Se la radio fosse un film della Marvel, Capitan America sarebbe il direttore artistico che rimprovera lo speaker Tony Stark per aver utilizzato un linguaggio improprio durante una diretta. Così come nel film “Avengers: Age of Ultron”, anche in radio la battaglia per realizzare un linguaggio idoneo ai propri ascoltatori è una battaglia infinita. Eppure ci sono alcune accortezze da seguire per arrivare all’obiettivo finale.
Parlare in radio: come costruire un’identità linguistica?
In passato ci siamo già soffermati su questo argomento, mettendo in risalto come il linguaggio sia una componente imprescindibile per l’identità della tua radio. Il pendolo della disfida comunicativa varia dall’estremo “Parla come magni” all’altro estremo “Cerca di essere impostato”. Come sempre, la verità sta nel mezzo, e un bilanciamento delle due parti non guasta. Tuttavia, in alcune circostanze, è necessario prendere posizione per creare un’identità radiofonica ancora più forte, e dunque per essere facilmente riconoscibile dal pubblico.
Prendiamo alcuni dei casi italiani più noti: lo Zoo di 105 e La Zanzara sono due programmi radiofonici contraddistinti da un linguaggio forte, duro, graffiante e che sfocia nel turpiloquio, ma con un fondamento, con un ragionamento dietro che permette alle due redazioni di costruire una chiara struttura comunicativa attorno ai conduttori (e non solo). Badate bene però: replicare ciò non è affatto semplice, e non basta ‘ruttare’ qualche parolaccia per essere in grado di fare il loro mestiere. Dietro c’è uno studio immenso e capacità comunicative notevoli. In questa sede, a noi interessa solo un punto: posizionarci verso l’una o l’altra estremità del pendolo ci aiuta a rendere la nostra comunicazione più riconoscibile tra gli ascoltatori.
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Che tipo di comunicazione serve per parlare in radio?
L’esempio estremo citato poc’anzi ci aiuta a rispondere a un’altra domanda: se devo parlare in radio, che comunicazione dovrò usare? La risposta è abbastanza semplice: bisogna essere il più chiari possibile, anche se i toni sono particolarmente graffianti. Non bisogna mai parlare di un argomento creando confusione nell’ascoltatore, anche se si tratta del tema più semplice su cui dibattere. Qualsiasi tema tu stia affrontando, lo devi fare con puntualità, precisione e chiarezza, in modo tale da essere alla portata di tutti.
Una comunicazione semplice è adatta alla radio, un mezzo trasversale che può essere ascoltato da un pubblico formato da giovanissimi così come da ascoltatori over 60. Catturare l’attenzione di chi sta ascoltando la diretta non è affatto semplice, dunque è bene evitare l’uso di tecnicismi o paroloni compresi solo da una fetta ristretta di popolazione. Inoltre, bisogna sempre tenere a mente che l’interlocutore ascolta la radio mentre sta facendo altro, come guidare, cucinare, viaggiare in treno: un linguaggio chiaro e semplice arriverà sicuramente alle sue orecchie.
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Parlare in radio: la competizione tra i conduttori
Se è vero che le aziende radiofoniche sono in rivalità tra loro per accaparrarsi gli ascoltatori, è altrettanto vero che all’interno della stessa azienda i conduttori possono vivere una sana competizione su chi riesce ad avere maggiore pubblico. Spesso però questa faida dalla buona fede rischia di minare un pilastro importante dell’emittente: avere un’identità precisa nel modo di comunicare.
Non bisogna dimenticare infatti che, come tutte le aziende di ogni settore lavorativo, anche la radio ha una propria mission, dei target di riferimento e degli obiettivi da centrare a fine mese. Dunque è necessario che la locomotiva radiofonica viaggi all’unisono, anche nel linguaggio. È opportuno quindi che ogni speaker della radio sia in grado di comunicare allo stesso modo, cioè utilizzando un linguaggio semplice e chiaro che rimandi all’identità dell’emittente. Ciò non significa utilizzare tutti le stesse parole, ma usare un modus operandi simile che richiami l’originalità dell’azienda. Altrimenti, il rischio è di creare il fenomeno delle mille radio in una.
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