Betty Senatore: dal profondo della Toscana a Radio Capital, sempre con la valigia pronta e mai spaventata dai cambiamenti. Conduttrice e autrice radiofonica, attrice, presentatrice, docente di dizione e linguaggio radiofonico, amante degli animali. Non vi basta? C’è di più, molto di più.
Betty, prima di iniziare a fare radio, era una tua aspirazione o ci sei “inciampata”?
Ascoltavo la radio, ma non pensavo sarebbe diventata il mio lavoro. Poi accaddero due cose: primo, che la mia carriera universitaria stava andando male, forse per via di una scelta sbagliata della facoltà, ossia Lettere; secondo, andò male anche un provino che feci presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. A un certo punto mi chiesi se non sarebbe stato possibile far diventare la mia grande passione per la radio un lavoro.
Così, mi recai in una radio locale di Grosseto che oggi non esiste più, Radio Grifo, dove cominciai ad assistere alle trasmissioni seduta in un angolino. Vedendo la mia costanza (e tenacia) nell’essere presente, iniziarono a farmi fare delle prove, come la lettura dei GR o dell’oroscopo. Un giorno, un collega si sentì male e mi fu chiesto di sostituirlo. Il bello è che non mi avvertirono in anticipo, mi chiesero solo se quel giorno sarei passata, raccomandandosi circa la puntualità. Probabilmente pensarono che se me lo avessero detto in anticipo sarei fuggita in preda al terrore!
Invito in radio con sorpresa. Eri emozionata? Come andò la diretta?
Ero emozionata, ma non terrorizzata. La diretta andò bene, si trattava di condurre una classifica, trasmissione che non è difficile, ma nemmeno troppo facile: diciamo che rispetto a una trasmissione di intrattenimento vero e proprio, i paletti che hai in quel caso, annuncio e disannuncio dei brani, ti aiutano. Non sbagliai, anche se a un certo punto il tecnico e io fummo presi da un attacco di ridarella, probabilmente dovuto alla tensione del momento. Alla fine, fu divertente e portammo la trasmissione a casa. Dal giorno dopo, fui inserita stabilmente nel palinsesto dell’emittente.
Per quanto tempo sei rimasta nelle radio locali?
Poco dopo aver iniziato a Radio Grifo (che lascia poi nel 1996) iniziai a lavorare anche in un’altra emittente locale, Radio Siena. Nel 1996 mi trasferii a Firenze, per iniziare a Lady Radio, arruolata dal direttore di quegli anni, Carlo Conti. Continuai a trasmettere in diverse radio: due in diretta e in una terza realizzando trasmissioni registrate. Quindi, ogni giorno prendevo la radio e giravo la provincia Toscana, di radio in radio.
Betty Senatore, commessa viaggiatrice.
Esatto! Tra l’altro, mentre ero in auto sentivo le radio più grandi, i network, interagendo con loro da ascoltatrice. Mi ero però data un obiettivo, o meglio una scadenza: se entro il 2000 non avessi conquistato un posto in una radio che mi permettesse di portare a casa “la pagnotta” mi sarei trovata un lavoro più tradizionale. Provai a mandare un provino a Radio Cuore, di Ponsacco in provincia di Pisa e con mio grande stupore fui richiamata! Mi trasferii a Pisa ma per poco, perché dopo tre mesi Radio 2 rispose positivamente ad un mio provino e nel giugno del 2000 quindi arrivai a Roma. A Radio 2 rimasi 5 anni, con contratto rinnovabile di tre mesi in tre mesi.
Il lato brutto del mestiere dello speaker radiofonico, la perenne precarietà.
Col senno di poi, posso dire che all’epoca mi sentivo molto precaria rispetto alle mie amiche che si stavano laureando o che già lavoravano. A vent’anni di distanza, oggi la mia precarietà è uguale alla loro. Purtroppo, perché in tempi come questi perfino un contratto a tempo indeterminato non è più una sicurezza per la vita. Perciò, la mia valutazione annuale in base alla quale il mio contratto viene rinnovato, oggi non mi pesa più.
Da un certo punto di vista, la precarietà artistica costringe le persone a reinventarsi continuamente, rendendo sempre vivo il proprio modo di trasmettere.
Verissimo. La radio ha in sé una grande dose di improvvisazione, è immediatezza e questo deve rispettare la tua vita. Ma come si dice, se fai un lavoro che ti piace non lavorerai mai un giorno in vita tua e da questo punto di vista, ogni sacrificio vale la candela, se posso stare davanti a un microfono.
Poi, nel 2005, è stata la volta di Radio Capital. Come ci sei arrivata?
Mi sono proposta io. Mi fecero l’ennesimo provino e mi presero. Dopo circa un anno di “Benny ti presento Betty”, con Benny nel week-end, fui messa in fascia settimanale dalle 6 alle 9 per circa due anni. Ancora, in fascia dalle 9 alle 12 e poi “Ladies and Capital”, per 8 anni, fino al dicembre 2017. Da Gennaio, sono tornata in onda con Benny, tutti i giorni con B&B.
Ti mancherà “Ladies and Capital”?
Era una trasmissione che nella Radio Capital di oggi non avrebbe più senso. Sicuramente mi dispiace perché era una cosa particolare e otto anni sono tanti, però ben vengano le novità, perché cambiare aiuta a trovare sempre stimoli nuovi.
Nella tua carriera, qual è la cosa che la radio ti ha dato per cui sei più grata?
Il contatto con gli ascoltatori. Quotidiano e diretto come nessun altro media, nemmeno la televisione. Hai il privilegio di conoscere tante storie di tutti i giorni di cui altrimenti non verresti mai a conoscenza.
E viceversa, qual è stato il più grosso sacrificio che hai fatto, per la radio?
Onestamente, non mi viene in mente nulla. Anche le cose più importanti, come il cambiare città più volte, l’ho fatto consapevolmente e con piacere!
Questo è amore vero, allora. E a proposito, dal momento che quando si sta davanti a un microfono la radio diventa la tua vita e la tua vita diventa radio, tu riesci mai a “staccare” dal lavoro?
No, mai [ride]. Per esempio, se entro in un locale, la prima cosa che mi chiedo è che radio stiano ascoltando. Quando ascolto una trasmissione faccio caso a cosa dicono, come, gli interventi prima e dopo i brani e così via. Inoltre, quando mi capita di vedere qualcosa che mi incuriosisce, magari per strada, me lo appunto, per usarlo poi come spunto durante una diretta. Aggiungerei anche i social network, la cui gestione per quanto mi riguarda è più lavoro che piacere.
Non hai almeno un’attività che ti consente di distaccarti da tutto?
L’unico momento è quando pratico pilates. Forse perché a quel punto sono obbligata a concentrare la mia attenzione su altre cose come movimento, respirazione ed equilibrio. A tutti gli effetti, è la mia valvola di sfogo.
Rispetto ai tuoi esordi, come avverti che siano cambiati il mezzo radiofonico e di conseguenza il tuo modo di fare radio?
La differenza è tanta. Quando ho iniziato, la passione era l’aspetto fondamentale, anche nelle radio locali. C’era spazio per il divertimento. Ora, ogni piccola radio locale è diventata un’azienda, con regole, target di pubblico, linguaggi da rispettare. A livelli più alti, quello che noto recentemente è il modo di parlare degli speaker, che utilizzano toni di voce e modi parlare più colloquiali. Che poi, a ben pensarci, è quello che accade anche nella recitazione. Perfino la sporcatura dialettale, di tanto in tanto, è ben accetta.
Ci sono progetti al di fuori della radio che vorresti realizzare?
C’è un’attività sempre legata al parlare di fronte a in pubblico che è il public speaking, a cui mi dedico da un paio d’anni, dopo aver studiato con ottimi maestri (Max Formisano e Luca D’Amico). Poi ce n’è un’altra, folle direi, che non ha nulla a che fare con questa: aprire un asilo per cani. Mi è venuta l’idea perché vorrei tantissimo un cane ma non saprei a chi lasciarlo!
Un asilo per cani?
Certo. Non sono ancora molto diffusi e non tanti sanno cosa siano. In pratica sono strutture che possono accogliere per l’intera giornata i cani, mentre i padroni sono al lavoro. Lì sono seguiti da dog sitter ed educatori, oltre che, ovviamente, da un veterinario. Pensa che esistono perfino dei “dog bus” che li vanno a prendere al mattino e li riportano a casa nel pomeriggio!
E invece, per la radio, che futuro vedi?
Innanzitutto spero sia in DAB. Poi, la immagino sempre più connessa, con più interazione e magari integrata alla televisione. Spero anche che sia sempre più innovativa, ma quello sta alla singola emittente. Io ho la fortuna di lavorare in una radio che ha deciso da sempre di osare, trasmettendo classic rock – una musica che si sente poco dalle altri parti – e non puntando sulle novità.
Per chiudere: Betty Senatore è un’ascoltatrice di rock classico?
Anche, ma i miei generi preferiti sono e restano l’R&B e il Soul, musica che comunque si ascolta anche su Capital, grazie al mio collega Massimo Oldani. Non siamo tanti quanti i rockettari, ma diffondiamo il verbo!
Potete ascoltare Betty Senatore insieme a Benny in B&B, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 su Radio Capital.
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