Com’è cambiato l’etere locale in 35 anni nella provincia italiana
Catania Fm 93.8, oggi puoi ascoltare il solito network con la solita musica così non ti perdi Alvaro Soler 15 volte al giorno, nei primi anni 80, invece, anche alle 10 del mattino potevi sentire in sequenza i Sex Pistols, Bob Dylan e, se ti andava bene, anche Guccini; la voce allegra di Ezio Sapienza appena uscito da casa tra un brano e l’altro ti ricordava che eri sintonizzato su Catania Tele Radio la fonte del Rock.
Di contro, visto che gli studi erano nel suo giardino, in una casetta allestita proprio in mezzo al verde, non gli costava poi molto arrivare puntuale.
Io invece arrivai da quelle parti intorno al 1983 grazie ad un mio vicino di casa, il caro amico Franco Cantarello che andava a scuola con suo fratello, a quei tempi tutti potevano essere un tramite per entrare in quel magico mondo, visto il pullulare di emittenti in onda.
Erano gli anni d’oro delle radio libere
e le frequenze erano gremite di segnali, a volte anche accavallati disturbati tra loro, le questioni non si chiarivano con carta bollata anche perché non c’era una legge che tutelasse quel mondo quindi alla fine si preferiva andare per la strada più breve che era quella di alzare la potenza, sovramodulare il segnale e, nella peggiore delle ipotesi, mettere un bel fischio o sirena in onda che faceva capire ai tuoi vicini che eri abbastanza innervosito.
Ma l’importante era trasmettere, alla fine ognuno in un modo o nell’altro riusciva a ritagliarsi un proprio spazio e ad accattivarsi un proprio pubblico.
Fu la mia esperienza più vicina alle atmosfere descritte da Ligabue in Radio Freccia, anche gli studi nella mia memoria sembrano somigliarsi ma in fondo ci si somigliava un po’ tutti, piccoli scantinati o strette mansarde che diventavano luoghi magici in cui giovani, spesso timidi, ma leoni davanti ad un microfono, avevano la possibilità di raccontare in diretta le proprie inquietudini avendo sottobraccio alcuni dischi per creare la colonna sonora idonea.
Su quel mixer auto costruito ogni giorno scappavo da scuola prima possibile per essere presente all’appuntamento come molti pazzi dell’epoca, poco o nulla aveva importanza se non la voglia insopprimibile di andare in onda.
Motivati dalla passione
Non so quanti ascoltatori ci fossero dall’altra parte, ma sinceramente neanche mi importava più di tanto, era la passione l’unica molla che bastava, il cagnone che spesso e volentieri quando in giardino faceva freddo veniva a raggomitolarsi sotto il mixer e sui miei piedi era una compagnia sufficiente.
Grazie al cielo non ho mai avuto paura degli animali ed in fondo avevamo legato, certo a volte vista la sua stazza mi passava per la testa il pensiero, ma se fa un brutto sogno e svegliandosi mi addenta una gamba sarà problematico per me continuare a giocare a pallone.
Lui, il simpatico peloso, alla fine non mi ha mai morso, ma anche in caso contrario il mondo del calcio non avrebbe perso granché, devo dire anche che con estremo garbo evitava quasi sempre di abbaiare quando aprivo il microfono evitando che i miei denigratori potessero affermare con certezza che i cani in diretta fossero due.
Trasmissioni di genere ben definito
A pensare oggi ai programmi e alla musica che andava in onda sembra davvero un altro mondo, una realtà che poteva permettersi di avere trasmissioni dedicate alle musica punk, al jazz e persino alla musica celtica, ma era proprio quello che rendeva unico quel periodo in cui accendere la radio ti permetteva di scoprire artisti che altrimenti non avresti mai conosciuto.
Eravamo piccoli e spensierati, con quello stare senza pensieri che ti fa fare un sacco di stupidaggini, ma di contro era giusto cosi, vedere i doveri scolastici come un impiccio e tutto il resto come un’inesauribile fonte di trasgressione e libertà.
Eravamo già abbastanza “pagghioli” in fondo, ma non si è mai troppo “pagghioli” per smetterla di rincorrersi in giardino d’inverno con palloncini pieni d’acqua, ed era difficile tornare a casa scolato da capo a piedi a Gennaio con zero gradi senza che avesse fatto una sola goccia di pioggia che giustificasse il pantano che stavi riversando nel corridoio.
Ma per quanto fossero strane le cose che si facevano in quel periodo, alcune difficilmente giustificabili, l’importante era capire quale fosse il giusto equilibrio tra la follia e il non perdere il contatto con la realtà.
Bello davvero che alcune amicizie nate all’epoca abbiano resistito a tutto e siano arrivate ai giorni nostri attraversando migliaia di chilometri, centinaia di relazioni e qualche divorzio e moltissimi gavettoni.
Alla fine quello che rimane è la voglia di incontrarsi ancora e raccontarsi come eravamo.
Consulenza Radiofonica La Professionalità On Air!
Post a cura di Ubaldo Ferrini
Pingback: Radio Riflessioni di Ubaldo Ferrini: Radio Luna Catania
Pingback: new siriustube339 abdu23na1638 abdu23na13