Qual è la formula vincente che vi porta ad essere i top player di questo campionato?
Non c’è una risposta facile. Dopo tanti anni questo è il risultato di un lavoro serio e metodico, monitorato dal nostro gruppo h24 per 365 l’anno. Ma si tratta solo di uno tra tanti fattori perché oltre a questo, ad esempio, gestiamo la musica maniacalmente. Questo approccio ci ha permesso di creare formati musicali diversi per emittenti diverse tra Rtl, Radio Zeta, Radio Freccia, gestire 6 radio native digitali che sono nel mondo dello streaming, anche in quel caso con format musicali diversificati l’uno dall’altro. Inoltre anche l’informazione viene gestita in maniera maniacale. Non è semplice fare informazione su una radio che parla ad un territorio nazionale, ma grazie alla nostra redazione attiva h24 non molliamo mai un attimo. Per non parlare poi dell’intrattenimento portato avanti dai nostri conduttori. Nel tempo sono cresciuti, si sono rinnovati perché aggiorniamo sempre il parco conduttori quando c’è necessità. Il segreto, quando si fa questo mestiere, sia per i giornalisti che per i conduttori, è avere sempre fame. La radio non si fa per forza di inerzia, quindi chi ci lavora deve avere continuamente voglia di fare. Questi sono i plus che noi seguiamo giornalmente a livello di gestione. Poi si aggiungono gli eventi, le nuove idee, le sperimentazioni. In questi anni di pandemia abbiamo creato un vivaio di giovani conduttori che hanno cominciato a crescere, anche se qualcuno si è perso per strada.È più difficile mantenere la leadership che conquistarla, come si fa a rimanere i numeri uno?
A proposito di digital. Cosa ci dici dei dati sul digitale provenienti dal rilevamento Nielsen?
Stamattina Non Stop News, in televisione. Poi passo allo smartspeaker in casa. In macchina ascolto la radio fm, poi a lavoro di solito c’è Alexa o vado direttamente sullo streaming del sito…
Ok, diciamo almeno 4 dispositivi diversi. Tu sei un ascoltatore della radio, per cui nel momento in cui ricevi un’intervista sull’ascolto dichiari che ascolti Rtl 102.5. Ma anche se ti chiedessero su quanti device la ascolti, alla fine dell’intervista il tuo ascolto vale comunque uno, non quattro. Perciò fai parte di quei 6 milioni di ascoltatori che Rtl ha ricevuto come risultato. Nielsen non capta l’ascoltatore, perché quello te lo danno già i dati TER, che dopo 30 anni rispettiamo e stimiamo. Nielsen invece rileva, attraverso delle tecnologie innovative, i contatti. Quindi tu andrai a far parte dei contatti e con i 4 diversi device con i quali ascolti la radio, facendo un calcolo approssimativo, diventeresti uno dei 24 milioni di contatti che come te ascoltano Rtl da diversi dispositivi. È lì che noi dobbiamo svegliarci e stringerci in una sinergia comune, in un sistema radiofonico comune. Mi auguro che quanto prima si allineino tutte le radio, perché se entriamo in questo sistema, il mio numero 24 milioni che ho lanciato ora come un numero a vanvera, diventerebbe un numero certificato. Bisogna infatti certificare i numeri e metterli sul mercato, dargli valore e credibilità. E qui subentra il famoso logaritmo che c’è in tutti i sistemi di rilevazione. Quando ci sarà un logaritmo sposato da tutti e anche dal mercato, ci saranno numeri certificati e potremo venderli in un sistema riconosciuto nostro, questo è il futuro. Ci credo fermamente e dopo questi tre anni in cui siamo riusciti a partire si è allineata anche Mediaset, per cui mi auguro che ci sarà una nuova pagina di storia radiofonica che ci vede attori da tantissimi anni, e anche innovatori perché non abbiamo tralasciato niente.A livello di emozione umana, che cosa hai provato quando hai letto i dati di Rtl?
Con tutte le cose che mi passano per la testa in una giornata godo poco dei risultati, quindi non vado a sbandierarli ai quattro venti. La prima volta che siamo stati primi la sensazione era di incredulità, adesso invece la sensazione molto forte che ho avuto nel consultare i risultati è stata vedere Radio Zeta tre le radio nazionali. Questo mi ha veramente fatto gonfiare il petto, perché in questo caso abbiamo fatto una scelta difficile, quella di andare verso la generazione Z. Sono orgoglioso perché questo ripaga l’aver investito su 40 giovanissimi. Mi sono messo sul groppone questi ragazzi come una grande responsabilità. Ora si stanno formando, stanno crescendo, ma è importante anche dare loro una prospettiva futura, se vogliamo che questo sia un lavoro per i giovani e non un hobby come poteva essere in passato.Da questo si vede il tuo lato umano, stai facendo un discorso come padre di questi ragazzi che iniziano a fare radio…
Intervista realizzata da Alfredo Porcaro, a cura di Elisabetta De Falco.
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