Radio e stile: le tecniche di conduzione radiofonica

Radio e stile: nella conduzione radiofonica è importante gestire al meglio gli spazi e le tempistiche a disposizione in maniera originale.

La conduzione radiofonica è un ambito altamente variegato che racchiude diversi aspetti: apparentemente può sembrare statico e ripetitivo, ma condurre un programma radiofonico equivale a mettersi alla prova ogni giorno. Ciascuna diretta deve avere qualcosa in più, altrimenti non sarà facile tenere gli ascoltatori sintonizzati: la mission dello speaker è ammaliare, coinvolgere l’ascoltatore. Questo è risaputo. Quello che sappiamo meno è come. Oltre alle tecniche di dizione e linguaggio, che devono scandire necessariamente il percorso di uno speaker, è importante che ogni talk – intervento – o situazione in onda venga contraddistinta da originalità e capacità specifiche.

Possibili fonti d’interesse che diano al blocco radiofonico ragione di esistere e, nello specifico, appeal per il pubblico all’ascolto. In primis bisogna curare bene i contenuti a seconda della linea editoriale e delle argomentazioni che propone il programma: molto importante è la selezione di argomenti da proporre in diretta. A seconda di quello che verrà trattato in onda, è necessario scandagliare settori, fonti e materiale a disposizione per cercare di fare la differenza rispetto all’eventuale concorrenza su un tema. Puntare all’unicità e all’originalità non è semplice, ma bisogna tendere a questo se vogliamo che gli ascolti maturino in modo esponenziale.

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Produzioni radio e stile, come condurre in maniera originale: qualche consiglio

Intro Si, Intro No

Una volta carpito l’argomento e il modo in cui vorremo trattarlo, occorre pensare allo stile di conduzione: è risaputo che la proprietà di linguaggio è un primo importante passo, ma non è tutto. Una parte fondamentale è la gestione del tempo a disposizione: la padronanza di un blocco da parte dello speaker vuol dire anche poter “giocare” con il timing nei limiti del possibile per rendere il prodotto più dinamico e omogeneo. È un espediente che utilizzava principalmente Fiorello nel corso della propria esperienza a Radio Deejay, la seconda per l’esattezza, quella dove riusciva a portare il Varietà nella radiofonia con “Il Rosario della sera”. Il suo segreto, oltre agli sketch e ai siparietti che proponeva con i personaggi, erano proprio i monologhi.

Riusciva ad inframezzare parlato e canzone con una fluidità inedita che risiedeva principalmente nell’esigenza di “tagliare” i brani in maniera diversa: gestiva l’intro e l’outro di ogni brano come farebbe un jazzista con gli assoli di tromba o piano. Usava la canzone in rotazione anche come tappeto musicale, specialmente sul finale del brano improvvisando chiose ipotetiche che davano l’impressione di essere un sequel irriverente del brano. Non tutti sono Fiorello, chiaramente, ma la gestione tempistica durante un blocco – entrare e uscire a ragion veduta – magari con le giuste parole e la battuta pronta può dare quel ritmo alla trasmissione necessario per far decollare l’interesse. Attenzione, intenzione, desiderio e azione: questi sono i 4 capisaldi da tenere a mente in relazione a chi ascolta. Il segreto dello speaker è il dinamismo insieme alla volontà di osare senza trascendere.

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Articolo a cura di Andrea Desideri

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