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Laura Antonini di Radio Deejay per Consulenza Radiofonica

I ragazzi prima di tutto, dice Laura Antonini, i ragazzi che vogliono esplodere nel mondo della radio, compresi quelli che arrivano dai talent. Lo dice con passione, quasi attratta dal suo stesso pensiero, probabilmente ricordando di essere stata una giovane in cerca di fortuna. Ricorda gli esordi da veejay in una Tv romana prima dei primi approcci coi microfoni di Radio Deejay dai quali trasmette da tredici anni. Ora soltanto nel weekend, mentre durante la settimana è impegnata ad aggiornarsi, aggiornare il suo blog, a coccolare la piccola Corinna che ha poco più di un anno.
Come molti, però, la Laura di un tempo aveva altre ambizioni prima di conoscere il presente.   

Da piccola pensavi di fare la traduttrice. Non volevi diventare speaker?

Non ci ho mai pensato. Era una cosa che mi piaceva, certo, da ragazzina ascoltavo la radio per ore ma non mi passava per la testa di emulare gli speaker radiofonici. Poi gli studi linguistici mi hanno portata verso la traduzione e l’idea era diventare traduttrice. Ma non ho trovato lavoro nel settore. Intorno ai 21 anni svolgevo diverse mansioni soprattutto per i locali, organizzavo serate. In una di queste ho conosciuto un ragazzo che lavorava in una emittente musicale di Roma. Mi attirava parecchio questo lavoro e così ho cominciato. Facendo la veejay è arrivata la passione per la radio. Presto ho capito che l’immagine mi interessava poco, preferivo andare in voce.

Quindi meglio la Tv o la radio?

Non posso che dirti la radio. Rimane il miglior mezzo di espressione. La Tv non la faccio da vent’anni, non so com’è la televisione odierna.

E la radiovisione?

Mi piace, è un mezzo che permette al pubblico di capire come funziona la radio, di vedere cosa c’è dietro le quinte; è un sistema utile anche per far appassionare i giovani alla radio.

Sei a Radio Deejay da 13 anni, possiamo dire che è diventata una famiglia?

È stata la mia prima grande esperienza nazionale. Permettendomi di trasmettere a Deejay, Linus mi ha dato una grande occasione e sono cresciuta molto con loro. Quando ho iniziato ero digiuna di tutto.

Al momento trasmetti solo nel weekend. Durante la settimana cosa fai?

Ho sempre fatto tante piccole cose. Ho lavorato in produzioni televisive ma restando dietro le quinte, e ho scritto sul mio blog. Collaboro inoltre con una scuola di radio, do consigli a chi vuole muovere i primi passi su questo mondo. Poi faccio la mamma. Insomma tutto quello che c’è da fare in una vita normale. Non sto mai ferma. Passo il tempo a leggere, a documentarmi, navigo in rete, curo i social network. Per adesso va bene così.

Quali sono le caratteristiche migliori per uno speaker?

Un tempo avrei detto la tecnica. Oggi creatività, talento e intrattenimento vengono prima della tecnica e della dizione. Mi sembra che la tendenza sia cercare personaggi piuttosto che speaker puri. Certo non fa male conoscere la tecnica. Posso dire che la radio è tante cose: intrattenimento ma ha anche dovere di informare sui fatti difficili dell’epoca in cui viviamo. Un po’ di serietà professionale non guasta. Quindi bisogna essere duttili, non è semplice ma l’esercizio è fondamentale.

E l’umiltà?

Se non sei umile non sopravvivi. L’umiltà non la si nomina più perché deve essere un valore intrinseco.

La si dà per scontata…

Ma ricordiamola!

Che nei pensi dei talent radiofonici?

Prima era difficile approdare in una grande radio, l’unico modo per arrivarci era sperare che un network aprisse le porte almeno per una visita mentre si faceva gavetta in radio locali. Se avevi appena iniziato non potevi fare nulla. Apprezzo i talent in ogni forma, è una maniera per scoprire persone che forse non avrebbero altro modo per farsi sentire. Anche se esorto le persone a mandare demo radiofoniche perché i direttori artistici le ascoltano. Comunque viva i talent!

Chi viene fuori da un talent radiofonico non rischia di essere etichettato soltanto come “quello del talent”?

Succede. Spesso si sente questo nella musica. Secondo me chi viene dal talent non ha un valore minore rispetto a un altro. Sono sempre attratta dai ragazzi con talento, mi piace tantissimo capire cosa funziona oggi. Non puoi pensare di essere in possesso del sapere radiofonico. Se ascolti i giovani capisci il loro rapporto con la radio, è importantissimo. Chi non li ascolta è carente di quella umiltà di cui parlavamo. Mi diverte stare tra i ragazzi e capire dove vanno a parare, così posso pure svecchiarmi. Bisognerebbe pensare sempre ai ragazzi prima di tutto.

Consulenza Radiofonica La Professionalità On Air

Intervista a cura di Daniele Campanari

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