Rosaria Renna una delle regine dell’etere in Italia

Inutile negarlo: Rosaria Renna è tra le regine della radiofonia italiana.

Dagli esordi ne è passato di tempo e mentre la radio cambiava veste – seppure senza modificare la sua natura – la “voce più sexy” diventava un punto di riferimento, costruiva un rapporto di vicinanza psicosociale con gli ascoltatori che hanno iniziato a provare un po’ di nostalgia quando, inaspettatamente per molti, Rosaria lasciava RDS per Radio Montecarlo. Un passaggio accompagnato da giustificato interesse, stima e affetto. E tanto clamore.

Qualche mese fa il suo passaggio da RDS a Radio Monte Carlo. Si aspettava tanto clamore?

Diciamo che il clamore mi ha fatto piacere. Significa che in molti mi seguono e sono interessati a quello che faccio, ed è una bellissima sensazione.

Onestamente non mi aspettavo la mole di email e messaggi su tutti i social in cui, oltre a professarmi stima e affetto, in molti si dichiaravano affranti per il cambio di abitudine. Pare che io abbia accompagnato persone in auto, trascorso pomeriggi in negozi vari, aiutato a studiare un sacco di persone che, senza la mia voce a quell’ora e in quella radio, si sono sentite improvvisamente perse. Le testimonianze di affetto mi hanno colpito profondamente, alcune sono state veramente commoventi. E di questo non posso che essere grata.

Rifarebbe questa scelta?

A dire il vero già da sola l’incredibile esperienza che ho vissuto alla Mostra del Cinema di Venezia con RMC radio ufficiale, valeva il cambio di casacca. Dieci giorni di red carpet e interviste con divi di Hollywood, premi Oscar ed eccellenze assolute del grande schermo: un sogno per una appassionata come me! Se ho un rimpianto, al momento, è non aver cambiato radio prima!

Nel 1997 viene eletta dai lettori della rivista “TV Sorrisi e Canzoni” la voce più sexy della radio. Sono passati vent’anni da allora. Cosa è cambiato?

Il mondo sembra andare a una velocità folle, sono cambiate molte cose. Ma non la mia fame di esperienze, la mia voglia di mettermi alla prova, il mio continuo desiderio di vivere, vivere, vivere.

Che tipo di rapporto hanno gli ascoltatori con la radio del nuovo millennio?

Anche se oggi abbiamo smartphone e web, e ci sono supporti diversi per ascoltare la radio, quello che gli ascoltatori vogliono non cambia mai: informazione, musica, compagnia. Certo la sfida per chi fa radio è essere sempre un passo avanti, sempre informato su tutto, perché oggi in tempo reale interagiscono e ti riprendono o criticano. È molto stimolante però, ti costringe ad essere sempre “acceso”.

E gli speaker con gli ascoltatori?

Nei limiti del possibile a me piace interagire con gli ascoltatori, che oggi ti raggiungono in tempo reale con messaggi o sui social. A me piace leggere quello che scrivono, rispondere, dialogare se riesco. Certo il tempo è sempre poco per fare tutto, io cerco di ottimizzare.

Possiamo dire che il conduttore radiofonico debba essere pure un ottimo intrattenitore?

Ma certo, è così. Non c’è bisogno che sia un comico di Zelig, ma di sicuro deve essere in grado di raccontare fatti e storie in maniera accattivante, deve strappare sorrisi, saper cogliere l’essenza delle cose, rendersi interessante. La comunicativa è la dote essenziale per chi parla alla radio, o alla Tv o su YouTube.

 

È importante per i conduttori di oggi conoscere i pezzi che annuncia o disannuncia e i relativi artisti?

Dipende da che tipo di radio si fa. Se è un contenitore comico o di informazione e la musica è solo il collante si può anche non essere ferrati in materia. Però il radiofonico puro è un tipo un po’ malato che ricorda date, copertine, tracce e curiosità di vinili o cd. Penso che, comunque, un po’ di cultura musicale non possa che arricchire il bagaglio di chiunque.

Che ne pensa dei talent radiofonici e delle accademie che attirano a sé tanti giovani sognatori?

Che la radio non si insegna: si impara ascoltando quelli bravi e facendola. Una volta nelle tante radioline private dove molti di noi, me compresa, hanno cominciato. Oggi nelle web radio, che sono la palestra indispensabile per chi sogna questo mestiere. Ma mi capita di partecipare a seminari incontrando ragazzi che vorrebbero fare la radio: gli dico subito che l’unica cosa che posso fare è condividere con loro quel po’ di esperienza che ho accumulato in qualche annodietro al microfono. Pensandoci bene, è la cosa più preziosa che posso dare loro. Ma imparare a farla, poi, sarà compito loro.

Per Maurizio Costanzo la radiovisione è “una radio che studia la televisione” (Guardare la radio di Simone di Biasio; Mimesis Edizioni, 2016). Anche per lei è così?

La radiovisione è una furbata che ha pagato in termini di ascolto per chi l’ha messa in pratica. In realtà, a parte qualche eccezione, non aggiunge granché al parlato, ma evidentemente alla gente piace, quindi bisogna prenderne atto e non rifiutarla a priori. Non sono una di quelle che “era meglio quando non si conoscevano i volti di chi faceva la radio”. Io sono curiosa di vedere i volti di chi ascolto e sono felice se anche il mio è riconoscibile. Oggi con i social non c’è neanche più bisogno della tv!

Come dovrebbe essere la radio dei suoi sogni?

Esistono tante radio dei sogni quante persone al mondo… ognuno ha la sua! Sulla mia c’è la mia musica preferita, delle voci basse e profonde e poca “fuffa”, ma tanta sostanza.

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