Francesco Di Bucchianico. L’intervista a chi ha portato la radio nelle scuole d’Abruzzo

Francesco Di Bucchianico speaker della super station Radio Delta 1 ed ideatore di Liberadio

Raggiungiamo Francesco Di Bucchianico una mattina soleggiata – da noi c’era il sole, almeno – di fine settembre quando la temperatura esterna non è né calda né fredda, diciamo gradevole. Francesco si sistema accomodandosi in se stesso, indossando le cuffie perché così è abituato, le collega allo smartphone.   Entriamo nei corpi, quindi, i corpi che ci vengono raccontati dal conduttore radiofonico e collaboratore nel progetto Liberadio, notiamo che la fame di conoscenza dei giovani non è stata ancora del tutto saziata dall’avvento delle moderne tecnologie. “I social network li usano,” dice Francesco, “soprattutto Facebook”; ma i giovani usano anche la radio. In che modo è una scoperta e una missione, la missione di Liberadio.

Cos’è Liberadio?

È un progetto nato nel 2012 dall’esperienza professionale di alcuni amici (Cesare Tresca, Daniela Di Felice, Donato Franciosi, Matteo Cialone, ndr), che ha un chiaro riferimento alla radio libera – e dal punto di vista fonetico al liebe tedesco di amore, – che hanno voluto portare la radio nelle scuole. Non siamo un corso per Speaker radiofonici bensì un laboratorio, e vogliamo favorire la conoscenza, la pratica, lo sviluppo, la diffusione e la promozione del mezzo radiofonico dalla sua essenza tecnologica ed espressiva attraverso l’ideazione e la produzione di materiali digitali, audio e testuali. È un laboratorio in cui si scopre cos’è la radio e come si fa, si fanno vedere le playlist tipo di un programma radiofonico. Ma è anche un progetto legato alla piena forma di espressione e comunicazione che ha lo scopo di trasmettere le basi della conduzione. Tutto in uno studio di carta costruito appositamente nelle aule. Un progetto che, tra l’altro, sta avendo una certa risonanza regionale: ci chiamano da diverse scuole per portare avanti un prodotto che ha costi quasi pari a zero.

Un progetto per le scuole.

“Una radio per la scuola” è una missione, un’integrazione all’offerta formativa scolastica che porta i ragazzi a scoprire il magico mondo della radio.

Quali sono le aspettative dei giovani che vi partecipano?

Siamo partiti con classi composte da venti alunni che col tempo – come ci aspettavamo – sono decimate. Quelli che restano vogliono davvero imparare a fare radio o conoscere il mondo della comunicazione.  Diamo ai ragazzi questionari riempiti coi propri gusti affinché vengano fuori le personalità, quindi nasce un programma che parla di sport o altro. Si tratta di piccoli studenti già impegnati in tante attività, ragazzi curiosi che provano a fare tutto quello che li soddisfi.

Ancora c’è qualcuno col sogno di diventare conduttore radiofonico?

La radio è un mezzo camaleontico capace di cambiare come cambiamo i tempi. Oggi i ragazzi passano molte ore sui social network, su Facebook soprattutto. Si innamorano, litigano, talvolta senza mai vedere fisicamente una persona; provano sentimenti che possono cambiare una giornata. Qui non impariamo soltanto a usare la radio ma anche i moderni mezzi tecnologici che, tra l’altro, possono diventare una fonte di guadagno in quanto coerenti a nuove forme di lavoro. Ho avuto ragazzi presentati come “asini” ma capaci di impegnarsi il triplo in questo progetto e parallelamente con le materie scolastiche. Magari qualcuno ha aspettative sulla radio che, nel momento in cui gli fai notare la sua reale essenza, cambiano radicalmente. Scoprono qualcosa che credevano di conoscere.

Cosa porti dell’esperienza coi ragazzi in diretta su Delta1?

I loro sentimenti, l’emozione e la voglia di fare. Ciò che dico sempre è che anche se non si lavorerà con la voce, al massimo avremo imparato a fare un buon audio su WhatsApp. D’altronde in radio, oltre alla musica, è la voce che conta. Una bella voce la riconosci piacevolmente. Non parlo di cassa di risonanza o degli apparati naturali che la producono, ma proprio di una bella voce. Quando parli alla radio, in una radio di flusso come Delta1, devi parlare a tutte le categorie d’ascoltatore cercando di raccontare qualcosa di attraente pur avendo poco tempo a disposizione. Non puoi aprire il microfono senza saper cosa dire. Fare radio non vuol dire riempire uno spazio di trenta secondi e poi pensare che importa, tanto sto parlando.

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