Indie, che musica ascolta l’Italia al giorno d’oggi?
Quali sono i generi e gli artisti che dominano le classifiche e fanno da padroni nelle radio nazionali e locali? Tralasciando la scena trap in recente ed esponenziale crescita, la risposta non può che essere una: l’indie. Ma, domanda da un milione di euro, cos’è? E perché ha minato l’« indie pendenza » delle radio?
La scena Indie ed il suo mutamento
Rispondere alla prima domanda non è più così semplice. Prima dell’esplosione di tale genere, il musicista Indie rappresentava un artista libero dai vincoli della musica cosiddetta commerciale e, nella maggioranza dei casi, non vincolato contrattualmente con una major discografica ma che piuttosto si avvaleva dell’autoproduzione e seguente distribuzione tramite un’etichetta indipendente. Bisogna però dire che ormai l’indie è tutto e niente. Ci sono infatti spesso e volentieri proprio le major alle spalle degli artisti più apprezzati del panorama indie attuale. Ma questo cambiamento si è dimostrato positivo o negativo per gli editori e gli station manager? Bhe da un lato bisogna ammettere che la scena indie italiana comprende artisti molto apprezzati.
Parliamo di Calcutta, Lo Stato Sociale, Levante, Le Luci della Centrale Elettrica e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Artisti che sicuramente garantiranno agli editori un numero cospicuo di singoli ai vertici delle classifiche e ciò non potrà che giovare alle radio. In cosa consiste il cambiamento della musica indie? Ai suoi esordi era caratterizzata da cantautori con un seguito di nicchia ed esibizioni fatte in venues più raccolte. Senza ombra di dubbio non è questo il volto con cui oggi si presenta. Tra palazzetti pieni, partecipazioni a San Remo, il ruolo di giudice nei talent più seguiti, l’indie è morto ed allo stesso tempo è rinato dalle sue ceneri. E’ risorto con una nuova forza. Era infatti impensabile immaginare i Baustelle, i Tre Allegri Ragazzi Morti o gli Offlaga Disco Pax ai vertici delle classifiche in Italia. Ma il rovescio della medaglia è forse, per una maggiore visibilità, la perdita d’identità. Non è blasfemia affermare che molte canzoni sono fatte con lo stesso stampino: pop basilare, inserti elettronici qua e là e qualche sfumatura wave. La critica musicale a volte gli rema contro ma, nonostante tutto, il loro pubblico continua a crescere.
L’Indie e la radio.
Il secondo quesito cardine riguarda la relazione tra la musica indie e le radio. E’ un rapporto che garantisce vantaggi ad entrambi o uno dei due deve sottomettersi all’altro? Come disse qualcuno, la verità sta nel mezzo.
E’ innegabile il riscontro in fatto di ascolti e di vendite digitali degli artisti indie. E’ un dato di fatto che la stragrande maggioranza delle persone tra i 20 e i 30 anni la ascolti frequentemente. Così come i ragazzi intorno ai 15 anni la considerano, insieme alla musica trap, il loro genere preferito. Quindi è vero che porterebbe vantaggi ad entrambi. La radio trasmetterebbe musica di sicuro gradimento e l’indie andrebbe a confermarsi ulteriormente come genere ormai non più di nicchia ma tendente al mainstream (titolo, questo, del secondo album di Calcutta. Un caso?) Chi è dunque dei due che deve sottomettersi all’altro? In realtà di sottomissione vera e propria non si parla. E’ una relazione dove la radio non può permettersi di fare a meno della musica indie così come quest’ultima non può vivere senza la radio. Rimane da dire soltanto che, finché questo rapporto porterà benefici alle emittenti, Consulenza Radiofonica non può che benedire questa unione.
