RadioInAuto: passata la festa, resta la sfida. Il futuro della radio si gioca sul cruscotto (e sulla user experience)

La Giornata Mondiale della Radio è trascorsa da pochi giorni. Abbiamo celebrato il mezzo, i suoi numeri ancora impressionanti (35 milioni di ascoltatori al giorno, di cui 26 milioni in auto) e la sua resilienza. Ma ora che i riflettori del 13 febbraio si sono spenti, sul tavolo resta il tema industriale più caldo del decennio: la sopravvivenza della Radio all’interno dell’abitacolo. La campagna #RadioInAuto, lanciata da Confindustria Radio Televisioni, ha avuto il merito di accendere un faro su un rischio concreto: l’evoluzione dei cruscotti verso ecosistemi chiusi, dove la radio rischia di diventare un accessorio nascosto, se non addirittura assente. Tuttavia, come professionisti del settore, dobbiamo andare oltre la celebrazione e guardare in faccia la realtà tecnologica.

Il contesto: il rischio “marginalizzazione”

Il problema sollevato dalla campagna è reale. I nuovi modelli di auto sono sempre più simili a smartphone su ruote. I costruttori automobilistici stanno stringendo accordi con giganti dello streaming e aggregatori dati, creando interfacce proprietarie dove la radio analogica (FM) e quella digitale (DAB+) rischiano di finire sepolte sotto tre o quattro livelli di menu. Se per ascoltare la mia emittente preferita devo distogliere lo sguardo dalla strada e navigare in un labirinto digitale, mentre l’icona di Spotify o Apple Music è lì, gigante e pronta all’uso, la battaglia è già persa in partenza.

Non è (solo) questione di chip, ma di “Prominence”

La campagna istituzionale punta giustamente a difendere la presenza del ricevitore broadcast. Ma il vero nodo, quello che determinerà se la radio verrà ascoltata nel 2030, si chiama Prominence (visibilità) e User Experience (esperienza utente). L’ascoltatore medio non si chiede se il segnale arrivi via etere o via IP. L’ascoltatore vuole semplicità. Vuole premere un tasto e sentire la musica o le notizie. Il rischio di arroccarsi nella difesa del solo hardware (il sintonizzatore FM/DAB) è quello di vincere una battaglia formale ma perdere la guerra dell’attenzione. A cosa serve avere il chip FM obbligatorio se l’interfaccia dell’auto mi spinge ad usare un’app di streaming nativa?

La lezione della TV e la sfida per gli editori

Il settore radiofonico deve evitare l’errore commesso dalla televisione lineare, che ha sottovalutato l’impatto delle piattaforme on-demand fino a trovarsi costretta a rincorrere. L’industria dell’automotive non è più solo un fornitore di “scatole” per le nostre radio, ma è diventata un gatekeeper (un custode dell’accesso). Trattarli come nemici è controproducente. La strategia vincente deve essere ibrida e basata su due pilastri:

  1. Presidio dell’interfaccia: dobbiamo pretendere e negoziare la presenza di un tasto “RADIO” fisico o virtuale che sia sempre in primo piano nel dashboard. La radio, come Servizio di Interesse Generale (SIG), deve avere una “corsia preferenziale” visiva.
  2. Qualità dei dati (Metadati): qui entra in gioco il lavoro delle singole emittenti. Nei cruscotti moderni, una radio senza logo, senza titolo del brano, senza copertina dell’album, viene percepita come “vecchia” e “rotta” rispetto alle app di streaming. Curare i metadati non è più un optional tecnico, è marketing puro.

Cosa fare da “domani mattina”?

La campagna #RadioInAuto è un ottimo punto di partenza per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni. Ma per gli editori e gli station manager, il messaggio deve essere un altro: l’auto si muove, con o senza di noi. Non possiamo aspettare che una legge ci salvi. Dobbiamo rendere il nostro prodotto tecnologicamente ineccepibile:

  • Assicurando che i flussi streaming siano stabili e di alta qualità (perché l’auto connessa passerà all’IP quando il segnale FM/DAB cade).
  • Investendo sull’aspetto visivo della nostra emissione (Visual Radio e metadati).
  • Supportando soluzioni ibride che garantiscano all’utente la continuità d’ascolto senza che debba preoccuparsi della tecnologia sottostante.

Il futuro della radio in auto non dipende solo da un ricevitore installato di serie, ma da quanto saremo bravi a rimanere “a portata di dito” nel cruscotto digitale.

Articolo a cura di Alfredo Porcaro
C.e.o. di Consulenzaradiofonica.com
Consulente per emittenti radio fm, digital e brand-radio
Docente e formatore radiofoni
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