ChatGPT prende il microfono di Radio 105: “bravata” o nuovo collega in onda?

Negli ultimi giorni, tra una fetta di panettone e l’altra, il mondo della radiofonia ha avuto un piccolo sussulto. Niente a che vedere con i dati d’ascolto o cambi di frequenze: questa volta si parla di “anima” della radio. Il caso di Radio 105, che ha portato in onda un’interazione vocale complessa con l’AI (trattando ChatGPT, alias “Casper”, come un vero interlocutore), ci ha fatto drizzare le antenne. E ammettiamolo, ha fatto scattare anche quella vocina nella testa di ogni editore e station manager: “Siamo di fronte a una rivoluzione o è solo un gioco?”. Mettiamo da parte il clamore della notizia e parliamoci chiaro, da addetti ai lavori. La domanda non è se l’AI arriverà in onda (perché c’è già), ma come diavolo la gestiamo adesso?

Oltre il “Text-to-Speech”: quando il software ha la risposta pronta

Fino a ieri, l’Intelligenza Artificiale in radio era quella cosa utile ma “fredda”: sceglieva la musica, sistemava i clock, magari leggeva un meteo con voce metallica alle tre di notte. Quello che abbiamo sentito in queste ore è diverso. L’AI è stata usata per creare contenuto in tempo reale. Non è uno speaker che lancia un disco. È un’entità che risponde, ribatte e, in qualche modo, recita.

Per chi dirige una radio, questo scenario è affascinante ma nasconde tre trappole:

  1. L’effetto “Wow” dura poco: Oggi l’ascoltatore resta incollato perché è curioso. “Senti come parla il computer, sembra vero!”. Ma la curiosità ha la data di scadenza breve. Se domani ogni radio avesse un robot in onda, diventerebbe solo rumore di fondo. Il gioco è bello quando dura poco.
  2. La trappola del risparmio: Qualche editore starà già facendo i conti: “Fantastico, metto l’AI e risparmio su un co-conduttore”. Non fatelo. L’AI in onda richiede una regia ancora più attenta e uno speaker umano fenomenale capace di guidare l’interazione. Se lasci l’AI da sola, la radio perde la sua magia in tre minuti.
  3. Il vero ruolo (La “Spalla”): L’AI non deve essere il protagonista. Può essere la spalla comica, il “sapientone” che ne sa una più del diavolo, o l’elemento di disturbo. Ma non il conduttore.

Attenzione al brivido freddo (Uncanny Valley)

C’è una sensazione strana che proviamo quando qualcosa sembra umano ma non lo è del tutto. Gli esperti la chiamano Uncanny Valley. È quel brivido freddo, quel disagio sottile. La radio è “pancia”, è calore, è compagnia. Se riempiamo l’etere di voci sintetiche troppo perfette, rischiamo di raffreddare il rapporto con chi ci ascolta. L’esperimento di 105 ha funzionato perché era un gioco dichiarato, quasi una seduta psicanalitica teatrale. Ma buttare voci AI nel flusso senza avvisare? È il modo migliore per allontanare chi cerca una voce amica.

3 Consigli per non sbagliare (se volete provarci)

Vi è venuta voglia di sperimentare? Benissimo, l’innovazione è il nostro pane. Ma ecco tre consigli spassionati da Consulenza Radiofonica per non farvi male:

1. Giocate a carte scoperte

Non prendete in giro l’ascoltatore. Non fingete che quella voce sia una persona. Dichiaratelo: “Signori, abbiamo un’Intelligenza Artificiale in studio”. Dategli un nome buffo, rendetela un personaggio. La sincerità crea complicità.

2. L’Umano comanda, sempre

La dinamica deve essere sempre Umano vs Macchina. Lo speaker in carne ed ossa deve avere l’ultima parola, la battuta finale, l’emozione che chiude il blocco. L’AI può fare l’assist, ma il gol lo deve segnare il conduttore. Sempre.

3. Fategli fare… la macchina!

Non usate l’AI per annunciare l’ultimo pezzo di Mengoni. Quello lo fa meglio uno speaker con il cuore. Usate l’AI per cose assurde: calcolare in diretta quante calorie ci sono in un tir di panettoni o scrivere una poesia in rima baciata su un ascoltatore in linea. Sfruttate la sua potenza di calcolo per intrattenere, non per condurre.

L’esperimento è stato creativo e la radio non muore

L’esperimento di questi giorni ci dice che la tecnologia è pronta. Ora sta a noi metterci la creatività. La radio non morirà per colpa di ChatGPT, anzi. Ma le radio che ignoreranno questi nuovi linguaggi rischiano di sembrare vecchie da un giorno all’altro. L’Intelligenza Artificiale è un ottimo servitore, ma un pessimo padrone. Assicuratevi che nella vostra emittente, le mani sul volante siano sempre (e saldamente) umane.

Articolo a cura di Alfredo Porcaro
C.e.o. di Consulenzaradiofonica.com
Consulente per emittenti radio fm, digital e brand-radio
Docente e formatore radiofoni
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