Un “fail” mascherato da stabilità. Analisi di un trend che non convince… almeno fino alla recente pubblicazione dei dati annuali e del 4 trimestre 2025
Piccole premesse necessarie: sono pure letture di dati, molti cicli di rilevazione non possono essere matematicamente e statisticamente messi a paragone perchè elaborati con metodologie diverse e da aziende diverse (Ter – Audiradio) quindi non devono essere presi come analisi ma pure riflessioni di operato.
Con questa serie di articoli vorrei analizzare con leggerezza ma con un occhi comunque critico, costruttivo ed aperto al dialogo i dati annuali di alcuni (o forse lo farò di tutti) network e di come sono cambiati negli anni. Partiamo da Rai Radio 2 che dal 2018 ad oggi ha cambiato 3 direttori.

Guardando il grafico degli ascolti annuali (Giorno Medio) di questo periodo, la prima impressione potrebbe essere quella di una “tenuta”. Ma se grattiamo sotto la superficie e applichiamo un occhio clinico da consulenti, quella linea piatta racconta una storia ben diversa.
Non è stabilità. È un lento scivolamento. È, per usare i nostri termini, un “Fail mascherato da stabilità”. Ecco perché.
1. La stagnazione non è un successo
Partiamo dai fondamentali. Nel 2018, all’inizio della gestione, Rai Radio 2 contava 2.587.000 ascoltatori nel Giorno Medio. Nel 2022 (ultimo dato ufficiale TER disponibile prima dell’uscita della Rai dalle rilevazioni), l’emittente si attestava a 2.638.000.
La calcolatrice non mente: in cinque anni di lavoro, investimenti e cambi di palinsesto, il saldo netto è di appena +51.000 ascoltatori. In un mercato radiofonico che si evolve alla velocità della luce, rimanere fermi allo stesso palo per oltre un lustro equivale, strategicamente, ad arretrare. Mentre i competitor macinavano formati e flussi, Radio 2 ha “galleggiato”.
2. L’illusione ottica del 2021 (Il rimbalzo fisiologico)
I difensori della gestione potrebbero indicare il 2021 come l’anno d’oro, con quel picco a 2.753.000 ascoltatori. Ma siamo onesti: quel dato va contestualizzato. Il 2021 è stato l’anno del “rimbalzo” post-pandemia per tutto il mezzo radiofonico. Dopo il crollo della mobilità del 2020 (anno “spezzato” e non rilevato interamente), la gente è tornata in auto e le radio sono tornate a respirare. Radio 2 ha semplicemente beneficiato della marea che si alzava per tutti. La vera sfida era mantenere quei numeri quando l’acqua si sarebbe calmata. E qui arrivano le note dolenti.
3. La discesa reale (-115k in due anni)
Il dato più preoccupante non è il pareggio sul lungo periodo, ma il trend a breve termine. Dal picco del 2021 (2.753.000) al 2022 (2.638.000), Rai Radio 2 ha perso per strada per la bellezza di 115.000 ascolti. Significa che l’exploit post-Covid non si è convertito in ascolto fedele. Gli ascoltatori “di ritorno” non hanno trovato un motivo valido per restare sintonizzati. Mentre Radio 2 “galleggiava” sui 2,6 milioni, altri competitor (penso alle reti Mediaset o a RDS in certi frangenti) lavoravano sui flussi in modo più aggressivo.
4. L’identità ibrida: tanta TV, poca Radio?
C’è poi il nodo editoriale. Questi sono stati gli anni della Visual Radio spinta all’estremo, dei grandi showman televisivi (pensiamo al fenomeno Viva Rai2), della radio che voleva disperatamente farsi vedere oltre che sentire. Il risultato? Un enorme hype mediatico, sicuramente tanta “Pop Culture”, ma poca sostanza sui quarti d’ora medi. I numeri ci dicono chiaramente che trasformare la radio in un “canale TV accessorio” crea rumore, ma non costruisce quella fedeltà d’ascolto tipica delle grandi radio di flusso o di personalità ben calibrate. La radio si ascolta, la TV si guarda: confondere i due mezzi, alla lunga, non paga in termini di Giorno Medio.
Il Verdetto
Analizzando la curva 2018-2022, non vediamo una crescita strutturale, ma una linea che, depurata dall’effetto Covid, mostra una preoccupante immobilità tendente al ribasso. Avere a disposizione le risorse, i talent e la potenza di fuoco della Rai per chiudere un ciclo settennale sostanzialmente “in pari” rispetto alla partenza, è un risultato che lascia l’amaro in bocca.
Non chiamiamola stabilità. Chiamiamola occasione mancata.
Ma tutto questo fino a metà anno 2025.
Con l’uscita dei dati annuali della scorsa settimana la cosa cambia leggermente. Per ragioni ovvie non abbiamo dati del 2023 o del 2024 perchè l’emittente non era iscritta ma se guardiamo il dato dal 3° al 4° trimestre si percepisce che il cambio di rotta è inesorabile: 277.000 in soli 3 mesi

Rimango aperto al confronto ripetendo la premessa iniziale. Sono pure letture di dati, molti cicli di rilevazione non possono essere matematicamente e statisticamente messi a paragone perchè elaborati con metodologie diverse e da aziende diverse (Ter – Audiradio) quindi non devono essere presi come analisi ma pure riflessioni di operato.
Articolo a cura di Alfredo Porcaro
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Docente e formatore radiofonico