorridere pensare alle parole trasmesse un tempo in radio, sottoposte a rigide censure, e in più siamo ormai abituati a sentire non solo critiche di ogni genere, ma pensieri veicolati a volte attraverso un linguaggio molto forte (ma che rispecchia comunque il modo di parlare comune). Tuttavia ancora oggi può capitare di imbattersi in episodi di censura nei confronti della radio. 

censura radio radioUno piuttosto recente è quello capitato a Radio Radio, emittente romana e talk radio con grande seguito. Il canale YouTube ‘Radio Radio Tv’ è stato infatti momentaneamente chiuso per ‘violazione delle Norme della community’. Secondo la piattaforma web, l’account incriminato avrebbe favorito la pedo-pornografia diventando un luogo predatorio nei confronti dei bambini. Radio Radio, sul piede di guerra per difendere la libertà di espressione, contro ogni tipo di censura, ha specificato che i contenuti realizzati e pubblicati sono nient’altro che ciò che accade quotidianamente sulle frequenze dell’emittente, la quale gode di una concessione di legge sotto il controllo dell’AGCOM e del MISE.

Un problema più ampio

Oltre alla questione personale, che potete approfondire qui, ciò rappresenta un problema più ampio perché tocca quelle aree grigie della legislazione sul web in cui si imbattono diverse realtà, non solo radiofoniche. Questo spiega perché il caso Radio Radio abbia avuto una risonanza tale da interessare non sono il Parlamento italiano, ma anche le istituzioni europee attraverso un’interrogazione.

In conclusione, riflettere sul diritto che ognuno di noi ha nell’espressione del proprio pensiero e sui suoi confini, è fondamentale ancora oggi per garantire pluralismo e giustizia sui mezzi di diffusione. Il dibattito è sempre aperto e in continuo aggiornamento e, cosa più interessante, può contribuire ai propositi e ai nobili fini del mezzo di comunicazione radiofonico.

Articolo a Cura di Elisabetta De Falco per Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air!

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