Da un po’ di tempo circola uno studio sorprendente: secondo analisi basate su dati di Spotify e The Echo Nest, a partire circa dai 30–33 anni il nostro gusto musicale si “congela”. In pratica, superata quest’età in media smettiamo di scoprire nuovi artisti e torniamo ad ascoltare i brani del passato. I dati del blogger Ajay Kalia indicano che, nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la quota di musica contemporanea nelle nostre playlist diminuisce progressivamente fino a stabilizzarsi verso i 35 anni, quando le nostre preferenze si definiscono definitivamente. Lo studio segnala due fattori chiave: da giovani esploriamo generi e hit del momento, mentre dopo i 30 anni tendiamo a riscoprire la musica “della nostra giovinezza”, anche se ormai non è più sulla cresta dell’onda. Insomma, la sensazione nostalgica spinge molti ad ancorarsi alle playlist di un tempo invece che cercare nuovi suoni.
Il sondaggio Deezer: il blocco musicale a 30 anni
Un’indagine più recente di Deezer su 1.000 ascoltatori britannici conferma che questa “paralisi musicale” scatta già intorno ai 30 anni. Circa il 60% degli intervistati afferma di sentirsi bloccato in un “fossato musicale”, ascoltando solo canzoni e artisti già noti. Le motivazioni emerse dal sondaggio sono varie:
- Sovraccarico di scelta: il 19% ammette di sentirsi sopraffatto dalla mole di generi e canzoni disponibili.
- Impegni di lavoro e famiglia: il 16% attribuisce il blocco a carichi lavorativi esigenti e l’11% a tempo dedicato ai figli.
- Mancanza di tempo: quasi la metà (47%) vorrebbe avere più tempo da dedicare alla scoperta musicale, segno che non è la pigrizia ma la vita frenetica a frenare la ricerca di novità.
- Nostalgia: infine, esiste un effetto psicologico ben documentato: il cervello adolescenziale – tra i 12 e i 22 anni – attraversa fasi di grande ricettività ai nuovi stimoli, consolidando poi i brani di quel periodo come “colonna sonora” personale.
In pratica, incrociando diverse ricerche: tutti da giovanissimi esploriamo i suoni del momento con curiosità; con l’età la platea musicale si restringe, privilegiando la familiarità emotiva delle hit d’un tempo. Da un lato l’ampliarsi dei sottogeneri e la quantità di scelta ci scoraggiano, dall’altro l’accumularsi di impegni quotidiani lascia meno spazio alle scoperte.
Un fenomeno che favorisce i “veterani” della musica
Questa tendenza può non essere del tutto negativa per le radio e alcuni artisti. Una quota consistente di pubblico adulto diventa infatti poco ricettiva alle uscite fresche, optando per repertori consolidati e nostalgia. In pratica, gli artisti “adulti” (ovvero con un repertorio storico alle spalle) beneficiano di una base fedele di ascoltatori: i loro successi sono ancora richiesti e sui social hanno meno bisogno di virali promozionali. Viceversa, gli emergenti faticano a penetrare le fasce 30+ proprio perché questi ascoltatori tendono a ignorare le novità. Non a caso, le attuali strategie di marketing musicale (campagne social, playlist sponsorizzate, “teaser” su TikTok ecc.) risultano molto più efficaci sui giovani under 30, mentalmente aperti alla scoperta e sempre alla ricerca di trend.
Implicazioni per i format radiofonici
Per le radio questo “taste freeze” significa che i format dovranno tener conto delle preferenze per fascia d’età. I dati Nielsen 2025 mostrano infatti che gli ascoltatori oltre i 35 anni dedicano fino al 74% del proprio tempo audio alla radio, mentre tra i 18–34 la quota è del 47%: valori che ribadiscono come la radio resti il mezzo principe per la fascia più adulta. Pertanto, le stazioni rivolte ai trentenni e quarantenni (spesso classificate come Adult Contemporary o Classic Hits) tenderanno a privilegiare playlist di successi passati e repertori familiari, allineandosi al gusto nostalgico di quel pubblico. Al contrario, i format giovanili (Top 40, Urban, ecc.) dovranno continuare a puntare su uscite recenti, remix e hit del momento, in modo da intercettare una platea abituata alla varietà e alla scoperta continua.
In pratica, ogni palinsesto radiofonico dovrà calibrare il mix musicale su misura per il proprio target anagrafico. Ad esempio programmi dedicati ai grandi classici (ad es. format “Throwback” o “Hits anni ’80/’90/2000”) troveranno ascolto costante tra gli over 30. Comprendere il fenomeno del “taste freeze” aiuta le radio a scegliere al meglio le proprie playlist, bilanciando le spinte nostalgiche con il bisogno di freschezza musicale: un equilibrio cruciale per mantenere vivo l’interesse di tutti gli ascoltatori.
Articolo a cura di Alfredo Porcaro
C.e.o. di Consulenzaradiofonica.com
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Docente e formatore radiofonico