Intelligenza artificiale alla radio: gli speaker sono in pericolo?

Abbiamo cominciato a parlare di intelligenza artificiale in relazione a Radio GPT, il software il cui algoritmo è capace di generare discorsi realistici e produrre diversi tipi di contenuti, tanto da confezionare un intero palinsesto radiofonico. Di IA se ne sente parlare sempre più spesso, visto l’incedere incalzante della tecnologia e del rapido cambiamento di un mondo che sembra andare sempre più veloce. Ma andare dove?

Proviamo ora a capire se c’è davvero l’urgenza di cominciare a preoccuparsi di tracciare un confine tra umano e macchina, se il lavoro dell’uomo, in questo caso del conduttore radiofonico, giornalista, regista, autore o qualunque figura del settore, sia davvero in pericolo. 

Speaker vs intelligenza artificiale

intelligenza artificialePer quanto riguarda la radiofonia, l’utilizzo di questi software va a vantaggio di un potenziale editore che necessita di riempire dei buchi nel palinsesto, integrare le notizie di un bollettino meteo o di un notiziario, di portare in onda un timbro di voce mancante nel parco voci a disposizione. D’altro canto, le preoccupazioni su dove tutto questo possa portare, riguardano soprattutto il valore intrinseco delle professionalità delle radio.

Ci si interroga, in sostanza, sul timore di veri e propri licenziamenti delle reali figure professionali a vantaggio della loro sostituzione con le voci artificiali. Come si rapporta allora l’uomo in relazione alla macchina? Come smettere di preoccuparsi e piuttosto sfruttare l’intelligenza artificiale a proprio favore? La risposta a primo colpo è semplice: bisogna puntare su quei valori che rendono unico un conduttore e “fregare” la macchina sul lato emotivo. Ma nella pratica, cosa può fare uno speaker per mettersi in salvo?

Consigli per un conduttore radiofonico

condurre al microfonoIl conduttore radiofonico dovrebbe cercare di fare quelle cose che l’IA non può fare, o almeno non come lo farebbe un umano. Si tratta anche di un’opportunità per non adagiarsi su quello che si crede di saper fare e migliorarsi di continuo.

Partiamo dai contenuti. Se prendiamo una notizia rimbalzata sul web e la presentiamo come argomento del giorno, non abbiamo fatto nulla che una macchina non possa riprodurre. Ciò di cui si parla deve essere qualcosa di più di un fatto riportato su internet. Spesso raccontare alla radio le proprie esperienze, storie di vita, pensieri e sensazioni, crea un feeling con gli ascoltatori che si affezionano allo speaker creando una vera e propria community radiofonica. Essere quindi umano e riconoscibile per il proprio pubblico è già un bel punto di vantaggio. 

Un altro modo per distinguersi dalla freddezza di un prodotto realizzato dall’intelligenza artificiale è mettere in risalto l’attenzione per la realtà. Giocare con la propria voce, interagire con gli ascoltatori tramite telefono, scherzare con il collega in onda e rendere partecipi gli ascoltatori del qui e ora, di quello che succede davanti e dietro al microfono. Far sentire loro calore, presenza, dimostrare che si tiene a quello che si fa. C’è poi da considerare il fattore etico. L’uso dell’etica è ciò che distingue l’uomo dagli animali, che fa sviluppare la società, la cultura, il dibattito.

Infine il potere dell’evento live. Stiamo assistendo a una valanga di eventi dal vivo, organizzati dalle radio, che riscuotono grande successo di pubblico, fidelizzano gli ascoltatori e aumentano a dismisura la riconoscibilità del marchio. Bene, bisognerebbe puntare sempre di più sugli eventi dal vivo, dove ogni conduttore può davvero fare la differenza e testare il proprio appeal sulle persone che ha di fronte.

Doppio lato di una medaglia

Sappiamo bene che l’IA è una tecnologia in rapida evoluzione e che offre benefici e opportunità, anche per il settore radiofonico. Tuttavia, come abbiamo visto, l’uso dell’IA comporta anche rischi e preoccupazioni. Tuttavia, il valore intrinseco di un essere umano non può e non deve essere scavalcato. Gli editori non dovrebbero eliminare i conduttori in onda che generano audience, entrate reali di ascolto e ricavi per la loro emittente. Per la serie: ogni mattina, un conduttore radiofonico si sveglia e sa che dovrà cercare di essere migliore della macchina.

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2 commenti su “Intelligenza artificiale alla radio: gli speaker sono in pericolo?”

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