Aprire le porte vs alzare i prezzi. Lezioni di valore per le radio da Parigi e dallo streaming

Questa settimana il mercato ci ha messo davanti a due strade diametralmente opposte. Da una parte c’è chi alza i muri (e i prezzi), dall’altra c’è chi spalanca i portoni. E per noi che facciamo Radio, la lezione che ne esce è forse la più importante di questo inizio anno. Parliamoci chiaro: la battaglia per l’attenzione non si gioca più solo su “chi ha la musica migliore”. Oggi si vince sulla percezione del valore. Vi racconto perché, analizzando un WIN clamoroso e un FAIL che deve farci riflettere.

Il WIN: quando la radio diventa “Casa” il caso di Radio France

La mossa geniale arriva dalla Francia. Radio France non si è limitata a fare da sponsor a un festival: ha trasformato la sua sede, la leggendaria Maison de la Radio et de la Musique, nel festival stesso. Per tre giorni, dal 23 al 25 gennaio, gli studi, i corridoi e gli auditorium sono diventati il palco dell’Hyper Weekend Festival. Pensateci un attimo: artisti come Youssoupha che suonano letteralmente “dentro” la radio, in mezzo al pubblico. Perché questa cosa funziona maledettamente bene? Perché in un mondo dove tutto è digitale e impalpabile, dire all’ascoltatore “vieni a casa mia, ti faccio vedere dove nasce la magia” crea un legame che nessun algoritmo può replicare. Non è solo ascolto, è un’esperienza fisica. L’ascoltatore smette di essere un numero e diventa un ospite. E intanto, crei contenuti social e on-air per settimane.

Il FAIL: il “muro” di Spotify

Mentre a Parigi aprono le porte, negli USA Spotify conferma nuovi aumenti per l’abbonamento Premium. E la reazione del pubblico? Ovviamente pessima. Il punto non è l’inflazione (quella tocca tutti), ma il come lo chiedi. Gli utenti sono furiosi perché il prezzo sale, ma l’esperienza resta identica: l’audio Hi-Fi è ancora un miraggio per molti e l’app è sempre più intasata da roba che nessuno ha chiesto. L’errore qui è di superbia: trattare l’utente come un portafoglio da spremere senza dargli nulla in cambio, né a livello tecnico né emotivo.

Cosa ci portiamo a casa (o meglio in radio)?

Guardando questi due esempi, la strada per le nostre emittenti locali e nazionali è chiarissima.

  1. Basta nascondersi: Radio France vince perché abbatte la barriera di vetro. Anche noi, nel nostro piccolo, dobbiamo tornare a essere luoghi fisici. Facciamo entrare la gente in studio, trasmettiamo dalle vetrine, organizziamo aperitivi in redazione. Se l’ascoltatore ti vede in faccia e ti stringe la mano, ti perdona tutto, anche lo spot di troppo.
  2. L’esperienza batte il prezzo: se le piattaforme diventano costose e fredde, la Radio gratuita deve diventare il rifugio caldo e umano. Dobbiamo offrire quella curatela e quella compagnia che Spotify non sa dare.
  3. Create i vostri eventi: smettiamola di fare solo i media partner degli eventi degli altri. Creiamone di nostri. Un evento “firmato” dalla radio vale doppio, perché il ritorno d’immagine (e il divertimento) resta tutto in casa.

Mentre le piattaforme alzano i paywall, noi dobbiamo spalancare le porte. È lì che vinciamo.

Vuoi creare un evento che porti davvero gli ascoltatori dentro la tua radio, ma non sai da dove iniziare? Scrivimi, buttiamo giù due idee insieme.

Articolo a cura di Alfredo Porcaro
C.e.o. di Consulenzaradiofonica.com
Consulente per emittenti radio fm, digital e brand-radio
Docente e formatore radiofoni
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