Il futuro della radio è l’ibridizzazione

Proseguiamo con l’ormai consueta rubrica avviata su queste pagine nell’ambito della collaborazione intrapresa da Consulenza Radiofonica con Consultmedia , prima struttura italiana di competenze a più livelli in ambito mediatico.

 

L’appuntamento, lo ricordiamo, riguarda le problematiche tipiche del settore radiotelevisivo trattate dall’avvocato Massimo Lualdi, partner cofondatore di MCL Avvocati Associati, law firm specializzata in diritto delle comunicazioni che gestisce in maniera esclusiva l’Area Affari legali di Consultmedia.

 

L’argomento di oggi è l’ibridizzazione della radio

Con hybrid radio, in linguaggio essenziale, intendiamo la coniugazione della radio attraverso più piattaforme, in contemporanea, per favorire l’ascolto su ogni device, analogico o digitale che sia. In sostanza, una soluzione che consente di ricevere il contenuto radiofonico preferito attraverso un ordine di priorità (non necessariamente preordinato alla fonte): dalla FM o dal DAB+ (digitale via etere) quali strumenti che non consumano banda e batteria, allo streaming IP in caso di indisponibilità dei contenuti via etere. Ciò finché non vi saranno le tariffe flat per il mobile e un’implementazione della diffusione della banda larga, peraltro previste a breve, posto che l’UE ha normato l’obbligo per gli stati membri di favorire il wi-fi gratuito nei luoghi pubblici e che dal marzo 2018 sarà obbligatorio sulle autovetture la e-call in caso di incidenti (e si sa che quando una connessione è disponibile, è regola che essa venga sfruttata per altri servizi, cosicché l’auto full-connected è imminente). Senza poi considerare la prevista l’installazione di connessioni internet free lungo le principali arterie stradali europee, altro elemento che favorirà lo sviluppo dello streaming mobile, insieme all’ingresso in Italia dell’aggressivo operatore francese Free (come conseguenza della fusione Wind-3) col probabile pacchetto di GB illimitati a costi contenuti (come avviene in Francia).

Tenuto conto che già ora sono disponibili smartphone con batterie a lunga durata, non vi sarà quindi più ragione di non ascoltare la radio in streaming (senza considerare che molti dispositivi già non hanno più il ricevitore FM).

Ciò, si faccia attenzione, non significa che l’FM sarà sostituita con uno switch-off come la tv: la diffusione analogica morirà naturalmente tra 10 e 15 anni senza eventi traumatici. D’altra parte, già oggi i giovani si accorgono dell’esistenza della radio solo quando diventano automobilisti e solo nel 55% delle case italiane c’è un ricevitore FM/AM (nel 1990 era presente un “transistor” o un sintonizzatore FM nel 99% delle abitazioni dotate di energia elettrica), tanto che se si vuol ascoltare le trasmissioni radiofoniche occorre farlo attraverso la tv oppure col pc o lo smartphone.

E anche questa è ibridizzazione:

la radio va in televisione come piattaforma distributiva (DTT, sat, smart tv), ma anche come apporto visivo alla componente radio, per mostrare agli utenti i conduttori, i video dei brani musicali o anche solo le informazioni essenziali (logo della radio o copertina del disco in onda). Si noti come ciò sia anche una forma per contrastare il dominio di Youtube…

Post a cura di Massimo Lualdi per Consulenza Radiofonica, La professionalità On Air!

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