Cavalcare l’onda: la storia e l’evoluzione Radio Fresh nel suo decennale

Dieci anni fa Radio Fresh era una scommessa tra amici, oggi è una realtà regionale e un punto di riferimento per l’Appennino Bolognese. In occasione del decennale, l’editore Emanuele Fabbri ha deciso di raccontarne la storia nel libro Cavalcare l’onda.

L’evoluzione di Radio Fresh dimostra che una radio che resta chiusa in studio difficilmente può dirsi davvero viva e utile. E la consulenza radiofonica oggi non riguarda più soltanto palinsesti e format. Nell’intervista, Emanuele ci spiega che soprattutto per una radio locale significa lavorare su identità, territorio, relazioni, eventi, presenza attiva nella comunità. Significa comprendere che una radio non può più limitarsi a trasmettere, ma deve diventare un hub creativo e un presidio sul territorio capace di generare connessioni.

Da dove nasce il desiderio di raccontare la storia di Radio Fresh e perché proprio con un libro? 

Radio Fresh è una storia come può essere quella di tante emittenti, ma il 2026 è l’anno del suo decennale e la nostra particolarità è che abbiamo messo in piedi questo percorso in un periodo storico un po’ anomalo. È nato tutto per caso, sia l’idea di Radio Fresh che quella di Cavalcare l’onda, e il libro vuole proprio raccontare come abbiamo fatto ad aprire la radio e soprattutto a restare attivi. Gran parte del racconto verte proprio sulle peripezie, gli incastri che il destino ci ha riservato, le persone che abbiamo incontrato. A differenza di tanti libri che riguardano il mondo della radio, e che personalmente ho letto, in cui si parla di acquisizioni o di vendite ma le cifre restano spesso un mistero, io ho voluto togliere il velo e scrivere anche i numeri perché è giusto che la gente sappia. 

L’idea del libro mi è venuta durante la pandemia, quando nel 2020 eravamo chiusi in casa. In sei mesi ho scritto circa 14 capitoli su 16. Poi però l’ho abbandonato lì perché mi mancava il finale, una degna conclusione. Volevo che Cavalcare l’onda raccontasse la storia di quando abbiamo aperto la radio, ma visto che ormai erano già cinque anni che eravamo operativi, avevo pensato di concluderla con i nostri primi cinque anni. Poi le cose si sono evolute molto in fretta. Nel 2021 abbiamo acquistato la nuova sede, che è la sede attuale. Neanche tempo di inaugurarla ed è iniziato il processo del DAB che è stata la nostra consacrazione su Bologna. Sono successe talmente tante cose che la scrittura del finale è slittata nel tempo, ho aggiunto due capitoli e ho chiuso, secondo me degnamente, con lo stato attuale delle cose. In Cavalcare l’onda ho raccontato la storia di Radio Fresh, partita come una scommessa tra un gruppo di amici con un sogno e diventata una radio regionale.

“Cavalcare l’onda” è un diario personale o una testimonianza imprenditoriale? A chi si rivolge?

La parte più curiosa è quella che riguarda il come abbiamo fatto ad aprire. Io e i miei soci siamo in sette e nel libro spiego come ci è venuta l’idea, visto che all’epoca nessuno aveva conoscenze in merito. E poi il percorso che c’è stato, l’idea del nome, come abbiamo trovato la nostra prima sede, come abbiamo messo su la prima squadra, il primo palinsesto. Sono state piccole sfide e nel libro racconto di come abbiamo fatto a superarle. Ovviamente non è un manuale, non vuole essere un vademecum di come bisogna fare, tanto che lo specifico nelle prime righe. È la mia esperienza personale, un caso che può essere interessante per gli appassionati della radio, delle storie che riescono nel loro intento. Poi che sia una radio di successo oppure no, saranno gli altri a stabilirlo. Però sicuramente siamo riusciti ad ottenere quello che ci eravamo prefissati, anzi, abbiamo superato le nostre aspettative.

Che idea avevi della radio dieci anni fa e quanto quella visione è cambiata nel tempo?

Quella che avevo in testa era una radio che assomiglia molto all’attuale Radio Fresh. La difficoltà è stata arrivarci nel senso che, soprattutto i primi mesi e anni, bisogna scontrarsi con una realtà fatta di mezzi e risorse limitate e bisogna fare dei compromessi. Anche questo però serve perché ti insegna a gestire l’economia, a spremere le meningi e a far evolvere le idee. Quando poi i soldi e le persone intorno a noi sono aumentate, beh, eravamo pronti e sicuramente le idee non mancavano.

Quanto ha inciso la consulenza radiofonica in questo cambio di visione?

Dal mio punto di vista la consulenza serve per far diventare concrete le idee. Con Consulenza Radiofonica sono riuscito ad incanalare quelle idee che inizialmente erano un po’ fumose, a metterle giù in un progetto vero, fattibile, realizzabile. Alfredo Porcaro lo considero ormai un amico. Ci conosciamo da nove anni, ha seguito la crescita di Radio Fresh e quando tutt’oggi ho un’idea in testa lui mi capisce al volo proprio perché conosce il background. Ha vissuto l’avventura con noi sin dall’inizio e in tempi abbastanza brevi riusciamo a raggiungere lo scopo. Ho scelto Alfredo anche per scrivere la prefazione di Cavalcare l’onda perché avevo bisogno di qualcuno che conoscesse bene il mercato radiofonico locale. Ho immaginato questo libro per gli addetti al mestiere e per gli appassionati di radio, ma anche per chi non ne capisce molto. La prefazione serve per far capire al lettore che cos’era la radio locale nel 2016 e come mai la nostra storia è un po’ insolita. Serviva qualcuno di autorevole che conoscesse il mondo delle radio locali e che spiegasse lo stato dell’arte in quel periodo.

Radio Fresh è diventata un punto di riferimento per l’Appennino Bolognese. Quali attività, oltre alla messa in onda, hanno rafforzato questo ruolo?

Il nostro sforzo in questi anni è stato quello di cercare di differenziare, di non essere solo “la radio che fa la diretta”. A noi piace sperimentare, anche facendo degli errori. Qualche anno fa abbiamo lanciato una web radio tematica del nostro morning show, un canale h24 con gli interventi parlati del programma del mattino. Era un esperimento un po’ insolito ma ci abbiamo voluto provare. Inoltre abbiamo organizzato per tanti anni la festa di Ferragosto nel paese dove abbiamo gli studi, una due giorni che raccoglieva dalle duemila alle tremila persone. Da anni portiamo avanti dei progetti con le scuole del territorio, abbiamo dato vita a progetti coadiuvati con altri enti del territorio traducendo dei libri in formato audiolibro, offrendo lo spazio per la registrazione e occupandoci dell’editing. Insomma, ci mettiamo in gioco e stiamo diventando un hub creativo che permette anche le aziende di venire a registrare i loro branded podcast. Anche Cavalcare l’Onda fa parte delle attività di Radio Fresh, seppure l’abbia scritto io.

Fare radio oggi vuol dire anche eventi, relazioni, presenza fisica: quanto questo ha cambiato il rapporto con gli ascoltatori?

Il rapporto con gli ascoltatori è indubbiamente cambiato dal momento che in questi primi dieci anni di attività abbiamo vissuto una grande evoluzione anche dal punto di vista dell’autorevolezza. Non nego che all’inizio, rispetto alle radio già esistenti, era proprio quello l’aspetto in cui peccavamo, perché sappiamo che il pubblico è fedele alle emittenti che ascolta tutti i giorni. È stato difficile ma allo stesso tempo sfidante riuscire ad entrare nelle loro abitudini d’ascolto e far capire a tutti che Radio Fresh non era il giocattolo di un gruppo di amici davanti al microfono, ma c’era un progetto strutturato dietro. Il tempo ti dà modo di far capire che fai sul serio, e in questo caso che Radio Fresh poteva diventare un prodotto, una radio autorevole. Anche in virtù degli eventi, dell’esposizione che si può ottenere sul territorio, dei progetti correlati che facciamo legati al mondo della radio. Tutto questo ha aiutato ad accrescere la percezione dell’ascoltatore nei confronti del prodotto Radio Fresh.

Se tra dieci anni dovessi scrivere un secondo libro, che tipo di radio ti piacerebbe raccontare?

All’epoca non avrei immaginato neanche nelle mie più rosee aspettative che ci saremmo stati ancora dopo dieci anni e, soprattutto, che avrei parlato di Radio Fresh come di una radio regionale, perché non era realisticamente possibile. Le cose sono andate anche meglio di quello che c’eravamo prefissati. Una previsione sul futuro non la so fare ma svelo un piccolo retroscena in esclusiva per Consulenza Radiofonica. Nel 2018 circa, feci una lista di desideri che mi sarebbe piaciuto realizzare in ambito radiofonico. La lista conta sette o otto punti, e più della metà sono riuscito a realizzarli. Ecco, allora, senza svelare quali sono, ti dico che entro i prossimi dieci anni mi piacerebbe realizzare anche quelli. 

Ripensare il ruolo della radio sul territorio grazie alla consulenza radiofonica

Oggi l’emittente locale che vuole essere autorevole deve diventare presenza, relazione, progetto condiviso. Se anche tu vuoi trasformare la tua radio in un hub vivo e riconoscibile, capace di uscire dagli studi e generare valore reale per la comunità, contattaci: analizzeremo insieme identità, strategia e opportunità di sviluppo per costruire un percorso di consulenza su misura.

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