Siamo nel 2026 e il j’accuse è sempre lo stesso, puntuale come il segnale orario: la radio è morta, i conduttori sono fotocopie, i contenuti sono banali. Leggendo certi sfoghi sui social sembra di assistere a un’apocalisse dell’FM (e del DAB), dove tutto è perduto e regna la mediocrità.
Ma siamo sicuri che sia davvero tutto così nero?
È vero: accendendo la radio capita di sentire voci impostate che recitano copioni, influencer prestati al microfono che non sanno gestire i tempi e “notiziole” copia-incollate dal web. Ma generalizzare è l’errore più grave che si possa fare. Non tutti sono così. Esistono eccellenze, esistono giovani talentuosi e stazioni che sperimentano. Basta ergersi a paladini solitari in difesa della Radio: questo atteggiamento da “ultimo dei Mohicani” non serve a nessuno. Il pessimismo cosmico è un alibi comodo. La radio non ha bisogno di martiri che minacciano guerre sante contro il sistema, ha bisogno di professionisti che, semplicemente, alzino il livello. Ecco perché, analizzando le critiche mosse al sistema, dobbiamo trovare una chiave di lettura costruttiva.
Il talento contro i “Numeri Social”
È innegabile che l’industria abbia attraversato una fase di ubriacatura da follower, illudendosi che un milione di like su TikTok si trasformasse in un milione di ascoltatori in quarto d’ora medio. Tuttavia, demonizzare i social è miope. Il problema non è da dove arrivi, ma se sai fare radio. Il talento e la personalità sono ancora necessari, anzi, sono l’unica merce di scambio rimasta. Se un influencer studia, impara i tempi, il ritmo e la sintesi, ben venga. Se invece viene messo in onda solo per fare “vetrina”, il pubblico – che non è stupido – cambia stazione. La soluzione non è chiudere le porte, ma pretendere preparazione, da chiunque si avvicini al microfono.
Contenuti: oltre il “Ciclostile”
“Sempre le stesse cose, le stesse formule (xy su, sono le, buon pomeriggio da…)”. Questa è forse la critica più centrata. La standardizzazione del linguaggio radiofonico ha creato un rumore di fondo indistinguibile. Ma anche qui, la colpa non è del mezzo, è della pigrizia. I “sondaggini” e le “notiziole” servono a riempire il vuoto di idee. La radio, dovrebbe “accompagnare la vita delle persone lanciando suggestioni”. Per farlo, però, bisogna smettere di guardare cosa fanno gli altri e iniziare a guardare il mondo fuori. Non serve un miracolo, serve curiosità. I conduttori bravi esistono e sono quelli che trasformano un fatto banale in una storia, senza bisogno di formule preconfezionate. Uscire dal “ciclostile” è una scelta editoriale precisa che chiunque può fare, fin da domani mattina.
La dignità delle radio locali (e il rispetto del pubblico)
Un altro punto dolente è la crisi d’identità delle radio locali, accusate di vergognarsi della loro natura e di scimmiottare i network con “coppie che si parlano addosso in modo disordinato e volgare”. Qui il pessimismo deve lasciare spazio alla strategia. La radio locale ha un’arma che i giganti non hanno: il territorio. Se una locale cerca di suonare come un network nazionale, ha già perso. Se invece recupera la sua identità, diventa imbattibile nella sua nicchia. Il disordine e la volgarità non sono colpa della “località”, ma della mancanza di direzione artistica. Basta poco per fare meglio. Basta tornare a parlare alla gente che si ha davanti, invece di parlare a un pubblico immaginario.
Meno minacce, più qualità
La radio non va “difesa” come se fosse un panda in via d’estinzione. La radio è viva, vegeta e si evolve. Non serve difendere, serve fare: sopratutto dai grandi network e gruppi editoriali paurosi di osare e sperimentare. Serve che chi è al microfono studi, si prepari e rispetti l’ascoltatore. Serve che chi dirige le radio abbia il coraggio di investire su voci nuove (anche senza follower) se hanno qualcosa da dire. La radio non si salva con la nostalgia del passato, ma con la qualità del presente. Buon lavoro a tutti.
Articolo a cura di Alfredo Porcaro
C.e.o. di Consulenzaradiofonica.com
Consulente per emittenti radio fm, digital e brand-radio
Docente e formatore radiofonico