Radio Fenomeni: il passato torna alla ribalta con Franco Lazzari

La voce di Franco Lazzari è subito quella di un amico. È cordiale, confortante, chiara nonostante un leggero raffreddore. Un’occasione davvero preziosa quella di parlare con un grande personaggio della radiofonia italiana. Sul suo curriculum radiofonico, sono diverse le emittenti storiche dell’etere milanese che gli hanno permesso di diventare un veterano del microfono. Ma Franco, oggi, è anche l’ideatore di Radio Fenomeni, il programma che va in onda su Radio 4 You (web e digitale), che dà spazio a chi la radio l’ha vissuta in prima persona nei famosi anni d’oro, tra la fine degli anni Settanta e la metà degli Ottanta.

Franco, come e quando è cominciata la tua avventura alla radio?

franco lazzari

Sono ritornato a trasmettere dopo tantissimi anni e davvero non me lo aspettavo. Quando ho iniziato io, la radio libera aveva successo soprattutto perché i giovani andavano a nozze con la musica, ascoltavano canzoni che mai avrebbero ascoltato alla Rai. La radio è passata da pirata a libera in quel magico 28 luglio del ’76, ed io sono stato uno di quei giovani fortunati che ha avuto l’opportunità di avvicinarsi alla radio un po’ per curiosità, quando le occasioni erano a portata di mano. Ho collaborato con le emittenti tra le più importanti di Milano e d’Italia, con me c’erano ragazzi che poi sono diventati il punto di riferimento della radiofonia italiana. A Milano ogni quartiere aveva la sua antenna e in quel periodo c’era davvero condivisione, la base del rapporto umano.

 

Poi ti sei allontanato dalla radio per un lungo periodo ma ora eccoti qua. Come nasce il progetto di Radio Fenomeni?

Si parla tanto di strumenti, piattaforme, aggregatori, ma non si parla mai di una cosa importante. Chi ha avuto la fortuna di iniziare a fare radio come me, ha stretto anche delle grandi amicizie. Radio Fenomeni è un punto d’incontro tra amici, perché chi ha fatto radio, anche se non si conosce, instaura un rapporto di fratellanza appena si stringe la mano. È un’amicizia che nasce dalla magia della comunicazione radiofonica. 

L’idea è scaturita quindi da questi rapporti di amicizia e condivisione?

No, Radio Fenomeni ha radici ben più fondate e logiche, ma le amicizie hanno fatto la differenza. Tra la vecchia guardia radiofonica non c’è quella competizione che fa male, è una competizione sana. Sono amici e fratelli di radio che da tempo mi dicevano “ma dai, perché non vieni su Facebook?”. Non tutti sapevano perché avessi lasciato la radio, ma questi amici mi hanno invitato ad accedere alla piattaforma social. Così nel 2016 un giorno, me lo ricordo come se fosse oggi, tornando a casa mi chiesi: ma non è che hanno ragione? Inoltre avevo letto sul web notizie sulle radio con le quali avevo collaborato che non erano del tutto esatte, mancava qualcosa…radio music 100

Allora ho pensato di creare un profilo Facebook proprio su quelle emittenti: Radio Studio 105, Radio Music 100 che poi è diventata Radio DeeJay, Radio Peter Flowers di cui ero diventato anche direttore negli ultimi anni… Quindi radio molto importanti. Avevo delle foto di repertorio che ho cominciato a pubblicare ed ho notato che chi mi contattava, i miei amici storici della radio, aveva ancora una grande passione per il mezzo radiofonico. Vedevo che c’era ancora tutto un mondo aperto e mi sono detto: io voglio fare la storia delle voci, non quella delle radio. La storia di gente che ha fatto con passione la radio libera e privata in Fm in Italia.

 

La tua quindi non è stata un’operazione nostalgica, ma una volontà di evidenziare un punto di vista diverso, quello delle voci…

Esatto. Ho notato che mancava proprio quello. Tutti a raccontare la storia della radio x piuttosto che della radio y. La differenza però è avere una sensibilità nella comunicazione, è il coinvolgimento. Ed io ho avuto un’idea nuova: ho reso il passato attuale.

Così il passato è diventato presente: cosa possiamo capire della radio di oggi ascoltando le persone che l’hanno sperimentata nel passato?

Devi capire una cosa essenziale. Prima di tutto ci vuole tanta passione e non bisogna fare radio perché ti credi arrivato o vuoi apparire. Quindi sapere un po’ le radici ti fa capire esattamente come devi strutturare i tuoi contenuti e come ti devi presentare, quale che sia lo strumento.

Quindi radio fatta da persone, a prescindere dalla piattaforma…

Assolutamente sì! Io sono sempre stato un avventuriero, sono sul web perché mi piacciono le cose nuove e se uno che ha esperienza aiuta a far crescere questa cosa che ha una valenza, ben venga. Ad esempio le radio web hanno bisogno di questo, di professionisti che pian piano si affaccino a questo tipo di diffusione, differente da una radio in Fm perché non ha un territorio ben preciso. Se sei sul web devi imparare a ragionare in un altro modo. Per questo io sono per il podcast, la possibilità di riascoltare il tuo contenuto come, quando e con chi vuoi. È questo il futuro.

Quali sono secondo te le caratteristiche che dovrebbe avere un format radiofonico di successo?

Tieni presente che in Radio Fenomeni ho fatto una cosa fondamentale, ho abbinato i social network al programma. Ho strutturato il progetto dandogli visibilità attraverso la pagina Facebook e adesso anche sul sito www.radiofenomeni.it, aggregatore assoluto di podcast, trasmissioni vecchie e attuali, e di tutte le schede descrittive degli ospiti che sono intervenuti. Questo è importante perché integrando i social al programma puoi ottenere un progetto compiuto e al passo coi tempi. Chi ha fatto esperienza e ha il potere di riadattarsi all’attualità può dare un risultato decisamente migliore.

radio fenomeni
Agli inizi della radio libera si viveva la magia di parlare attraverso un microfono, riuscendo a cambiare la propria vita e quella degli altri… credi sia ancora possibile?

E come no. Chi parla e chi comunica ha una bella responsabilità. Dipende da cosa dici e come lo dici. Secondo me è importante anche capire dove vuoi arrivare facendo radio. Non bisogna soltanto mettersi davanti al microfono e parlare, ci deve essere un progetto dietro. È assolutamente indispensabile un business plan. E poi un’altra cosa. Tanta gente all’epoca ha iniziato perché aveva delle skills in più. E diventava protagonista. Bisogna far capire però che questo luogo comune non è per tutti. Per me non è mai stato così, l’ho fatto perché lo consideravo un lavoro… il lavoro più bello del mondo. 

 

Intervista a Cura di Elisabetta De Falco per Consulenza Radiofonica – La Professionalità On Air!

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