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Radio Norba: l’intervista ad Alan Palmieri station manager e conduttore dell’emittente

L’INTERVISTA AD ALAN PALMIERI
a cura di Daniele Campanari

“Non si deve essere per forza nazionali per essere belli”, dice Alan Palmieri riferendosi a Radionorba, la sua Radionorba di cui è conduttore e station manager. Lo dice con energia tanto che le sue parole convincerebbero anche gli scettici. Lo dice perché ci crede, perché i numeri di Norba confermano quanto detto. 
“L’immagine è importante”, aggiunge dopo. Anche quando si parla di radio. 
È l’altro concetto a cui il professionista – con una lunga esperienza a Radio 105 e RTL 102.5 – tiene di più. Il motivo è spiegato dalla modernità che mette ognuno sotto l’osservazione del grande occhio dei media come se fosse di colpo diventato protagonista della letteratura orwelliana. 
Seguendo queste logiche comprendiamo perché la radiovisione, quella di Radionorba , è sempre connessa nel sud Italia. 

In Puglia molti locali sono radiovisivamente connessi su Radio Norba. È un segnale positivo, no?


Certo che è un segnale positivo, è una bella opportunità. 
Il modello radiotelevisivo è certamente diverso dalla tivvù tradizionale, non ti puoi sedere sul divano e guardarla per tanto tempo. La radiovisione diventa una importante estensione radiofonica e va fruita come tale facendo contemporaneamente altro, ascoltando musica e “buttando l’occhio” allo schermo di tanto in tanto. Anche perché gli apparecchi radiofonici non si comprano più, dunque diventa un modo pratico per ascoltare la radio da casa, uffici, locali e luoghi vari di aggregazione dandole una dimensione nell’immagine. Abbiamo scoperto che il cervello umano ragiona per immagini e quando non ce l’ha se le crea. Le neuroscienze dicono che queste immagini che vengono prodotte su input di un flusso audio a volte diventano addirittura più potenti di quelle che arrivano dall’esterno ma tutto questo varia molto da persona a persona e spesso se ne ricava una idea troppo frammentata da gusti e stati d’animo personali. È importante, quindi, per una azienda radiofonica poter governare questi fenomeni e attraverso l’uso strategico di web e tv, trarne un sano vantaggio per il brand e per l’ascoltatore.

E anche sul territorio.


Sì certo, nel momento in cui vali qualcosa nella testa delle persone è così. Le persone fanno il territorio, le persone sono il territorio.

Perché gli utenti scelgono di ascoltare la radio locale piuttosto che il network?


Perché potrebbero trovarla più interessante dal punto di vista dei contenuti in relazione alle proprie esigenze. Una radio locale può essere più interessante perché più vicina al territorio, per esempio. Potrebbe esserlo anche perché usa un linguaggio diverso che, comunque, è sempre sinonimo di vicinanza. 
Non è il caso di Radionorba che segue gli standard di prodotto nazionali pur raccontando il suo territorio attraverso l’informazione locale ed altro. Ad esempio, nella fascia del primo mattino – che è un programma di intrattenimento generale con redazione e conduttori in grado di raccontare i fatti – mandiamo in onda un giornale radio ogni mezz’ora e molti di questi appuntamenti vengono impaginati sia per il territorio che per l’Italia intera.
Dunque si parla di territorio ma non si mette da parte il resto.
La priorità delle notizie si dà a ciò che è prioritario per chi vive nelle nostre regioni che, ricordiamolo, fanno comunque sempre parte dell’Italia e del mondo. Per fare un esempio, possiamo aprire il gr con un fatto di cronaca accaduto a Lecce, Bari, Taranto, ma anche con le dichiarazioni del presidente del Consiglio dei ministri o con le dichiarazioni di Trump su Gerusalemme.

Allora possiamo dire che c’è uno studio approfondito del target che vi segue?


Il senso è: Se faccio un prodotto locale non è che per forza devo avere un contenuto di basso livello produttivo. L’Italia tutta ha una tradizione radiofonica importante e di gente brava a fare il proprio mestiere in giro ce n’è abbastanza. Avendo a disposizione conduttori di alto profilo che possono fare il proprio mestiere in maniera professionale coadiuvati da una ottima tecnologia con una buona strategia si può fare tanto. È solo una questione di approccio. Certo una radio nazionale ha volumi finanziari differenti e può permettersi alcune operazioni editoriali più costose ed efficaci. Ma rispetto a quanto può veramente fare una radio interregionale si tratta di rarità.

Perché certi network invidiano le radio locali?


Pensiamola calcisticamente: in un contesto in cui la serie A è rappresentata da Milan, Juventus, Inter e Napoli e la serie B da squadre minori, quando le squadre più forti si rendono conto che le piccole riescono a sgusciare verso il successo è naturale che ci siano attenzione ed ammirazione. Il messaggio potrebbe essere: se lo fanno loro facciamolo pure noi. È comunque un buon segnale fare bene seppure a volte si abbiano coperture e mezzi minori. Stimola la crescita ed il lavoro sulle idee.


A proposito di successo, in estate c’è stato il Battiti Live. Qualcuno ha detto che potrebbe essere il nuovo Festivalbar.

Sembra che si stia lavorando per ritirarlo fuori il Festivalbar. Riguardo Battiti Live, con il supporto del Gruppo Norba che lo produce e Mediaset che lo diffonde in chiaro sul nazionale penso ci siano i numeri per diventare una realtà musicale importante per questo paese. I margini ci sono, BattitiLive ha una lunga storia alle spalle e allo stesso tempo come impostazione è figlio di questi tempi post crisi. È un prodotto musicale multimediale, attuale, fresco, ottimizzato nei costi e nei codici comunicativi. Merita di crescere ancora.

Tra l’altro sei stato protagonista sul palco e molti si sono sorpresi per la tua conduzione positiva. Ma per te non era la prima volta.


I complimenti mi hanno fatto piacere. Sono sempre un conduttore sia sul palco sia dietro le quinte. Nasco come conduttore, da piccolo sognavo di presentare il Festivalbar e Sanremo ed ho flirtato con la tv anche se non sono mai passato definitivamente da quella parte. Negli anni sono diventato anche produttore tv e quella che seguo è un’ennesima dimensione attraverso cui esprimermi. 
Faccio “ammenda” su una questione prettamente personale: dovrei migliorare sui social. Sono un po’ tirato, fatico ad aprirmi. Mia figlia mi dice spesso “papà devi fare le storie su Instagram!” (ndr. ride).

Quali sono le caratteristiche che deve avere una voce in onda su Radionorba?


Lo standard deve essere alto. Questo standard può essere raggiunto da alcune caratteristiche piuttosto che da altre. Nel mio modello di radio e televisione il conduttore deve essere autentico e credibile. Da anni viene abbandonato il cliché della bella voce impostata a favore della simpatia, della capacità empatica come se una cosa debba necessariamente escludere l’altra. Penso che un buon performer debba avere talento e che chi lo segue debba potersene accorgere.

Tra i conduttori passati da Norba, chi vorresti indietro?


Non risponderò mai a questa domanda! (ndr. ride, poi risponde) 
Era stato aperto un dialogo con Fernando Proce anni fa, ma il suo cuore continuava a battere per Milano. In ogni caso vorrei tutti, se sono ancora lì una ragione c’è. Sono tutti bravi.

E tu torneresti a Milano?


Attualmente lavoro per una gran bella azienda.


Ma lasciamo la porta aperta?


È la vita a essere aperta. Può sempre succedere qualsiasi cosa.

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