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Rds Academy i 100 secondi che ti cambiano la vita

I talent Radiofonici.

Da qualche tempo aspiranti conduttori di tutta Italia vengono confezionati davanti alle telecamere dei talent visivi. Non è radiovisione – non ha nessun motivo per esserlo – ma televisione a tutti gli effetti, show abilmente costruiti con accesso diretto tra i sentimenti degli speaker del domani. I prescelti non sono migliori di altri, talvolta non hanno esperienze radiofoniche, ma sono geneticamente intrattenitori. Nulla di discutibile considerato che la più importante caratteristica richiesta nel duemila e oltre è proprio quella dell’intrattenimento. Chiaro che non ci si può presentare al microfono senza essere preparati al ruolo dominante. Senza questa preparazione il risultato sarebbe negativo per lo speaker e per la radio e porterebbe l’ascoltare a cercare una trasmissione energica da ascoltare durante il compimento del tragitto che porta al posto di lavoro o a casa.

Insomma i talent radiofonici. In principio furono Radio Deejay, 105, Radio 1; poi arrivò RDS con la sua locale Dimensione Suono Roma e, dallo scorso anno, Discoradio. Siamo già ai giorni nostri. In ogni stagione dal mese di novembre la piccola di casa RDS organizza Speaker Factory. 
È così che vanno le cose: si viene posizionati in una postazione costruita per l’occasione all’interno di un centro commerciale che fa da partner dell’evento e si viene provinati sulla lettura di un comunicato pubblicitario. I più furbi hanno fatto un training d’ascolto e conoscono le modalità tipiche di enunciazione. Per loro potrebbero aprirsi le porte della finale. Gli altri verranno rimandati a casa con azioni che agiscono sulle emozioni e, di conseguenza, sul futuro da speaker. Ad accedere alla fase conclusiva del gioco sono coloro che in brevissimo tempo usano la carta migliore. In questo caso specifico la scelta cade sul tono vocale che deve essere uniforme agli standard definiti dalla radio e sulla capacità di lettura radiofonica. Ma anche sulla dizione e sull’improvvisazione. Non è necessario essere perfetti, l’importante è essere una “voce piena di energia”.

Che cosa vuol dire avere una voce piena di energia?

Bisognerebbe chiederlo agli show televisivi che con RDS Academy hanno aperto le porte alla radio. Diciamo subito che per entrare a far parte dell’Academy bisogna iniziare con la spedizione telematica di un videoprovino della durata massima di sessanta secondi dove non è necessario mostrare le proprie doti da conduttore ma, di nuovo, da intrattenitore: “Ciao sono Daniele e mi sveglio presto la mattina; mangio studio dormo”. 
Se detto nel modo giusto, anche lontanissimo dal microfono, va bene; se utilizzati i valori che offrono limpidezza al volto durante la fase di montaggio potremmo essere tra i cinquanta che, in stile reality tra mille colori, saranno provinati dai giudici Anna Pettinelli, Matteo Maffucci e Giuseppe Cruciani. 
Come funziona dopo? 
Sotto la luce bollente del riflettore scenico l’aspirante conduttore ha circa cento secondi per fare un talk radiofonico. La maggior parte degli aspiranti punta su argomenti ironici, attuali, che secondo le logiche dovrebbero strappare un sorriso; altri cercano di accattivarsi le simpatie dei professori con temi che non hanno neppure compreso. Ecco dunque che la scelta dell’argomento, l’argomento sicuro, dovrebbe farci fare una bella figura. 
Qui siamo all’attualità dei fatti. RDS Academy è alla seconda puntata e dal prossimo sabato verranno mandati in onda altri pre-registrati. Gli aspiranti conduttori scelti non sono timidi, hanno una discreta abilità radiofonica e per quanto siano diversi i miglioramenti da applicare già evidenziati dai giudici stessi pare che possano avere un futuro nel settore. Pochi però hanno esperienze radiofoniche pregresse.
Un rischio? Ma per chi? 
Per lo speaker prima di tutto (ricordiamo che il vincitore dello show-talent-radiovisivo avrà un contratto annuale con la radio promotrice del progetto). Se le cose dovessero andare male, insomma se il futuro periodo di trasmissione sarà un flop il nostro campione potrebbe sentire davanti a sé quell’odore di bruciato tipico di una terra appena data alle fiamme. La sua terra. 
Non sarebbe meglio allora darsi alla gavetta radiofonica in diretta e poi presentarsi all’appuntamento? 
Dice: eh ma le radio non prendono più nessuno, e chiaramente la logica del talent non risponde al quesito.
Dunque basterà la preparazione ricevuta in accademia? 
Resta il fatto che i talent show radiofonici restituiscono ad aspiranti speaker una visibilità importante che si amplifica al pari dell’evoluzione della modernità e, non di meno, una certa notorietà che fa bene alla salute. A scanso di equivoci va detto che quella dei talent non è l’unica via per farsi conoscere.

Il rispettabile invio delle demo radiofoniche sembra funzionare a patto che si sappia confezionare un prodotto valido e, soprattutto, si sia attivato un certo rapporto di conoscenza con chi valuterà. Se l’invio è allegato a una certa faccia tosta, ossia senza paura di non piacere, c’è una maggiore possibilità di essere ascoltati invece di affogare nella cartella spam. Insomma non bisogna stupirsi se nuovi talent radiofonici si fanno spazio e se migliaia di giovani vogliono entrare a far parte dell’accademia. Siamo perfettamente al passo coi tempi. Tempi discutibili, certo, ma non per questo poco attraenti.

Consulenza Radiofonica La Professionalità On Air

Post a cura di Daniele Campanari

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